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Concordia Under 19: Fabrizio Giuri è il nuovo allenatore, per il tecnico comincia il terzo mandato biancazzurro

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E' sembrata, già da queste prime battute, l'estate dei grandi ritorni sulle più prestigiose panchine europee: da Massimiliano Allegri, ripresentatosi sotto la Mole dopo l'insofferenza della dirigenza bianconera nei confronti della guida tecnica di Sarri e Pirlo, fino all'inaspettato Carlo Ancelotti, nuovamente in blancos dopo l'addio amaro di Zidane. In quello che è stato uno degli anni più turbolenti per i grandi club, sia per la questione Super Lega che per i molti guai finanziari, insieme con una minore competitività sportiva rispetto alle inglesi, il ricongiungimento con allenatori con uno stile più manageriale, vere e proprie icone idolatrate dalla piazza, sembra quasi un sistema rapido per ricucire con l'ambiente ed aggiungere serenità ad un gruppo in difficoltà. Lo stesso vale anche per i tecnici stessi: Allegri ha sempre dato l'impressione di non aver superare a pieno l'addio con Andrea Agnelli, Carletto invece ha abbassato il tiro, scegliendo società gloriose come Napoli ed Everton, ma con ambizioni certamente ridimensionate rispetto ai grandi club che ha capeggiato per tutto il corso della carriera. Certi rapporti sono così, si autoalimentano nonostante i tanti mesi di lontananza, si completano alla perfezione come pezzi mancanti e unici di un grande puzzle che pare giorno dopo giorno irrisolvibile ed ingarbugliato. Ci sono piazze che hanno bisogno di un certo tipo di figure, e professionisti che necessitano un caratteristico modo di lavorare per realizzarsi. In tutta questa aria di ricongiungimenti, ecco allora il Concordia Robecco cogliere la palla al balzo, mettendo sotto contratto un grande ex bianco azzurro: Fabrizio Giuri è stato ufficializzato come nuovo tecnico della formazione Under 19, in seguito alla conclusione del rapporto con Andrea Gianelli. Il curriculum sportivo definisce già bene la nuova guida tecnica: 15 anni d'esperienza, suddivisi in 4 di pre-agonistica e 11 di agonistica, con la bellezza di 4 campionati vinti tra Magenta, Vimercatese e Robecco, arricchendo la bacheca con un trofeo per ogni categoria condotta (Giovanissimi, Allievi e Juniores). «Ho toccato il mio apice, ho vinto tutte categorie. Avrei potuto anche smettere dopo essermi sistemato questa coccarda sul petto» risponde scherzoso il nuovo coach, euforico dopo l'arrivo nella città di Villa Gaia e Palazzo Archinto. Una carriera cominciata quasi per caso, con il fratello allenato da un giovane Fabrizio Testa, oggi direttore sportivo dei bianco azzurri, e con Fabrizio sempre in tribuna a seguire le gare. Fino all'età di 33 anni, quando il nuovo allenatore dell'Under 19 mise piede per la prima volta nel rettangolo verde nel ruolo di secondo allenatore degli Esordienti 1992 della Rhodense e, dopo soli 6 mesi da secondo, ha piano piano cominciato una scalata tra Cob, Magenta Inveruno, Masseroni, La Biglia, Marnate, Base 96 e molte molte altre prestigiose realtà, senza mai abbandonare una grande passione che per varie ragioni ha potuto interpretare poco nel ruolo di calciatore. Una carriera formativa che continuerà il 14 giugno, con l'inizio del percorso UEFA D. Se gli viene chiesto del proprio stato d'animo, il tecnico non esita ad esprimere la propria felicità per il raggiungimento dell'accordo: «Ho solo pensieri positivi. Mi sento a casa, sarà il mio terzo mandato: la prima volta una decade fa, nel lontano 2011, dopo aver fatto un biennio con gli Allievi 1994 presi in mano la Juniores, chiamato da Testa e Rocchi, vincendo poi il campionato e portando la squadra ai regionali per la prima volta. Poi nel 2017, sempre dopo un colloquio con Rocchi, di ritorno dalla mia esperienza spagnola. Anche in quell'occasione vincemmo il campionato con gli Allievi. Lavoro bene qui, è tutta questione di sensazioni, di come ci si sente con persone che conosco e mi conosco, dove sono sicuro di essere considerato prima come persona e poi come lavoratore. Nelle ultime 3 stagioni non l'ho sentito in Brianza, e questo mi ha costretto a tornare qui. Ho ritrovato persone che erano in società da tempo, a parte Dameno e il Presidente, ma ci siamo già parlati per qualche minuto e ho capito di che tipo di persone per bene e garbate si tratta. Sono entusiasta anche se è un campionato provinciale, non guardo alla categoria. Arrivo da due stagioni di Juniores Regionali A, ma mi interessa solo lavorare». La pianificazione è, da sempre, una delle caratteristiche principali del Concordia Robecco del Presidente Stefano Scacchi. E' infatti lo stesso Giuri ad ammettere che i tempi della trattativa sono stati molto lunghi, già a partire da febbraio. Con la possibilità del blocco delle annate, il DS Fabrizio Testa non ha perso un attimo del proprio tempo alla ricerca di un tecnico che potesse guidare i ragazzi nel recupero di tutto il tempo perso per via dello stop. La scelta è ricaduta quasi subito su Giuri, che dopo una serie di riflessioni ha scelto di sposare il progetto, anche per via dei tanti investimenti nelle strutture e di una serie di conoscenze maggiori all'interno della società. L'analisi del tecnico sulla rosa a disposizione è già precisa ed accurata, anche se gli incontri sono stati finora pochi: «Il gruppo squadra è basato fortemente dai ragazzi del 2003. Credo ci siano ancora delle lacune nel reparto avanzato, dove a primo impatto non ho ancora individuato qualcuno che possa ricoprire quel ruolo seguendo l'interpretazione che intendo trasmettere. La campagna acquisti aiuterà: porterò alcuni giocatori con me in questa avventura. In mezzo al campo ho visto della buona qualità mentre in difesa forse servirà allungare la rosa. Prima di parlare di mercato però sarà importante amalgamarsi in termini di atteggiamento: i ragazzi hanno capito come ragiono, non siamo professionisti ma con presenza e puntualità possiamo lavorare bene e crescere. Ho già visto qualcosina di buono, sono soddisfatto anche se c'è da lavorare.» La domanda più scontata, ma anche quella che riesce a cogliere al meglio le ambizioni di staff e società, riguarda certamente le responsabilità e gli obiettivi imposti dalla giuda tecnica: «Io congiungo le due cose. Avendo fatto spesso i settori giovanili so bene che l'obiettivo primario è mandare giocatori in prima squadra che siano pronti fisicamente, tatticamente, tecnicamente e mentalmente. Non sono tipo che si oppone a chiamate della prima squadra, anzi la mia politica è quella del "prendi chi vuoi". Io sono solo contento. basta che giochino. D'altronde, i giocatori sono della società, non di mia proprietà. Gli obiettivi me li prefiggo io, perché amo vincere e mi piace lavorare: oltre la crescita, dobbiamo stare tra le prime 5 posizioni». Dal 2018 in Brianza, Giuri racconta poi la sua esperienza poco elettrizzante tra Vimercatese, Base 96 e Lentatese, e le principali differenze con il calcio legnanese, spiegando i motivi che lo hanno avvicinato al ritorno: «Parlo sempre serenamente e fuori dai denti. Denoto tanta presunzione in Brianza, vuoi anche per gli impianti più avanzati o per un passato più glorioso, ma penso che in fin dei conti queste questioni siano poca roba. Mi sono sentito spesso usato, perché è difficile gestire una squadra senza una protezione della dirigenza, con la costante paura dell'esonero e l'assenza totale di fiducia nei confronti dell'uomo, non solo del tecnico. Non sentivo tempo, c'era "vinci subito", ma non funziona così. Nel Legnanese sto bene, mentre con la Brianza non riusciamo a venirci incontro». Arriva anche la risposta al dilemma più grande, quello che tiene banco vivacemente tanto nelle trasmissioni sportive più rinomate quanto al bar dello sport più popolato del paese: cosa scegliere tra risultati e bel gioco? Una domanda goliardica, per stuzzicare un allenatore che ama vincere giocando un calcio sempre propositivo. Ed ecco la risposta migliore possibile: «In 15 anni non ho mai spezzato un gruppo di lavoro, non ho mai avuto giocatori che mollano in corso d'opera. Anzi, spesso ero proprio io a riportarli sul campo dopo mesi neri. Ti racconto un aneddoto: dopo i miei due anni a Magenta, ho vinto il campionato e poi sono passato a Robecco. Con me sono venuti in 9 di cui 2 o 3 che avevano giocato veramente poco, nonostante ne avessi bisogno al massimo 3 o 4. Questa è davvero la mia unica vittoria».
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