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San Fruttuoso Under 17: la nuova sfida di Mauro Pansardi con i suoi 2004

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Per i più attenti ed esperti conoscitori del calcio brianzolo il nome di Mauro Pansardi di sicuro non è nuovo. Parliamo del tecnico, tra i più giovani nella provincia di Monza, autore della più bella storia calcistica con il suo storico gruppo dei 2002, formazione con cui Pansardi diede spettacolo grazie al suo calcio, ma soprattutto grazie al quale portò una realtà ancora poco affermata come il San Fruttuoso a lottare contro mostri sacri quali Seregno, Juvenilia e La Dominante nel girone infernale degli Allievi A della stagione 2017-2018. Un biennio di altissimo spessore che portarono il giovane tecnico ad essere tra i più ambiti per il suo calcio offensivo e ben sviluppato che ha saputo coniugare i risultati al bel gioco. Mauro Pansardi dopo l'ultima annata con i suoi allievi 2002 decide di rinnovare il sodalizio con la formazione di Monza, passando cosi alla guida di un altro gruppo importante, quello dei 2004. Il tecnico sportivo ha iniziato la sua carriera all’interno del Paina Calcio e racconta così il passato da calciatore e poi di istruttore: «Ho giocato a calcio come portiere fino alla juniores regionali con il Paina Calcio, poi diventato Xenia Paina. Da li ho approfondito il mio interesse per il calcio in una maniera diversa, non più da giocatore quanto da tecnico. Ho sempre ammirato questa figura e avevo deciso che avrei voluto addentrarmi in questo ruolo sin da subito. Inizialmente collaborai all’interno della società come allenatore per diverse categorie tra cui gli allievi e le giovanili. Sono state tutte esperienze molto formative e che sono servite a darmi delle solide basi per il mio bagaglio di conoscenze che oggi posso vantare. L'avventura più importante e formativa però l'ho avuta con la prima squadra: infatti il Paina mi diede la possibilità di affiancare il tecnico della prima squadra e osservare il calcio dei grandi per la prima volta e sotto un'altra veste.». Cinque anni fa, Mauro Pansardi cambia società e approda al San Fruttuoso, un club calcistico solido, attivo e partecipe della vita dei propri ragazzi e che negli anni ha registrato una crescita importante: «All’interno del San Fruttuoso, ho trovato un ambiente positivo con delle giuste ambizioni. Per tre anni quando ho guidato gli allievi, abbiamo ottenuto grandi soddisfazioni vincendo due campionati provinciali. Quello che vogliamo trasmettere ai nostri ragazzi è la cultura dell’allenamento, del lavoro e della fatica. I valori che vogliamo infondere ai nostri giovani sono la costanza e la disciplina, senza mai fargli dimenticare il lato divertente. Noi siamo una piccola realtà e non pretendiamo molto dai ragazzi, ciò che ci sta a cuore è trasmettere loro la voglia di impegnarsi, vogliamo far comprendere ai nostri sportivi che la dedizione e la costanza sono anche esse delle vittorie. Naturalmente è bello vincere una gara ed è anche tra i nostri obbiettivi portare a casa buoni risultati, ma sempre con la consapevolezza che la questione più importante è la parte preparatoria, ovvero fare un corretto allenamento». Il tecnico descrive la squadra da lui seguita molto positivamente: «Con i ragazzi si è instaurato un ottimo rapporto, siamo uno staff completo e coeso; la rosa è formata da buoni giocatori, mentre altri devono ancora lavorare di più su certi aspetti. Ritengo che complessivamente ci sono grossi margini di miglioramento e il potenziale non manca. Quello che alleno è un gruppo storico poiché giocano insieme da molti anni e questo crea un clima armonioso. Dall’anno scorso insieme a tutto lo staff, abbiamo attuato delle modifiche per quanto riguarda l’aspetto tecnico, cambiando così la metodologia di allenamento. Questa iniziativa stava iniziando a dare i suoi frutti, ma la discontinuità causata dall’emergenza covid ha fatto sì che dovessimo fermare tutto. Io e tutto il San Fruttuoso ci auguriamo davvero di poter tornare a gennaio ad allenarci sui campi da gioco per poi poter disputare il campionato, che era incominciato piuttosto bene e permettere finalmente a questi ragazzi di tornare a fare ciò che più amano».
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