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Uesse Sarnico Under 17, captain identikit: a tu per tu con Gabriele Zanini

Zanini Uesse Sarnico
Ci sono diversi modi per essere capitano. C’è a chi basta uno sguardo per farsi capire dai propri compagni e chi invece li coinvolge non smettendo mai di parlare. Ma un elemento non può proprio mancare a chi indossa la fascia, specie se di una società gloriosa come l’Uesse Sarnico: la personalità. Gabriele Zanini lo sa, e infatti ne ha da vendere. In questa chiacchierata ha trattato diversi temi. Dalle sue responsabilità di leader dello spogliatoio, passando per il ruolo ricoperto in campo, fino ad arrivare ai suoi obiettivi per il futuro. Quando sei diventato capitano dell’Uesse? «Quattro anni fa. Era il mio secondo anno in questa società e il capitano dell’anno prima aveva cambiato squadra. Bisognava sceglierne uno nuovo. Inizialmente, per il primo mese, facevamo a rotazione. Poi lo sono diventato io in via definitiva». Che tipo di capitano sei? «Dipende dalle situazioni. In spogliatoio non sono uno che parla molto, preferisco che a farlo sia l’allenatore perché ha molta più esperienza di me. In partita invece mi trasformo. Comunico molto con i miei compagni di squadra, sul campo ho una forte personalità». La fascia ha cambiato il modo di porti verso i tuoi compagni? «No, mi comporto come se non fossi il capitano. Ma so di avere delle responsabilità. Cerco di coinvolgere e socializzare con tutti, specie i nuovi arrivati. Fare gruppo è fondamentale». Dopo aver fatto a lungo il centrale di difesa, quest’anno hai allargato la tua posizione. Come ti stai trovando da terzino? «Inizialmente ho faticato un po’. Sono più vincolato, il difensore centrale ti permette di decidere fra più soluzioni. Soprattutto nell’uscita della palla, aspetto del gioco che mi piace particolarmente. Anche in fase di marcatura i compiti sono diversi. Ma mi ritengo un calciatore duttile, il cambio di ruolo è stato deciso insieme alla società e non ho nessun problema». Sei un terzino di spinta o statico? «Avendo giocato per diverso tempo da centrale, privilegiavo la fase difensiva. Ma con una forma fisica migliore avrei sicuramente spinto di più, anche perché mister Pozzoni non mi dà compiti specifici. Dipende dal momento della partita. Peccato per l’interruzione…». Dati i due stop forzati a causa dell’emergenza sanitaria, hai mai pensato di smettere di giocare? «Assolutamente no. Ho troppa passione per questo stop. Anche in quarantena continuo ad allenarmi. Non ho mai pensato di smettere». Dove può arrivare l’Uesse Sarnico quest’anno? «Possiamo giocarcela con tutti. Lo abbiamo dimostrato nella partita contro la Virtus, probabilmente la favorita per la vittoria del campionato. Abbiamo perso, ma c’è tanto rammarico da parte nostra. Non ci siamo prefissati un piazzamento, la zona playoff penso sia alla nostra portata». Qual è il tuo sogno? «Giocare in un club professionistico. Più che sogno, è un obiettivo. Tanti miei ex compagni ce l’hanno fatta, lavoro tanto per riuscirci anche io».
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