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Under 18

Alla scoperta delle star delle Finals: Bruinese e San Secondo

Con un clamoroso ribaltone i biancoazzurri vincono il girone all'ultima giornata mentre i gialloblù cadono a Racconigi e finiscono secondi

Alla scoperta delle star delle Finals: Bruinese e San Secondo

TESTA DI SERIE: BRUINESE


Con un clamoroso colpo di coda firmato Caroppo-Mantovan, la Bruinese di Pasciuti travolge per 9-2 il Villafranca e all’ultima giornata del girone C, approfittando della fatal Racconigi per il San Secondo, scavalca i rivali distanti solo una lunghezza e si laureano campioni del girone. Gli allori concedono alla banda di Pasciuti il privilegio della testa di serie, ovvero il vantaggio di giocare i quarti di finale delle Final Eight (partita secca), sul proprio terreno e con il supporto dei propri tifosi. Cammino entusiasmante quello dei biancoazzurri, partiti con un game over con il Pinasca ma poi capaci di inanellare 8 vittorie in 8 partite successive nel girone di andata, chiudendo al giro di boa con la bellezza di 24 punti su 27 disponibili. Il girone di ritorno causa defezioni, covid e infortuni ha rallentato la corsa dei biancoazzurri fino all’epilogo da romanzo calcistico.

MODULO E TATTICA

La regola d’oro del calcio biancoazzurro targato Pasciuti è il dominio sulle fasce. Il tecnico infatti durante il corso della stagione si è affidato al 4-4-2 salvo spesso convergere in un 3-5-2 per ovviare a qualche assenza. La costante è dunque il dipanamento del gioco sulle fasce come chiarisce il dirigente Filippo Lo Nobile: «L’idea del tecnico è quella di sfruttare le eccelse qualità tecniche e fisiche dei vari Genovese, Ballarin Musso, Salvaggio per innescare la prepotenza tecnica delle due punte Caroppo e Mantovan che quindi hanno minor compiti difensivi e maggior libertà di movimento nell’aggredire l’area. Non è un caso che il nostro bomber Steve Caroppo sia il cannoniere del girone con 17 reti. Questa filosofia di gioco inoltre permette al tecnico di alzare il baricentro della squadra e di conseguenza la linea difensiva con i centrali di difesa che spesso si ritrovano a pressare alto gli avversari e innescare ripartenze. In questo sistema di gioco dove tutti sono concatenati, il tassello imprescindibile è Selvaggio, il ragazzo è l’unico in grado di ricoprire più ruoli a centrocampo e ha permesso al tecnico di poter gestire le defezioni a cuor leggero senza snaturare la squadra.»

CAMMINO E MOMENTI SVOLTA

Cammino eccitante come dicevamo, tutto sommato abbastanza lineare se non nel rush finale quando la squadra sembrava aver perso il mordente dimostrato durante tutta la prima parte di stagione. Non a caso la svolta, non tanto della stagione ma quanto del trend negativo in cui la squadra era precipitata, può essere considerata, secondo Lo Nobile, la sfida casalinga con l’ostico Magliano Alpi:

«Partita complessa, tirata, emozionante contro una squadra ostica che esprime un gran calcio e che ha giocato il ruolo di ammazzagrandi nel girone. Noi passiamo in vantaggio prima con Delpiano e poi con Mantovan ma entrambe le volte veniamo raggiunti. La partita sembra ormai incardinata in un pareggio che ammetto avrebbe complicato non poco il nostro cammino, poi però un lampo, al 48 in pieno recupero Colaciccio (un subentrato) su una palla vagante prova una girata che risulta efficace, andiamo sul 3-2 e vinciamo la partita. Lì penso che la mentalità dei ragazzi abbia avuto un surplus non indifferente.»

LA GUIDA TECNICA

Il tecnico Antonio Pasciuti non è una sorpresa del calcio piemontese, e in generale del calcio. Paciuti infatti ha militato nella massima serie del nostro calcio negli anni 80, esperienza che ovviamente ha enormemente contribuito a creare un background tecnico e psicologico vastissimo nel tecnico. Riguardo l’esperienza in biancoazzurro Lo Nobile lo racconta così:

«Ha una mentalità assolutamente vincente, si vede che ha vissuto il calcio vero. Con i ragazzi è come un insegnante: maturo, astuto, severo ma allo stesso tempo premuroso. Guida il gruppo con autorevolezza senza lesinare le critiche ma quando c’è da complimentarsi è sempre il primo. Insomma il classico bastone e carota.»




NON TESTA DI SERIE: SAN SECONDO


Parafrasando il grande Giacomo Leopradi «Sempre fatali mi furono quell’erme torri di Racconigi». Si sarà sentito così Marco Azzolina, allenatore del San Secondo, al termine dei 90 minuti di fuoco in casa dell’Atletico Racconigi di Pisano, quando dopo un primo tempo pirotecnico in cui la squadra si è prima trovata sotto di due reti per poi recuperare con un pareggio in extremis nella prima frazione, ha visto i suoi alla fine capitolare per 4-2 e sfumare definitivamente il primo posto e con esso il sogno di laurearsi campioni del girone C, dopo diverse giornate in cui la sua squadra guardava tutti dall’alto. Epilogo amaro quindi per i pinerolesi, ma certo non in grado di sminuire l’incredibile stagione della banda di Azzolina, capace di far registrare uno dei movimenti calcistici più frizzanti di quest’ under18. Grazie ad un girone di ritorno stratosferico con 7 vittorie e un pareggio con il Magliano Alpi su 9 gare totali, i gialloblù hanno sfiorato la vittoria del campionato ma soprattutto hanno strappato il pass per le Final Eight dove la storia è ancora tutta da scrivere.

MODULO E TATTICA

Eclettico, frizzante e innovativo, il calcio di Azzolina è tutto questo ma anche altro come ci racconta lui stesso: «Il mio modulo di base è il 4-3-3, ma non è un classico 4-3-3 in quanto non ci piace giocare dando punti di riferimento come per esempio una punta di peso  fissa in area. Il ruolo della nostra punta potrebbe essere tranquillamente paragonato a quello di un falso 9, un play avanzato che preferisce sacrificare il suo peso specifico in avanti per creare gioco e trame offensive abbassandosi sulla trequarti e permettendo agli esterni di aggredire la profondità e alle mezzali di avanzare e allargarsi sulle corsie.»

«Per fare questo è chiaro che bisogna avere un ottimo play basso, un mediano tutto campista in grado di saper giocare la palla ma anche di leggere le azioni avversarie e coprire quindi in anticipo le linee di passaggio così da evitare di trovarsi sbilanciati. Tutto questo per noi esiste ed è personificato da Bosio, giocatore per noi imprescindibile. Guida il reparto difensivo con lucidità disarmante e ha una capacità di calcio sublime, con i piedi è estremamente raffinato.»

CAMMINO E MOMENTI SVOLTA

Tante montagne russe quindi nel cammino del San Secondo, molte salite rampanti e qualche discesa, una però decisiva come spiega il tecnico gialloblù: «La sfida con il Racconigi è inspiegabile per noi. Avevamo affrontato un girone di ritorno assurdo senza mai perdere, solo vittorie e un ottimo pareggio con il Magliano Alpi, squadra difficile da affrontare. Se guardiamo le statistiche abbiamo avuto un andamento simile alla Bruinese, solo a momenti della stagione invertiti, peccato aver abbassato la guardia nel nostro momento migliore. Sono comunque strafelice del cammino che abbiamo fatto e penso che la nostra consapevolezza sia cresciuta proprio in questo finale di stagione, il gruppo è carico e maturo e darà il massimo in questa finale perché c’è tanta voglia di scrivere ancora pagine importanti di questa bellissima storia. Ai ragazzi ho detto che voglio vedere in loro la stessa luce che avevano negli occhi quando abbiamo battuto la Bruinese per 2-1 in casa loro. Il gruppo ricorda bene quella sfida, per noi è stata uno spartiacque: dopo neanche 10’ siamo passati subito in vantaggio con Grimaldi, al 20’ però siamo rimasti in 10 per un’espulsione e quasi alla fine del primo tempo abbiamo subito il pareggio.»

«Quando pensavamo che fosse tutto perduto i ragazzi hanno tirato fuori un coraggio e una cattiveria agonistica mai visti prima e dopo averli contenuti per tutto il secondo tempo ad un quarto d’ora dalla fine Solari ha segnato il gol del 2-1, il gol vittoria. Non dimenticheremo mai quella prestazione eccelsa, ci ha dato una carica che ci ha resi inarrestabili.»

LA GUIDA TECNICA

La giovane età del tecnico ha giocato un ruolo fondamentale nella sedimentazione del rapporto con la squadra. La poca differenza di età ha creato sinergia ed empatia tanto da ridefinire il ruolo dell’allenatore in una figura più amicale come un fratello maggiore: «Siamo una banda di matti, bricconi e giocherelloni, siamo veramente amici. Spesso ci ritroviamo ad uscire tutti insieme, a fare aperitivo e a discutere di calcio, di tattica, di moduli, di giocate. Penso che questo modo di fare abbia scatenato in loro un rapporto di stima sincera così che quando chiedo loro qualcosa come qualche accorgimento tattico o qualche movimento particolare loro mi seguono perché si fidano, perché sanno che può essere la chiave giusta per cambiare il match.»

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