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Villa Valle Under 19, Gianmaria Remonti: «Match analysis e lavoro personalizzato per formare calciatori pensanti»

Gianmaria Remonti Villa Valle
L’arrivo di Gianmaria Remonti sulla panchina del Villa Valle Under 19 lo scorso dicembre ha portato immediati benefici alla squadra, che ha cominciato la nuova stagione confermando i segnali di crescita già visti subito prima della sospensione di marzo imposta dalla pandemia. L’allenatore giallorosso ci ha raccontato obiettivi e metodi dei suoi allenamenti, concentrandosi in particolare sul lavoro da svolgere durante la sospensione del campionato. In primavera eravate stati fermati dopo tre vittorie consecutive, adesso siete partiti con quattro punti in tre giornate. Sono risultati in linea con le vostre aspettative? «Rispetto alla scorsa stagione abbiamo rinnovato molto la rosa per dare il giusto spazio ai ragazzi classe 2003, che si sono dimostrati fin da subito molto disponibili a lavorare secondo i nostri metodi. La prima giornata contro la Virtus Ciserano Bergamo abbiamo faticato più del previsto anche a causa di parecchie defezioni e non siamo riusciti ad opporre una resistenza adeguata. Da lì siamo andati in crescendo, prima battendo lo Sporting Franciacorta pur senza brillare, poi pareggiando contro lo Scanzorosciate con una prestazione tecnicamente molto buona. Purtroppo ci è mancato un po’ di cinismo sotto porta, specialmente con Tiraboschi, un giovane in cui crediamo molto ma che ha bisogno di sbloccarsi per esplodere definitivamente». Rispetto alla prima metà della passata stagione sembrate una squadra completamente diversa. Cosa vi manca ancora per competere con le formazioni migliori? «Molti giocatori stanno pagando il passaggio dal campionato Allievi che hanno disputato lo scorso anno, a un torneo di livello nazionale come questo che richiede un elevato di concentrazione maggiore per tutta la durata della gara. Se l’anno scorso giocavano quasi tutta la partita nella metà campo offensiva, potendo permettersi di abbassare ogni tanto la guardia, quest’anno ogni disattenzione rischia di essere pagata a caro prezzo. Devo ammettere che i tanti anni di gavetta nel settore giovanile mi facilitano nell’approccio coi miei ragazzi: ciascuno ha il suo carattere e bisogna saperli prendere nel modo giusto per spronarli e motivarli». Ci sono delle linee guida comuni tra il lavoro che svolgete voi e quello della prima squadra? «Certamente. Innanzitutto quando possibile mandiamo quelli che dimostrano di essere più pronti ad allenarsi con la prima squadra, in modo tale che iniziano ad abituarsi ai carichi di lavoro richiesti per giocare in Serie D. Poi stiamo cercando di emulare il loro sistema di gioco, anche se si tratta di un aspetto di minore importanza: il concetto che più vogliamo fargli assimilare è la necessità di diventare calciatori pensanti, capaci di adattarsi a diversi schemi per sfruttare le superiorità che si vengono a creare di volta in volta contro avversari diversi. Chiaramente a questa età sono tutti molto esuberanti e nella nostra categoria gli permettiamo ancora una discreta libertà d’azione, soprattutto negli ultimi venti metri. Chi intende fare il salto di categoria, però, deve essere cosciente che è necessario adattarsi a una squadra molto più codificata a livello tattico». L’obiettivo principale dei vostri allenamenti è quindi insegnare ai giocatori a leggere il gioco per comportarsi di conseguenza? «Esatto! Ragionando sui principi, il calciatore deve essere in grado di sviluppare una scelta in base alle opportunità che si presentano in partita, per riuscire a dare un contributo non solo come singolo ma come membro di una squadra. Per questo motivo utilizzo molto anche la match analysis, riprendendo sia le gare che gli allenamenti. Sul campo è facile avere una percezione sbagliata degli spazi che si creano e di come ci si dovrebbe muovere, ma rivedendosi al video i ragazzi comprendono più facilmente l’errore e si convincono più rapidamente delle correzioni da apportare. Confesso che avere dei giocatori che mi chiedono i filmati ogni volta per potersi riguardare è qualcosa che dà enorme soddisfazione». Che tipo di lavoro avete preparato per sfruttare questa pausa forzata? «L’unica cosa che possiamo fare è provare a non sprecare tutta la preparazione fatta quest’estate. Per questo ho assegnato a ciascuno un lavoro individuale da svolgere, così da non dover ripartire da zero quando potremo tornare sul campo. Chiaramente senza contatto siamo costretti a rinunciare ad alcuni aspetti, come le marcature e il pressing, che difficilmente possono essere simulati a distanza. Si potrebbe fare qualcosa sull’aspetto posizionale, i tempi di gioco e le linee di passaggio, ma il calcio è uno sport in cui il contatto fisico è importante sia per il difensore che per l’attaccante. Per questo ci auguriamo di poter tornare al più presto a svolgere un lavoro più completo».
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