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Viareggio Cup

Dall'Africa al Viareggio: la storia della squadra nigeriana che giocherà la finale

La squadra di Ibe ha conquistato l'ultimo atto battendo l'Empoli ai calci di rigore

Dal'Africa al Viareggio: la storia della squadra nigeriana che giocherà la finale

Momento di preghiara: l'Alex Transfiguration durante i rigori della semifinale contro l'Empoli

Comunque andrà a finire, la 72ª edizione della Viareggio Cup passerà alla storia per la favola Alex Transfiguration. "Sembra il nome di un prestigiatore" si sente dalle tribune dello stadio Torrini di Sesto Fiorentino, sede dell'ultimo capitolo di un libro le cui pagine saranno difficilmente dimenticate. Gli autori sono 19 nigeriani - 18 giocatori e un allenatore - che mercoledì 30 marzo giocheranno la partita più importante della propria vita, scendendo in campo contro il Sassuolo nella finale della Viareggio Cup. Un ultimo atto raggiunto attraverso sei partite strepitose, culminate con la vittoria sull'Empoli dopo i calci di rigore nella seconda semifinale di Sesto Fiorentino dopo aver fatto piangere, nell'ordine: Fiorentina, Pisa, Spal e Bologna. Nel mezzo l'1-1 contro il Monterosi Tuscia, sfida valevole per la seconda giornata della fase a gironi rivelatosi, col senno di poi, l'unico piccolo incidente di percorso in due settimane da favola.

La panchina dell'Alex Transfiguration durante i rigori

FAVOLA

Quella dell'Alex Transfiguration ha origini decisamente lontane, per le precisione 6563 chilometri: la distanza che separa Lagos - capitale della Nigeria e casa dei biancorossi - da Viareggio. Più di dieci ore di viaggio, due continenti attraversati e svariati paesi sorvolati: così i nigeriani si sono presentati lo scorso 17 marzo all'esordio nella competizione contro la Fiorentina. Contro i Viola subito l'esito che non ti aspetti: un 6-2 roboante in favore degli africani, capaci di annichilire una delle formazioni più quotate per la vittoria finale dando un segnale come a dire: «Per il trofeo ci siamo anche noi». Come dargli torto, visto che la cavalcata da lì in poi è stata pressoché perfetta: all'1-1 Monterosi Tuscia seguono le vittorie su Pisa e soprattutto su Spal ed Empoli. La svolta del torneo è coincisa con la sfida agli emiliani vinta 3-2, con i nigeriani bravi ad andare in gol per ben tre volte nei primi undici minuti: a nulla è servita la reazione della Spal, col senno di poi troppo fievole e decisamente tardiva.

Ogundanda, talento cristallino della formazione africana

QUALITÀ

Come gioca l'Alex Transfiguration? Qui viene il bello, perché la squadra nigeriana ha dimostrato che tutti quei luoghi comuni sul calcio africano - tra gli altri, per esempio, il tanto atletismo e la poca tecnica - non sono sempre veri. L'undici del tecnico Ibe ha infatti stupito per capacità di palleggio e idea di gioco: qualità che, unite ovviamente all'esuberanza fisica e alla prestanza atletica, hanno reso la formazione africana autentica padrona del campo. L'Alex si è schierata con un 4-3-3 vecchio stampo dietro - marcatura a uomo da parte dei due centrali Oyedele-Alfred - e moderno in avanti, con il tridente d'attacco Ahmed-Obasi-Ogundada abile nel non dare punti di riferimento visto il continuo movimento dalla trequarti in su. Il tutto unito a terzini che fanno le ali - Odunsi a destra e Olamijide a sinistra - e un reparto mediano in cui spicca la tecnica di Ogungne: è proprio il regista africano a fare la differenza, essendo l'uomo in più sia in avanti quando c'è da innalzare il baricentro che dietro in fase di marcatura su Sodero.

L'Empoli durante i calci di rigore

STORIA

La normale conseguenza è il gol del vantaggio, arrivato tuttavia solamente nel secondo tempo dopo che la conclusione di Obasi in avvio ha fatto fare bella figura a Filippis, miracoloso poi sulla ribattuta a botta sicura di Ahmed (8'). Obasi semina il panico sulla destra, converge verso il centro e vede con la coda dell'occhio Akinsaniiro a rimorchio: servito all'altezza dei sedici metri, la mezzala nigeriana non si fa pregare e mette a referto l'1-0. Il vantaggio dura meno di quindici minuti, durante i quali l'Alex avrebbe potuto - e dovuto - chiudere il discorso qualificazione: chi ringrazia è l'Empoli, che nel proprio momento più difficile pesca il jolly con il subentrato Kljun e, grazie a una deviazione tanto fortuita quanto decisiva, fa 1-1. L'ultima mezz'ora è un assedio africano, la cui fotografia è quanto accade nel recupero: undici giocatori dell'Alex nella trequarti offensiva dell'Empoli, che viceversa si è vista costretta a compattarsi per portare la semifinale ai calci di rigore. Quest'ultimi hanno incoronato gli africani, dando ragione al più vecchio dei detti: chi sbaglia per primo vince. L'errore di Okoro è seguito da quello empolese di Menga, dopodiché una serie di rigori ben calciati fino al decimo, quando Kljun vede infrangersi sulla traversa il suo tentativo.

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