Cerca

Erbusco Franciacorta Under 19: tra sogno e realtà, il dietro le quinte di Daniele Nardelli

Daniele Nardelli Erbusco

Daniele Nardelli Erbusco

«L’Erbusco è stato perfetto e con una serie infinita di vittorie si è presentato alle finali sbaragliando la concorrenza fino ad  aggiudicarsi il titolo: per gli undici di Daniele Nardelli un trionfo assoluto, contro una miriade di avversarie piegate di volta in volta dal rullo compressore di questa macchina da gol pressoché inarrestabile». Sarebbero potute essere queste le parole giuste per celebrare l’impresa dell’ Erbusco nella passata stagione. Così non è stato. Difatti quello descritto sopra è mera finzione giornalistica e il perché lo svelerà il tecnico franciacortino della Juniores in questa intervista. A differenza di altri, per voi la sosta ha il sapore della beffa, sbaglio? « Vero, l’anno scorso prima della quarantena eravamo primi. Avevamo fatto un filotto di 12 vittorie consecutive e potevamo benissimo vincere il campionato. Quest’anno stesso discorso, con la mia squadra tra le candidate al titolo. Quindi ritrovarsi dopo una partita sola già fermi… mi rende deluso e amareggiato, il tutto mi toglie il sorriso». Daniele Nardelli ha solo 31 anni e allena da quasi un decennio. Come tanti ragazzi della sua età vive il momento con particolare insofferenza, a maggior ragione da quando cause di forza maggiore l’hanno privato di una potenziale annata memorabile. La capisco, non dev’essere facile risvegliarsi in questo modo. Comunque anche quest’anno partenza super... « Sì, la prima l’abbiamo vinta 8-1 e siamo andati a segno con 7 giocatori diversi, l’altro è stato un autogol. Il gruppo era proprio in grande condizione. Non abbiamo un bomber, ma durante gli allenamenti mi ero accorto di avere tanti giocatori che potevano finalizzare. Tutti - avversari compresi - ci hanno fatto i complimenti». Squadra davvero interessante, potrebbe descriverla dettagliatamente ruolo per ruolo? « Il mio portiere ideale dev’essere il libero di una volta, cioè un difensore aggiunto. Difatti nelle partitelle d’allenamento obbligo Raineri e Vezzoli ad usare i piedi. Non mi piacciono i portieri con troppi limiti nel gestire il pallone, voglio che diano sicurezza ai difensori. La difesa, al di là di Lorini, quest’anno è stata tutta rivoluzionata. Certo, nelle prime uscite abbiamo commesso disattenzioni, ma ero tranquillo perché erano errori evitabili. Il mio centrocampo invece fa invidia a tutti, sono in 4 (Pitozzi, Capelletti, Campana, Delpanno) e vengono tutti da squadre forti. Circa l’attacco, secondo me alla fine avremo tanti marcatori senza un vero e proprio bomber. Posso contare su Marconi, Bellini e Capoferri, dei 2001 che hanno voglia di mettersi in luce per qualche prima squadra. In più ci sono i 2003 Lussignoli e Zanotti, oltre a Bianchi, autore di una valanga di gol nella scorsa stagione». Nardelli ha un passato da difensore centrale e una volta rottosi i legamenti della caviglia ha intrapreso l’attività di allenatore nei settori giovanili di Coccaglio, Orsa Iseo e negli ultimi 3 anni ad Erbusco. Senz'altro una squadra dall'alto potenziale, che calcio vuol far esprimere ai suoi? « Il mio modulo preferito è il 4-3-3 o il 4-3-1-2 nel caso ci sia il trequartista. Mi piace lavorare sulle fasce, vedere la squadra correre e recupera palla, perché solo allora si può costruire il gioco. Lavoro tanto sul possesso: in tal modo si può gestire un risultato favorevole, oppure continuare il giro-palla aspettando il momento giusto per colpire». Per lavorare sul possesso ha dunque esercizi ad hoc? « Nelle partitelle provo a simulare le singole situazioni che possono capitare in gara. Per esempio amo fare la partitella in cui faccio tanti quadrati dentro cui bisogna fare al massimo 2 tocchi. Così facendo si deve giocare veloce la palla e ragionare alla svelta. Quando i ragazzi entrano nel mood dell'esercizio inizia il divertimento». Un metodo encomiabile, chi lo affianca negli allenamenti? « Il mio vice, Cristian Camossi, con me dall’anno scorso. Siamo andati subito d’accordo perché ci dividiamo i compiti, io uso il bastone e lui la carota. Tra l’altro quando siamo in dispari gioca anche lui e così può capire gli errori dei ragazzi da vicino per correggerli. Insomma ci divertiamo, e c’è un buon feeling». Ognuno ha i propri miti, chi sono i suoi allenatori di riferimento? « Non guardo i professionisti, ma un mio ex allenatore degli Allievi che si chiama Mauro Solazzi. È arrivato in un momento particolare della mia vita. L’età adolescenziale non è mai semplice, si sa, e tanti miei compagni smettevano o non avevano più voglia. Lui invece mi ha stimolato delle domande, mi ha suscitato motivazioni, mi ha spronato ad essere esempio per gli altri. Senza dubbio è stato un mentore». Quindi, memore degli insegnamenti del suo maestro ha iniziato a lavorare sulla psiche... « Ogni ragazzo ha la sua storia. Come allenatore devo saper azionare la leva giusta per farlo esprimere al meglio. Se la trovo posso davvero trasmettergli grandi motivazioni. Questo approccio permette di entrare nella testa e nel cuore, portando il giocatore a darmi tutto quello che ha e forse anche di più». Sembrerebbe il discorso di un mental coach... « A proposito di discorsi, anche quelli nel prepartita sono importanti: una volta ho fatto venire i brividi pure al mio vice! Con il Coccaglio giocavamo contro la prima in classifica, una squadra che non aveva mai perso. Così grazie ad un discorso motivazionale efficace ho caricato i ragazzi a tal punto da farli scendere in campo e vincere. Ammetto di esagerare a volte… ». Il tecnico, per le sue arringhe infuocate, è solito leggere libri di guerra e di guerrieri, o all’occorrenza biografie di sportivi arrivati al successo dopo il superamento di tante avversità. È stata una piacevole chiacchierata, la saluto con l’ultima domanda: qual è la partita che vorrebbe rigiocare? « Sicuramente quella contro il CazzagoBornato giocata poco prima del lockdown: in quell’occasione dopo 12 vittorie abbiamo pareggiato in extremis ma comunque avevamo faticato troppo, non vedevo la mia solita squadra. Forse ho creato troppa pressione prima del match». Nardelli è bianconero e non nasconde il sogno di poter allenare un giorno in serie A. Come dice lui stesso «sognare è gratis» per cui perché non «sognare in grande?!». Concordo, anche «un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo» direbbe l’antico filosofo cinese Lao Tzu, pertanto, «buona fortuna» mister!   [caption id="attachment_242670" align="alignnone" width="900"] Sebastiano Delpanno è uno dei giocatori più completi dell'Erbusco. L’anno scorso giocava a centrocampo, ma avanzato più avanti nel tridente offensivo ha mostrato spiccate dote realizzative[/caption]

ERBUSCO FRANCIACORTA 2020/2021

STAFF DANIELE NARDELLI, ALLENATORE CRISTIAN CAMOSSI, VICE ALLENATORE PORTIERI 2003 ALESSANDRO RAINERI 2003 ALESSANDRO VEZZOLI DIFENSORI 2001 ENRICO BOZZA 2003 FLORJAN DEMAJ 2003 DEVIS RIBOLA 2003 PIETRO ZANI 2003 GABRIELE LORINI 2001 STEFANO MARINI 2003 ALESSANDRO METELLI CENTROCAMPISTI 2003 DIEGO PITOZZI 2003 SAMUELE CAPELLETTI 2002  MARCO CAMPANA 2003 SEBASTIANO DELPANNO ATTACCANTI 2003 ALESSIO BIANCHI 2001 KEVIN MARCONI 2001 ANDREA BELLINI 2001 ALESSANDRO CAPOFERRI 2003 SIMONE LUSSIGNOLI 2003 LORENZO ZANOTTI   [caption id="attachment_242668" align="alignnone" width="900"] L'attaccante dell'Erbusco Franciacorta Alessio Bianchi è un classe 2003. L'anno passato è stato protagonista di una grande stagione andando oltre la ventina di gol, fermato solo dal lockdown[/caption]
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400