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Gorla Maggiore Under 17, Raucci e il doppio filo con Fato per una passione che non muore mai

sebastiano raucci gorla maggiore u17

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Non è semplice individuare un proprio mentore, una persona che non è solo qualcuno a cui ispirarsi, ma di cui segui tutti i suoi passi, i suoi consigli, che ti trasmette le sue passioni e con cui intrecci un filo invisibile che rimane ben saldo per tutta la vita. Quando però si trova, questo rapporto è capace di andare più in là di quanto si riesca ad immaginare. Sì, perché è questo il legame che lega Sebastiano Raucci, tecnico dell’Under 17 del Gorla Maggiore, e Danilo Fato, il suo mentore, allenatore ed appassionato di calcio molto conosciuto tra Varese e Novara, andatosene fin troppo presto il 30 novembre di cinque anni fa. È Danilo infatti, il primo a coinvolgere Raucci, una decina di anni fa, dandogli l’occasione di iniziare il suo percorso da allenatore, e consegnandoli così, un pezzo della sua passione. Iniziano insieme all’Arsaghese, per poi passare a Crenna dove Fato allena la Juniores e Raucci i Giovanissimi, ma mantenendo sempre un rapporto speciale, tanto che quando Fato viene promosso in prima squadra, è proprio Raucci che gli farà da vice. Un legame speciale tra i due, che si mantiene anche quando le loro strade li porteranno ad allenare squadre differenti. Un legame che un incidente stradale nel 2015 porta via a Raucci, non solo il suo mentore, ma la persona che gli ha trasmesso e dato l’occasione di seguire la sua passione. Un legame che appunto perché tanto speciale, resiste ancora e ha dato la forza all’allenatore del Gorla di vincere quella che è stata la sua partita più bella: «Quando morì Danilo io allenavo gli Allievi ’99 sempre a Gorla, ed in quella settimana avevamo in programma lo spareggio contro il Mozzate per l’accesso alla fase regionale primaverile. Vincemmo quella partita, e nonostante fosse scontato, la vittoria la dedicai interamente a lui: aveva sempre creduto in me, seguendomi passo per passo. È stata la partita più speciale, sia per l’accesso ai regionali, ma soprattutto per il momento e l’emozione che tutto il momento aveva portato con sé». Una passione forte quella che Fato aveva nel calcio, è che ora di certo vive nel suo allievo, che è tornato a Gorla tre anni fa, dopo la breve esperienza all’Antoniana, richiamato dal Direttore Sportivo Domenico Otranto inizialmente per guidare il gruppo 2002, ma che dall’anno scorso lo vede al timone del gruppo 2004, sempre con la stessa passione e voglia di fare calcio che è diventato ormai il suo marchio di fabbrica: «Ho un modo di pensare ed insegnare calcio che ha come base il gioco: quando vedo le mie squadre giocare voglio che sia semplicemente un estasi ed un piacere, mi piace che si giochi e che si imponga il gioco, insomma voglio divertimento. Per fare questo tipo di situazioni alleno i miei giocatori a pensare e ragionare con la palla tra i piedi. È un sistema non semplice, ed infatti anche con questo gruppo all’inizio ci sono state delle difficoltà, però nell’arco di 2-3 mesi avevano già appreso quelle che erano le mie idee; mi è dispiaciuto molto infatti la scorsa primavera, quando si iniziavano a vedere i frutti di questo lavoro, aver dovuto interrompere il campionato». Un lavoro che sembrava poter riprendere quest’anno, ma che purtroppo è stato ancora malamente stoppato, complicando notevolmente il percorso dell’Under 17: «Vedendo quanto di buono stava uscendo l’anno scorso e vedendo anche le prime amichevoli che abbiamo fatto ero convinto che questa squadra, seguendo con continuità la strada che avevamo intrapreso, potesse far sentire la propria voce in un campionato in cui non siamo di certo i favoriti; fermandoci così è ovvio che questa continuità non si riesca a dare, e dunque sarà tutto un’incognita». Un percorso che, come tutti, si trova costretto ad arrestarsi momentaneamente, ma che di certo non diminuisce la voglia di Raucci, anzi l’alimenta ancora di più, perché per uno come lui, legato da doppio filo speciale, questo sport ormai è diventato qualcosa di molto di più: «Tutto quello che faccio nel calcio, lo faccio sempre ricordando Danilo, quasi come fosse una missione: la stessa passione che mi è stata trasmessa vorrei passarla anch’io ai ragazzi. Per chi come me ormai vive il calcio semplicemente per passione, il momento in cui sei al campo è un momento in cui evadi da tutto, entrando in un mondo che è il tuo e che ti da emozioni indescrivibili. Io sono uno che quando la domenica c’è la partita, il sabato ha quella strana sensazione nella pancia che non ti fa pensare ad altro che all’incontro del giorno dopo. Ecco sono queste le sensazioni che voglio trasmettere». Sensazioni ed emozioni che vivono forti in lui, e che di certo sono un ulteriore nodo che lo legano, ancora più forte, a quello che è il suo mentore.
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