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Under 17 Femminile

Le pagellone di Juve-Milan: Renzotti, è un dominio totale: 9; Donolato, ecco quello che intendevamo! 8.5; Zamboni prova a spaventare il Diavolo: 7

Nespolo, alla seconda finale in due giorni, è tra le migliori nella Juve; molto bene Gallina fino all'infortunio. Polillo è il boss di fine livello. Sperduto non delude mai

Le pagellone di Juve-Milan: Renzotti, è un dominio totale: 9; Donolato, ecco il : 8.5; Zamboni,

Come per le Under 15, anche le Under 17 meritano delle pagelle grafiche speciali che rendano onore a una stagione infinita. Ecco a voi tutte le protagoniste del grande classico italiano che ha assegnato il tricolore.

JUVENTUS


Uno splendido déjà-vu. Dopo aver vinto lo Scudetto con le Under 15, va in porta anche con le Under 17 ed esce a testa altissima. Nel primo tempo vola a disinnescare Sperduto; nella ripresa si oppone ripetutamente. Prende tre gol, di cui l'ultimo rocambolesco, ma è senz'altro tra le migliori considerato che gioca anche sotto età.


Più accorta di Casella nel mantenere la posizione, nel primo tempo vince molti duelli con Rossi dalla sua parte. Poi l'avversaria cambia passo e lei fa più fatica a tenerla. Nell'ultima frazione viene sostituita per cercare l'ultimo assalto (36' st Repetti sv Prova a dar manforte a Moretti al centro dell'attacco, ma il tempo è troppo poco per giudicarla).


Ha passo e iniziativa, tanto da arrivare anche alla conclusione personale e risultando una delle fonti di gioco più interessanti. Premiamo questo più degli spazi che lascia a Renzotti e la difficoltà nel tenerla.


Approccia molto bene comprendo le spalle a Gallina e non disdegnando di essere lei stessa a cercare l'impostazione. Col passare dei minuti la sua gara si trasforma più in un lavoro di rottura, e alla lunga Boldrini e Donolato prendono il sopravvento.


Solida e concentrata per ampi tratti. Fronteggia bene Sperduto ma nel frattempo Cappa prova sempre a scapparle via. E le volte che ci riesce sono dolori veri. Nel corso della partita il filtro del centrocampo diminuisce e la difesa bianconera va sotto pressione.


Discorso simile a quello fatto per Davico. Ottime doti tecniche e di lettura che ne fanno un difensore sicuramente moderno. Chiude tuttavia anche lei un po' a corto d'ossigeno, come dimostra anche la strattonata su Adelfio che le costa il cartellino giallo.


È a lungo la più pericolosa tra le bianconere. Nella prima mezz'ora si candida a Women of the Match andando vicinissima al gol e portando a spasso diverse avversarie nel suo ruolo da trequartista. Il Milan ci mette un po' per capire "da che parte prenderla", e anche quando ci riesce lei rimane comunque in agguato. 


Va un po' in controtendenza rispetto al resto della squadra nel senso che fa vedere le cose migliori nel secondo tempo. Ha mezzi fisici enormi e un'ottima conduzione palla. Cerca ripetutamente di sfondare dalla sua parte ma Zanini stavolta è quasi insuperabile.


Centravanti dal portamento e dai tratti tecnici nobili. Sua la prima traversa; splendida quando prova il controllo a seguire al volo nel tentativo di eludere la marcatura, o quando protegge il pallone nel corpo a corpo con Sorelli. Non riesce a lasciare il segno anche per via della scarsa assistenza ma resta una prova generosa e apprezzabile.


È lei che nel buon avvio della Juve prende per mano la squadra, accompagnandone l'incedere dal cuore del centrocampo. Il taglio che si procura non le permette purtroppo di continuare, e la finalissima perde presto una grande protagonista. (28' Miglionico 6.5 Entra quasi a freddo con tanta energia e voglia di dare il suo contributo. Fa però un lavoro diverso per caratteristiche, e la Juve pagherà l'assenza di quella vitamina specifica)


Parte forte ed è probabilmente la più pericolosa nel tridente Juventino. Ingaggia dei bellissimi duelli con Gemmi, dimostra di saper saltare l'uomo con semplicità, ma come per tutta la squadra bianconera il suo rendimento va lentamente in calando fino alla sostituzione. (16' st Corda 6 Entra nel momento più difficile, il Milan è incandescente e la si vede anche costretta in difesa)

All. Scrofani 7 Il verdetto del campo è giusto, anche al netto di quel gol fantasma che a pochi minuti dal termine poteva dare una scarica di adrenalina. Con Gallina a pieno servizio e sbloccandola subito a favore poteva cambiare tutto, ma le finali vanno analizzate senza "se" e senza "ma". Rimane una stagione di enorme spessore e un lavoro di grande prospettiva per il club.

MILAN


Se il Milan non prende gol nella fase embrionale della partita è anche merito suo. Si immola su Zamboni e toglie diverse castagne dal fuoco. A volte non riesce a bloccare ma quando accade ci sono le compagne a proteggerla.


Una partita da supereroe mascherato. Con l'Inter aveva impressionato ma questa volta fa anche meglio, abbinando a una fase difensiva d'acciaio anche un bel contributo di spinta. Tiene Bellagente, scambia con Renzotti, domina la sua fascia con passo dei giganti.


Ennesima prestazione di grande maturità sul palcoscenico più importante. Sardo è un brutto cliente ma lei gioca con la classe e la tranquillità di una veterana. In quel "famoso" derby di ritorno era a mezzo servizio e adattata a centrale. Oggi è una delle migliori espressioni del suo ruolo più naturale.


Valore aggiunto clamoroso in mezzo al campo; giocatrice di statura nazionale che non ha bisogno di fare cose appariscenti per fare sentire il suo peso in mediana. È come il panino che la nonna ti metteva nello zaino all'ultimo facendoti l'occhiolino, preoccupata che ti potesse venire fame all'improvviso durante il viaggio. Pura comfort zone. 


Prestazione dantesca per Nadine: «Lasciate ogni speranza voi che entrate» sembra dire alle avversarie. Un vero cerbero a difesa dell'inferno tricolore. Ottima anche l'intesa con Polillo, con la quale si divide intelligentemente i compiti.


Risolve problemi come "The Wolf" in Pulp Fiction, e ogni volta che sale sui calci piazzati può succedere qualcosa. La partita di Sorelli è più di contatto e di sfide fisiche con Moretti. Lei invece ha un unico pensiero: tenere la palla il più lontano possibile dall'area. Beniamina della tribuna che le dedica svariati "Poli is on fire". È sempre lei a salvare sulla linea il possibile 2-1. Una finalissima "Like a Boss": «Scummett' ca te chiamm' Noem».


Una partita allucinante. Basterebbe questo. Esterna atipica ma di uno spessore devastante; non è tipo da uncinetto e ricami ma preferisce aprirsi la strada a spallate. Nel 4-4-2 rossonero lei è il gancio destro che colpisce la Juve al fianco, ancora e ancora, fino a farla crollare. Da paura, una vera Leonessa. (36' st Adelfio 7 Dieci minuti in cui si mangia l'erba. Per fermarla devono quasi strapparle via la maglia).


L'avevamo detto che il bello doveva ancora venire, ci sono le prove. Gioca la partita che ci si aspettava da lei: nel primo tempo ci mette un po' a trovare il giusto feeling, ma quando entra in fiducia è una favola. Ruba palloni, prova anche diverse volte il tiro, ma è il modo in cui di prima taglia il pallone per le compagne con la classe di Federer che la rende una giocatrice superiore.


Nespolo le nega un gol che, conoscendo il suo modo di concludere, pareva ormai fatto. Ma quando "Sperdu" non segna, di solito fa segnare Cappa, e così accade anche stavolta. In un Milan che si è ritrovato strada facendo lei è stata una delle costanti. I bomber di solito hanno alti e bassi. Lei invece no. (40' st Orsenigo sv De Martino non vuole mettere rischio le coronarie e rinforza la mediana nei minuti finali).


Primo tempo in chiaroscuro, secondo in cui accende il fuoco e diventa imprendibile. Centra una traversa che avrebbe dato un gusto ancor migliore alla sua finale fatta di strappi e fiammate, ma il 2-0 arriva solo poco più tardi grazie a un volume di gioco che anche lei contribuisce sensibilmente ad aumentare.


L'unico voto possibile. Ma solo perché non si può dare di più. La "Undici" gioca una partita da "Stranger Things", assolutamente paranormale. Tripletta in finale alla Juve è una roba che nemmeno nei sogni, invece è tutto diabolicamente vero. Segna in tre modi diversi a testimonianza di un repertorio ampio fatto di rapidità e fiuto. È il K della squadra, ma stavolta è soprattutto la Killer Queen.

All. De Martino 9 La dimostrazione che giocare un calcio "semplice" non significa affatto banale. Il suo 4-4-2 è andato migliorando volta per volta, badando al sodo ma sempre con qualità e attenzione. Ha saputo costruire un gruppo vero assemblandone diversi, ottenendo un prezioso contributo da tutte le giocatrici che ha coinvolto. Complimenti davvero!

LA TERNA: Zampa di Cesena (Njieukam e Sacchetti) 7. L'unico vero episodio dubbio è quel gol fantasma nel finale. Ma la "prova fotografica" sembrerebbe avvalorare la decisione. Sacrosanti anche i gialli distribuiti.

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