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Under 18

Alla scoperta delle star delle Finals: Paradiso e Mirafiori

Con un colpo di scena all'ultimo secondo i nerazzurri di Azzolina agguantano il pareggio che conquistano la vittoria del campionato, i gialloblù di Straforini incantano come gli orange di Neeskens e con un finale superbo sfiorano l'impresa

Alla scoperta delle star delle Finals: Paradiso e Mirafiori

TESTA DI SERIE: PARADISO

«Per Aspera ad Astra» dicevano i latini, per le asperità sino alle stelle, motto che racchiude perfettamente lo strepitoso cammino del Paradiso di Angelo Azzolina che attraverso la sofferenza dei 90 minuti contro l’Acc. Pertusa lo ha portato ad alzare il trofeo di campione del girone B. a 2 minuti dal termine della stagione i nerazzurri di Collegno si trovano sotto nel risultato, in inferiorità numerica e scaraventati in seconda posizione in classifica che significa solo qualificazione alle fasi finali regionali. Ananke però, la dea greca del destino, ha altri piani in serbo per la banda di Azzolina, così si palesa con la fortunosa intuizione del secondo in panchina, Mauro Canova, di credere nelle parole di Bolintis: «mister, fammi entrare che segno, me lo sento.» E così come in un copione da romanzo calcistico inglese, il ragazzo entra dalla panchina e alla prima occasione utile la schiaffa dentro. Il cronometro dice 89’ minuto di gioco, il tabellino dice 1-1, la classifica dice Paradiso Campione.

MODULO E TATTICA


Cammino strepitoso quello della squadra di Azzolina, ma dietro questa fenomenale cavalcata non c’è nessuna ricetta magica alla Asterix e Obelix, ma semplicità, umiltà e tanto ardore come ci racconta lui stesso: «Il nostro modulo di base è il 4-3-1-2, ma non siamo una di quelle squadre dalla profonda filosofia calcistica, siamo piuttosto dei pragmatici. La nostra parola d’ordine è intensità! Siamo una squadra a cui piace giocare a calcio e tendiamo a giocare molto palla a rasoterra cercando di articolare la manovra attraverso trame semplici ma funzionali, facendo girare velocemente e continuamente la palla, giocando molto in verticale per via centrale o alzando molto le mezzali per aggredire la profondità. Questo quando le partite lo permettono, quando gli avversari ci aggrediscono con pressing alto sappiamo giocare anche d’astuzia cercando il palleggio a palla alta per eludere la prima pressione e poter far male. La nostra arma più grande è l’intelligenza, ho un gruppo di ragazzi dai piedi estremamente educati ma soprattutto dotati di estrema intelligenza tattica che permette loro di analizzare le diverse situazione di gioco e agire di conseguenza».


«La nostra seconda grande arma è il nostro capitano Ujica. Lui è l’anima della squadra e del centrocampo, è un trascinatore indomito, ha sempre la forza e la responsabilità di caricarsi addosso le difficoltà guidando i compagni fuori dai momenti difficili. Imprescindibile per noi».

CAMMINO E MOMENTI SVOLTA

Per tutto il girone d’andata gli Azzolina Boys si son ritrovati ad inseguire la squadra di Straforini, a tal proposito snodo cruciale di questa incredibile cavalcata che li ha portati al successo è il doppio confronto con l’Acc. Pertusa. In particolare, densa di significato emotivo la sfida d’andata come racconta Azzolina: «Ultimo match del girone d’andata, siamo ospiti in casa della squadra di Caretto, squadra ostica che gioca un buon calcio. Lo stato d’animo con cui arriviamo alla sfida è intriso di malinconia, io infatti attraversavo un periodo complesso a lavoro in cui non riuscivo a tenere insieme i vari impegni: famiglia, lavoro e calcio. Avevo già parlato al presidente e ai ragazzi della mia lunga riflessione in merito alla questione che vedeva come unica soluzione lasciare la squadra. Quel giorno nello spogliatoio il clima era surreale, c’era un silenzio quasi liturgico. In campo la partita segue un andazzo strano, passiamo in vantaggio ma veniamo raggiunti e lo stallo dell’1-1 sembra inamovibile. Perdere punti significa perdere terreno sui primi e in panchina comincia ad aleggiare pessimismo».


«Al 95’ la svolta, in pieno recupero poco prima che l’arbitro fischi la fine, Capizzi fa 1-2, lì siamo esplosi in un momento di gioia e adrenalina impossibile da raccontare, pura emozione! Al ritorno negli spogliatoi il gruppo si è stretto attorno a me, è stato un momento commovente, così dopo aver parlato con il presidente ho deciso di restare, di continuare a seguire la squadra nonostante questo comportasse sacrifici da parte di tutti. Lì è successo qualcosa di magico che ci ha legati ancora di più, la svolta».


LA GUIDA TECNICA


Quello di Angelo Azzolina a Collegno sponda Paradiso è un ritorno a casa, segno di un grande affetto nei confronti dell’ambiente nerazzurro come ci racconta lui stesso: «Da ragazzo, quando giocavo a pallone ho calcato questi campi e vestito questa maglia. Con questi colori ho vinto il campionato allievi regionali che oggi chiameremmo under 17. Tornare a Collegno come allenatore e vincere è un’emozione fantastica, indescrivibile». La storia di Azzolina in nerazzurro ricorda in piccolo quelle di illustri personaggi come Ancelotti, Zidane che hanno legato la loro anima sportiva a dei colori con il filo del successo. Riguardo al rapporto con i ragazzi: «Sono molto aperto con loro, fuori e dentro il campo, ma quando siamo a lavoro esigo rispetto per la figura. Io sono il loro allenatore non sono un loro amico. Essere professionali non significa andare in disaccordo significa semplicemente marcare dei confini dentro i quali tutto è lecito, bello e salutare».


NON TESTA DI SERIE: MIRAFIORI

Mirafiori Campione per 89 minuti! Quelli che bastano a Rizzo, Molinelli e Giacovelli per aver ragione del Beiborg e stringersi in panchina in attesa del finale di Paradiso-Pertusa. Ma proprio al 90’ della sfida, i nerazzurri agguantano il pareggio e con esso il punto decisivo che li proietta a +1 sui gialloblù consegnando loro gli allori della vittoria. Un minuto può certo decidere il finale di una partita, forse di un campionato come in questo caso ma non può certo giudicare una stagione. Lo sa bene Stefano Straforini allenatore del Mirafiori che dei suoi ragazzi non può che essere orgoglioso. Il biglietto da visita con cui i gialloblù di Torino si presentano alle finals fa paura solo allo sguardo: 16V-4N-2S, per un totale di 52 punti e 85 gol. Numeri incredibili che ardono del sacro fuoco del riscatto.

MODULO E TATTICA

Se il Mirafiori avesse la maglia orange sembrerebbe di veder giocare l’Olanda del calcio totale. Complimenti lusinghieri a parte, il calcio del tecnico Straforini è molto centrato su uno stile corale in cui ogni uomo in campo ha consapevolezza di sé, dei suoi compiti e soprattutto dei suoi compagni. Il tecnico stesso ci chiarisce la sua idea di calcio e come i suoi ragazzi l’hanno interpretata: «Il nostro modulo di base è il 4-3-3, ma al di là delle posizioni nello scacchiere quello che per noi è importante è la consapevolezza riguardo a cosa fare. Il nostro è un gioco corale non abbiamo solo un tipo di giocata, i ragazzi hanno una buona tecnica di base e quindi diverse frecce alla propria faretra. Come in un puzzle in cui ogni tassello è fondamentale ai fini del disegno finale, anche per noi ogni giocare in campo è essenziale in quanto sa sempre cosa fare e cosa faranno i compagni. Quando attacchiamo, lo facciamo in modo monolitico, tutti insieme scegliendo sempre soluzioni diverse come alzare molto i terzini, cercare la profondità con gli esterni oppure liberare al tiro le mezzali».



«In questo sistema in cui l’equilibrio gioca un ruolo fondamentale grandissima importanza ha il nostro centrocampo che agisce da metronomo tra i reparti. Un plauso particolare va ai nostri playmakers: Jacopo Micca e Giorgio Colleto che potremmo definire quasi direttori d’orchestra che governano nelle loro sagge mani il metronomo del gioco».


CAMMINO E MOMENTI SVOLTA

I numeri di cui sopra non sono certo casuali, la banda di Straforini in 22 giornate è stata in grado di inanellare una serie incredibile di prestazioni eccelse, frutto sempre di un gioco strepitoso e spettacolare. L’orgoglio è maggiore se pensiamo che gli interpreti a disposizione del tecnico sono cambiati e che quindi il gruppo è stato capace di rigenerarsi, di assorbire con grande intelligenza i cambiamenti fino a farne un punto di forza. «Il presupposto della nostra società è sempre stato quello di formare dei calciatori da impiegare nella nostra prima squadra così da permettere ai ragazzi di continuare il percorso calcistico anche dopo le esperienze giovanili. Con grande orgoglio devo dire che ci siamo riusciti, non è un caso che molti punti fermi della nostra formazione di Under18 adesso militano regolarmente in prima squadra da titolari e in Juniores. A questo proposito forse il crocevia della nostra stagione è stato proprio al rientro dalla pausa quando il Presidente ha deciso con un atto di coraggio di ritirare, per vari problemi, il nostro secondo gruppo iscritto al campionato U18».

«Questo ha portato ad un integrazione dei due gruppi, con i ragazzi dell’ FC Mirafiori (la formazione ritirata n.d.r) che tutto d’un tratto si son trovati da ultimi in classifica a giocarsi il campionato. C’è voluta qualche giornata d’assestamento e per il corretto inserimento e purtroppo abbiamo lasciato qualche punto per strada, ma i ragazzi nuovi e i veterani sono stati grandissimi, quasi dei veri professionisti, hanno lavorato insieme con sinergia e dedizione nell’assimilare gli schemi e i movimenti tanto da riprendere subito la rotta e arrivare a giocarsi il campionato sino all’ultima giornata. Quasi in un gioco di specchi i veterani hanno accolto i nuovi e permesso loro di crescere e i nuovi hanno alzato l’asticella collettiva permettendo al gruppo stesso di crescere tecnicamente e nelle soluzioni».


LA GUIDA TECNICA

Per Stefano Mirafiori il gialloblù Mirafiori non è solo una passione, ma significa qualcosa di più, significa Casa. Già perché il tecnico è legato alla società da 25 incredibili anni di rapporto. «Il Mirafiori potrebbe essere la mia seconda casa, è parte integrante di me e della mia formazione come tecnico. La società come dicevamo prima ha a cuore l’inserimento dei suoi ragazzi in prima squadra in questo processo di crescita continua che interessa tutti i livelli, dalla prima squadra al settore giovanile. Per questo motivo c’è molto dialogo e sinergia tra me e i tecnici della Juniores e della prima squadra. Prepariamo spesso sessioni di allenamento condivise nonché partitelle.» Riguardo al suo modo di rapportarsi con i ragazzi ci racconta:

«il mio rapporto con i ragazzi è ottimo, ci conosciamo ormai da due anni. Si ride e si scherza spesso ma si lavora duramente, come dico sempre loro bisogna essere professionali ma non professionisti. Lo facciamo tutti per passione quindi ben venga l’allenamento con il sorriso sulle labbra, ma se questo dovesse distarci si cambia subito regime. Sono comunque pienamente soddisfatto dei miei ragazzi, sono ammirato da come il gruppo mi segue e da come abbia sempre voglia di migliorarsi».

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