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Uesse Sarnico Under 17: dai campionati Nazionali a quelli Regionali, a tutto Mauro Pozzoni

Uesse Sarnico Under 17, Mauro Pozzoni
Non c'è sosta che tenga. Parlare di calcio è sempre piacevole. Soprattutto se a farlo è una persona disponibile e vogliosa di esprimere le sue idee. L'intervista di oggi ha come protagonista Mauro Pozzoni, allenatore dell'Under 17 dell' Uesse Sarnico. Il tecnico dei biancocelesti si è concentrato su diverse tematiche attuali, con uno sguardo rivolto anche al suo passato. Ci risiamo. Un altro stop forzato. Come hanno reagito i tuoi ragazzi? Sono rammaricati, delusi e arrabbiati. Avevamo ripreso seguendo attentamente il protocollo, rispettando le norme di sicurezza. Purtroppo, è stato bloccato tutto nuovamente. Come pensate di organizzare gli allenamenti adesso? Stiamo valutando. Abbiamo in programma delle riunioni per capire cosa significhi allenamento individuale. La società è pronta, se ci sarà la possibilità, ci alleneremo al campo. Anche perché allenarsi per via telematica è surreale e complicato. Facciamo un tuffo nel passato. Da calciatore, ti è mai capitato di fronteggiare un periodo di inattività così lungo? No, ma credo che non sia per niente facile perché si perde la costanza dell'allenamento. Io ho smesso presto di giocare per un infortunio al ginocchio. Avevo ventiquattro anni. Qual è il più bel ricordo che hai da giocatore? Giocavo ad Orio, in Seconda categoria. Vincemmo i playoff e ottenemmo la promozione in Prima. Sicuramente è uno dei momenti migliori. Quando hai deciso che avresti fatto l'allenatore? Non mi so ancora rispondere, anche perché ho scelto di fare il professore. Il mio sogno, in realtà, era quello di diventare preparatore atletico. L'ho fatto in diverse Prime squadre, nel 2007 ho lavorato anche all'Atalanta. L'anno dopo, mi è stato chiesto di allenare, ma ho preferito continuare su quella strada. Poi ho fatto l'allenatore in seconda all'Albinoleffe e il Responsabile dei preparatori a Cremona, prima di allenare gli Allievi nazionali. Quando sono passato di ruolo a scuola, non riuscivo a coniugare i due impegni e ho dovuto lasciare. Ma nei Dilettanti mi diverto ugualmente. Oggi alleni l'Uesse Sarnico in un campionato regionale. Ci sono differenze con i professionisti? Sì. A livello di struttura fisica, tecnica e atletismo. Ma sono meno marcate rispetto al passato. Ti faccio un esempio: tredici anni fa, il campionato Allievi era misto, con squadre sia professionistiche che dilettanti. Quando l'Atalanta sfidava la squadra regionale, finiva in un bagno di sangue. Oggi invece il gap si è ridotto. Merito dei dilettanti o demerito dei professionisti? Credo la prima opzione. Arrivare a svolgere i campionati Elite è stato un grande passo avanti, sono aumentate la competitività e il livello generale. Merito va dato alle società che si sono attrezzate per affrontare un torneo del genere. Che differenza c'è fra allenare ed essere allenti? Quando giocavo, ad allenarmi erano amatori che non avevano le minime conoscenze tattiche. Oggi, forse, si sta esasperando nel senso opposto. In che senso? Nei Settori giovanili si fa troppa tattica e si lavora troppo poco con il pallone. La tecnica individuale è stata abbandonata. Si lavora sulla prestazione, per avere il ragazzo pronto per la partita della domenica. Ma bisognerebbe insistere sulla programmazione della struttura dell'atleta, di modo che possa crescere passo dopo passo. E poi, bisogna fare tante partite. Ovviamente non è la medicina che risolve tutto, bisogna trovare il giusto compromesso. Ma senza la gara, i ragazzi si annoiano e si allontanano. Dopo trent'anni di carriera, meglio fare l'allenatore o il preparatore? Domanda che mi fanno in tanti e alla quale non ho ancora trovato risposta. Sono due ruoli che si completano. La fortuna di un tecnico è lo staff competente, quella di un preparatore è avere un allenatore che comprenda le sue esigenze. Sedere in panchina dà più responsabilità e visibilità. E anche il rapporto con i ragazzi, ovviamente, è diverso.
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