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Polisportiva Centrolago Under 19: Matteo Botti racconta il vivaio biancoverde, l'assurdità dell'accesso al corso-allenatori e quell'autogestione in Riviera

Matteo Botti Pol. Centrolago

Matteo Botti, trainer Pol. Centrolago

«Allenare ti porta via molto a livello psicofisico ma ti restituisce altrettanto, se non di più» ha detto Matteo Botti, che ha fatto tutta la trafila nell’Orsa Iseo come centrocampista centrale prima di mettere radici a Sulzano, nella Polisportiva Intercomunale Centrolago (società che raggruppa anche i comuni di Sale Marasino e Marone), dove tutt’ora allena la Juniores. Qualche presenza in Eccellenza nell’Orsa, quando giocò a fianco di Dario “Tatanka” Hübner, suo idolo da bambino, quindi il passaggio al Centrolago dove svolge il doppio ruolo di giocatore (della prima squadra) e allenatore (dell'under 19). Del perché «il calcio è proprio tanto della mia vita» il tecnico sebino ce ne parla in questa intervista. Che sensazioni le ha dato la squadra? «È una rosa molto completa e competitiva, composta da 23 elementi, un gruppo di ragazzi che sta insieme da sempre e ha sempre lavorato alla grande. Nella nostra società le annate che vanno dal 2001 al 2003 sono le migliori. Ragazzi seri che non mancano mai, basti pensare che in 9 anni abbiamo perso forse 10 ragazzi, il che è fisiologico nel nostro ambiente. Di queste annate ormai quasi una decina di giocatore sono stabilmente in prima squadra e credo che per una società piccola come la nostra vuol dire molto. Il nostro settore giovanile nell’ultimo decennio ha lavorato bene». Come manda in campo la squadra, c’è un modulo che predilige? «Ogni allenatore ha un modulo preferito ed il mio è il 4-3-3, modulo che adotto spesso. Però bisogna essere bravi a conoscere i ragazzi ed adattare i principi a loro, non il contrario, perché altrimenti rischiamo di tarpare loro le ali. La differenza sta nell’interpretazione, il modulo è solo una base iniziale».  Secondo lei quale sarà l’obiettivo stagionale o quello fattibile? «La mia società non ha mai chiesto la vittoria, ma non nego che fare un campionato di alta classifica non sarebbe male. La rosa è competitiva, ma sicuramente con il Covid e lo stop non si saprà se si ripartirà quest’anno. E questo sarà un bel problema sotto molti aspetti».  Chi sono i suoi collaboratori? «Il mio staff è lo stesso da molti anni ed è composto da Alessandro Faggi, il mio vice, e Andrea Buscema, il preparatore dei portieri. Collaboro con Alessandro da almeno 7 anni, giochiamo pure insieme; gli ho sempre detto che non c’è un primo o secondo allenatore, siamo sullo stesso piano: molte volte non serve nemmeno parlare, basta uno sguardo per intenderci. Sul campo viviamo in simbiosi, è un vero amico più che un “collega”. Invece Buscema è il nostro preparatore da sempre, ha cresciuto lui i nostri ragazzi ed ha sempre la parola giusta nel momento giusto per tutti, non solo per i portieri. Io come allenatore credo fortemente nel confronto, per noi è un aspetto fondamentale. Sicuramente sono il più “cattivo” di tutti, perché ho sempre il fiato sul collo dei ragazzi. Per questo dopo 70-80 minuti li lasciamo sfogare sempre con la partita finale. Tra l’altro come collaboratore c’è anche Giorgio Chitò, che ha fatto tutte le giovanili nella nostra squadra e da quest'anno si è messo a disposizione per aiutarci ed intraprendere questo percorso».  Il corso-allenatori? «Se ci penso mi fa imbestialire! Pensare che nel 2020 non ci sia ancora la possibilità per tutti di effettuare il corso… credo sarebbe cosa giusta dare a tutti la possibilità di sostenerlo: poi bocciare alla fine se non si hanno le competenze necessarie. Ci sono molti ragazzi che hanno ottime capacità e non possono farlo, un’assurdità!». Si ispira a qualcuno? Come vorrebbe giocasse la sua squadra? «Non mi ispiro ad un solo allenatore, sicuramente i miei preferiti sono Guardiola, Bielsa e Carlo Ancelotti,  ma anche Klopp e Mourinho. Da milanista quale sono, credo che Ancelotti sia il top nella gestione del gruppo. Altri due allenatori che influenzano le mie idee sono Mourinho e Klopp: il portoghese ha sempre ottenuto il massimo dai propri giocatori ed è un genio di tattica e programmazione metodologica. Il tedesco ha una verticalità che mi fa impazzire: quando ripartono e pressano le sue squadre impressionano».  Una seduta di allenamento tipo? «Le nostre sedute di allenamento sono sostanzialmente di 90 minuti e puntano a ridurre i cosiddetti tempi morti. Poi suddividiamo le due sedute a settimane in 3-4 parti. Alla base di tutto c’è la palla: il 95% delle nostre esercitazioni prevedono l’utilizzo del pallone. Altra caratteristica delle nostre sedute è la diversità, difficilmente in un anno ne facciamo due uguali, cerchiamo ogni volta di stimolare i ragazzi in maniera diversa». Dove le piacerebbe allenare in futuro? C’è qualche sogno nel cassetto?   «Il mio sogno, ben chiuso sottochiave nel cassetto ma pronto ad aprirsi, è di fare l’allenatore a livelli più importanti e magari con società professionistiche. Opportunità ne ho avute, non in società professionistiche ma satellite di queste, però il richiamo del campo era ed è ancora troppo grande. E adesso che non si gioca il calcio mi manca ancora di più. Appena appenderò le scarpette al chiodo sicuramente metterò tutte le mie forze nel calcio allenato: senza calcio non riesco a stare».  Qualche gioia o rammarico? «Non sono uno che vorrebbe rifare o rivivere momenti, perché dagli errori si deve imparare a non commetterne più. Momenti di gioia? Tanti, quindi è difficile sceglierne uno». Siamo alla fine, può raccontarci un andettoto? «L’aneddoto più bello è avvenuto al mare. Sì, perché noi da sempre portiamo a fine anno i ragazzi ai classici tornei estivi. Questi tornei li prendiamo proprio come divertimento, non andiamo mai per far risultato, diciamo. Nel 2019 siamo andati in Riviera Romagnola e nell’ultima partita del girone, ormai di poca importanza, i ragazzi ci hanno chiesto se potevano farsi la formazione. Ovviamente abbiamo acconsentito e così 2-3 ragazzi avevano fatto i giocatori-allenatori, mentre io ed Alessandro facevamo massaggiatore e addetto ai cambi. Si sono completamente autogestiti: difensori che facevano gli attaccanti, centrocampisti che facevano i difensori… risultato? perso ai rigori. Ma loro ricorderanno sicuramente quel momento». In bocca al lupo mister. «Grazie a voi».

POLISPORTIVA CENTROLAGO UNDER 19 - 2020/2021

STAFF MATTEO BOTTI, ALLENATORE ALESSANDRO FAGGI, VICE ALLENATORE ANDREA BUSCEMA, PREPARATORE PORTIERI GIORGIO CHITO’, COLLABORATORE IN PORTA 2002 NICOLA BUSCEMA 2003 MICHAEL CRISTINI IN DIFESA 2003 FABIO CANCELLERINI 2002 KRISTIAN FENAROLI 2003 DAVIDE COTTI PICCINELLI 2003 ANDREA BETTONI 2002 DAVIDE ANTONIOLI 2003 LUCA MAGRANO 2001 MICHELE SALLAKU A CENTROCAMPO 2003 ANDREA GHITTI 2003 MATTEO MAZZUCCHELLI 2003 NICOLA MONTINI 2003 MOHAMED BARA 2003 ARBER LETI 2002 MANUEL FACCOLI 2002 NICOLO’ FELAPPI 2002 GIUDICI PIETRO IN ATTACCO 2003 ANDREA KOCI 2003 ETTORE DUSCI 2003 NICOLA GUERINI 2002 TURLA ELIAS 2002 ALESSANDRO ORIZIO 2001 NICOLAS RIZZI 2001 ANDREA CRISTINI 2001 OMAR BONVICINI  
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