Cerca

Under 19

Bellusco, Curcio vuole fare chiarezza: «Io espulso a Colnago, ma il clima era surreale. In tutta la mia carriera un solo cartellino rosso»

L'allenatore è stato espulso a fine partita a causa di una situazione mal interpretata dall'arbitro. Dagli spalti insulti personali al tecnico: «Non ho reagito, volevo solo capire il perché di questi atteggiamenti»

Claudio Curcio Bellusco Under 19

Claudio Curcio, tecnico della squadra Under 19 del Bellusco

Lo scorso weekend, durante Colnago-Bellusco, il clima non è stato dei più distesi, anzi, si può dire che gli animi fossero estremamente tesi: durante la partita i tifosi del Colnago hanno fatto sentire la loro presenza sugli spalti. Il problema è sorto quando dal più classico sfottò goliardico si è passati agli insulti verso gli avversari, reiterati più e più volte. Nello specifico, la situazione che ha fatto scoppiare "il caso" è quella che coinvolge, suo malgrado, Claudio Curcio, allenatore del Bellusco.

«Per tutta la partita la situazione era veramente indecorosa. Capisco tutto, lo sfottò ci sta nel calcio e dà anche la carica, ma ad un certo punto dagli spalti ho iniziato a sentire insulti personali. Io non ho assolutamente reagito, perché so come funzionano queste cose e sono il primo che insegna ai miei ragazzi a non avere reazioni in questi casi. A fine partita poi sono andato semplicemente a salutare il loro mister, e un ragazzo continuava a bersagliarmi. L'ho riconosciuto, ed era un ragazzo che avevo allenato in passato e che aveva abbandonato la squadra per un paio di panchine che aveva fatto. Gli ho solo chiesto cosa volesse da me. L'arbitro, povero anche lui, ha mal interpretato nel caos generale ed ha pensato che io stessi rispondendo per le rime agli insulti. Così ha tirato fuori il rosso. Io invece, ci tengo a sottolinearlo, non ho assolutamente reagito».

Curcio ha poi continuato, spiegando l'amarezza che gli ha portato un simile episodio: «Certe cose mi fanno passare la voglia di allenare. Trovo assurdo che si sia permesso tutto questo. In primis, mi aspettavo un intervento dalla società Colnago, che invece non c'è stato. Spero che prima o poi, se gli episodi dovessero continuare, la delegazione intervenga. Noi abbiamo già deciso di agire per quello che ci riguarda come società, e i loro tifosi a Bellusco non entreranno: alla partita c'era anche il nostro direttore sportivo ed era allibito da tutta la situazione».

Il tecnico, che ha spiegato di aver inizialmente pensato anche di procedere per vie legali vista la gravità degli insulti ricevuti salvo poi cambiare idea per non ritrovarsi in situazioni di contrasto, ha poi parlato di come abbia costruito tutta la sua carriera sulla correttezza e sui sani valori dello sport: «Ho allenato in quasi tutte le categorie e so come funziona con i ragazzi: bisogna saper imporre delle regole, ma in primis bisogna volerlo. Tutto deve partire da genitori, dirigenti e allenatori. Sono loro i primi a dover insegnare qualcosa ai giovani. Io ci tengo tantissimo a queste cose e arrivo addirittura a mettere delle sanzioni ai miei ragazzi, pur di far passare il messaggio che l'educazione e il rispetto sono fondamentali nella vita come nello sport. Nello spogliatoio c'è un decalogo, e i ragazzi hanno firmato e controfirmato un regolamento, da rispettare assolutamente».

Ovviamente, il pensiero va anche ai ragazzi, che si sono trovati coinvolti in una situazione per loro assolutamente non piacevole, ma l'allenatore ha detto di esser stato fiero del loro comportamento, perché sono rimasti concentrati sul match e non hanno ceduto alle provocazioni che arrivavano dagli spalti: «Mi cercavano con lo sguardo ed io cercavo di trasmetter loro calma. Sono contento perché se hanno evitato di avere brutte reazioni è anche grazie al lavoro che faccio in settimana sul lato umano. Per me è importantissimo che questi ragazzi crescano così. Nulla per loro deve essere scontato. Come si ha rispetto degli spazi e del materiale che la società ci mette a disposizione, deve esserci rispetto anche per gli avversari. Sempre e comunque».

In conclusione, Curcio si è soffermato sulla stagione e su ciò che può raggiungere la squadra grazie al percorso fatto insieme: «L'obiettivo è la vittoria del campionato. Io ho due patentini, ho tanta esperienza a livello nazionale ed europeo, quindi mi piace vincere. Ho una mentalità vincente. Tuttavia, non sono uno di quelli che vuole vincere a qualsiasi costo, anche in modo cattivo. La vittoria deve arrivare tramite il bel gioco e l'educazione, perché così la soddisfazione sarà doppia».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400