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Roma-Genoa Under 17: i 2004 che fecero piangere il Milan sono ancora campioni d'Italia, il tris al Grifone fa esultare Piccareta

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Che a Roma il sette sia un numero speciale è risaputo. In positivo, come i sette Re di Roma o i sette colli sui quali si innalza la capitale. In negativo, come i gol subiti dai giallorossi nella famosa partita di Manchester contro lo United in Champions League. Da questa sera il numero sette avrà però un altro significato nella sponda giallorossa della capitale, precisamente a Trigoria. La Roma batte 3-1 il Genoa e si laurea campione d'Italia dell'Under 17 per la settima volta nella storia. Un epilogo al miele per i classe 2004, che ottengono il secondo titolo nazionale consecutivo dopo il trionfo due anni fa ai tempi dell'Under 15. Allora contro i baby giallorossi c'era il Milan di Polistina, oggi è il turno del Genoa di Konko: sono passati 747 giorni dall'ultima finale, ma il risultato è il medesimo. Così come gli uomini: oggi come allora il talento di Cherubini ha fatto la differenza, così come gli ingressi nel secondo tempo di Liburdi e Leonardo D'Alessio - entrambi in gol -, la classe nel difendere di Catena e Pellegrini e la duttilità di Falasca, con quest'ultimo che sblocca il risultato nella ripresa. In questo Scudetto c'è anche la firma indelebile di Piccareta, la cui mentalità vincente ha fatto la differenza, soprattutto in questo ultimo atto. Dopo il vantaggio ottenuto nel primo tempo rivoluziona la squadra nella ripresa, sbilanciandola in avanti ma dando così libero sfogo alla qualità: mossa azzeccata. Un vero e proprio all-in per il tecnico giallorosso, che coglie di sorpresa un Genoa che cala vistosamente ad inizio ripresa. Dopo un buon primo tempo, il Grifone paga un inizio di secondo tempo thriller. Il gol di testa di Bornosuzov prova a riaprire i giochi nel finale, ma neanche il talento di Accornero è bastato ai ragazzi di Konko. Seconda sconfitta stagionale per il Grifone, che conclude la stagione perdendo la prima (contro la Virtus Entella) e l'ultima partita. Nel mezzo un campionato perfetto e una fase finale giocata da grandissima squadra, nonostante l'epilogo non sia come quello avuto in Under 18, con il Grifone che ha avuto la meglio proprio contro la Roma lo scorso lunedì. Certe (belle) abitudini. "Le finali sono partite a sé". Alzi la mano chi non ha sentito almeno una volta questa frase, soprattutto associata al calcio. Di luoghi comuni sul mondo del pallone ce ne sono un'infinità: il più delle volte si rivelano essere leggende metropolitane, in casi eccezionali racchiudono un fondo di verità. Quello sulle finali è uno di questi. Come fare per spiegarlo? Semplice, bisogna mostrare il primo tempo di Roma-Genoa. Due squadre molto simili per talento della rosa ma estremamente diverse per idea di calcio. La squadra di Piccareta ha una mentalità offensiva, pur lasciando volentieri l'iniziativa al Grifone. La cosiddetta "melina" non sembra fare il caso dei giallorossi, che appena possono cercano di servire il tris tutta qualità Pisilli-Cherubini-Padula. Caso vuole che le caratteristiche romaniste si adattino perfettamente a quella che è l'idea di calcio del Genoa. Nella manovra offensiva della squadra di Konko ogni singolo giocatore è chiamato in causa: Palella è il fulcro del gioco, Lipani e Toniato tendono spesso ad alzarsi sulla linea di Accornero, Paggini e Bornosuzov dialogano volentieri quando hanno spazio e modo di farlo. Come accade dopo dieci minuti, quando Paggini serve a rimorchio Lipani, il cui destro è però ben parato da Baldi. Il Genoa dimostra di poter dominare sotto il punto di vista del gioco la Roma, ma ecco che subentra il luogo comune che dicevamo prima: le finali sono partite a sé. Spesso in tali occasioni subentra infatti l'abitudine di giocare certe partite: da qui il ruolo determinante di Missori e Falasca - campioni d'Italia, tra gli altri, ai tempi dell'Under 15 - che al 13' confezionano il vantaggio giallorosso. Il cross dell'esterno giallorosso cogli impreparato Corelli, il cui mancato intervento favorisce lo stesso Falasca che insacca alle spalle di Ascioti. Sette minuti dopo la Roma potrebbe anche raddoppiare, ma il tiro di Cherubini è deviato sopra la traversa quanto basta da Ascioti. All-in Piccareta. Rivoluzione francese, rivoluzione russa, rivoluzione industriale. Tre dei cambiamenti più grossi della storia, ai quali vanno aggiunte le mosse di Piccareta a fine primo tempo. Un gol di vantaggio e un primo tempo senza correre particolari rischi non bastano al tecnico giallorosso, che nell'intervallo ne cambia tre. Sulla carta tutto normale, se non fosse che la sua Roma approccia la ripresa con in campo quattro attaccanti. Le ali sono Missori e Liburdi, Padula è confermato perno offensivo e Koffi (di ruolo attaccante) e Pisilli - pur giocando da mezzali - sono praticamente attaccanti aggiunti. Tale scelta lascia presagire due eventualità: nella prima la Roma, considerando la mole offensiva, prenderebbe il largo; nella seconda il Genoa potrebbe avere più chance di pareggiarla. Si verifica la prima, con la Roma che in poco più di quindici minuti va sul 3-0. Il raddoppio porta la firma di Padula e Liburdi. Il primo approfitta dell'ennesima ingenuità di Corelli e serve un assist al bacio per il secondo, che batte Ascioti con un gran destro (10'). Il tris arriva ancora dalla panchina con Leonardo D'Alessio. Servito in profondità da Padula (due assist per lui), trova uno splendido gol in diagonale (17'). Nei primi venti minuti il Genoa ci capisce ben poco, pur andando vicina al gol in tre occasioni. Se il tiro di Mele è controllato senza problemi da Baldi (21'), i due colpi di testa di Cagia sono le occasioni migliori per il Grifone. Al 16' il centrale raccoglie un assist di Accornero ma non trova la porta, cinque minuti dopo è fermato solo da un intervento clamoroso di Baldi. Nel frattempo la Roma cala, ed ecco che il Genoa torna a buoni ritmi. Lo fa soprattutto con Accornero e Palella: il primo disegna calcio, il secondo offre un pallone invitante a Bornosuzov che di testa la mette all'angolino (33').

IL TABELLINO

ROMA GENOA 3-1 RETI (3-0, 3-1): 13' Falasca (R), 10' st Liburdi (R), 17' st D'Alessio L. (R), 33' st Bornosuzov (G). ROMA (3-4-2-1): Baldi 7.5, Pellegrini 7, Ienco 6.5 (1' st D'Alessio L. 7.5), Catena 8, Faticanti 7, Falasca 8.5, Missori 7.5 (37' st Vetkal sv), Tomaselli 6.5 (1' st Koffi 6.5), Padula 8 (29' st Ciuferri sv), Cherubini 7 (1' st Liburdi 7.5), Pisilli 6.5 (12' st D'Alessio 6.5). A disp. Del Bello, Muratori, Simone. All. Piccareta 9. GENOA (4-3-1-2): Ascioti 6, Corelli 5 (12' st Catterina 6), Moscatelli 5.5, Cagia 6.5, Calvani 6, Palella 6.5, Toniato 6 (39' st Mauri sv), Lipani 6 (12' st Mele 6.5), Bornosuzov 7 (46' st Hysa sv), Accornero 7, Paggini 5.5 (1' st Romano 6). A disp. Calvani, Colucci, Lattucchella, Scala. All. Konko 5.5. ARBITRO: Di Reda di Molfetta 8. ASSISTENTI: Galigani di Sondrio e Lo Calio di Seregno. QUARTO UOMO: Dorillo di Torino. AMMOTINI: Pellegrini, Catena, D'Alessio L. e Liburdi (R).

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