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Vis Nova Under 19, l'urlo di gioia di Pietro Ferrario: dal calvario infortuni al gol al "Franco Ossola"

Vis Nova - Castellanzese under 19 nazionali- Ferrario

Vis Nova - Castellanzese under 19 nazionali Ferrario Pietro

Ci sono storie che a volte sembrano avere un filo diretto con il destino, una connessione particolare per cui tutto prima o poi appare avere un senso. Ci sono poi ragazzi, come Pietro Ferrario, attaccante classe 2002 del Vis Nova, per cui il destino sembra avere una particolare attrazione, e per cui se si arriva ad ascoltare fino alla fine la sua storia e ci si guarda indietro, non si può non pensare a come sì, qui il destino si sia veramente divertito nello scrivere la sua trama. La storia di Ferrario inizia con la sua passione per il calcio, filo conduttore di tutta la sua vita: «Ho iniziato a giocare a 7 anni nella squadra del mio paese, il Fulgor Appiano, e allenandomi praticamente di fianco a dove si allenava l’Inter ed essendo io interista, la passione mi è venuta fin da subito. Ho giocato lì fino ai Giovanissimi, quando ho ricevuto la chiamata dell’Accademia Como, che per me era già un qualcosa di straordinario perché era vista come una grandissima squadra. Ho giocato tre anni all’Accademia, in cui abbiamo fatto delle stagioni incredibili ed in cui sono cresciuto davvero molto dal punto di vista tecnico. Dopo questa esperienza ho ricevuto la proposta del Vis Nova a cui ho subito detto di sì, specialmente per il fatto che finalmente potevo confrontarmi in un campionato regionale; dopo un po’ di spaesamento iniziale, anche grazie all’aiuto della società, sono riuscito ad ambientarmi alla grande, tanto da arrivare lo scorso anno a fare la preparazione precampionato con la prima squadra». Un percorso che sembra filare liscio il suo, ma oltre al talento, la carriera di Ferrario ha un altro elemento di rilievo: la sfortuna. È ancora alla Fulgor Appiano quando l’Inter mette gli occhi su di lui e gli organizza un provino, tuttavia, due giorni prima, un brutto infortunio al ginocchio gli fa perdere quello che è un primo importante treno. L’occasione gli si ripresenta però un paio di anni più tardi, quando è il Como a notarlo e a volerlo visionare da vicino; anche qui però, la sfortuna si mette di mezzo, e nell’ultima partita prima del provino è ancora un problema al ginocchio a fargli perdere questa nuova opportunità. Sembra una maledizione quella di Ferrario, e lo sembra ancora di più, quando all’inizio della scorsa stagione, si imbatte in nuovo infortunio, questa volta però, il più grave di tutti: «Avevo iniziato la preparazione con la prima squadra in Eccellenza, ero motivato e con tantissima voglia di fare; tuttavia, l’inizio con loro non era andato molto bene: arrivavo in un calcio totalmente diverso, in cui c’erano maggiori pressioni e confesso di avere avuto anche un po’ di timore; per questo motivo avevo chiesto al Direttore Sportivo Barollo di fare una partita con i miei compagni in Juniores, per riuscire a ritrovare un po’ di sicurezza in più. Durante questa partita, nel secondo tempo avevo preso palla sulla fascia, dopo essere uscito da un paio di contrasti ho ricevuto una spinta da dietro e mentre correvo sono caduto sul ginocchio sinistro: sinceramente all’inizio ho pensato fosse solo una botta, anche perché lo scontro non era stato molto duro; il giorno dopo però ho iniziato a sentire parecchio dolore e lì ho capito che era qualcosa di grave. Ho fatto delle visite e la risonanza magnetica alla fine ha dato l’esito che speravo non desse: rottura del legamento crociato posteriore». Un infortunio, l’ennesimo, che sa tanto di beffa, per un talento che fin troppe volte ha dovuto rinunciare alle sue occasioni guadagnate con impegno e fatica. Come detto però, il destino ricopre un ruolo cruciale nella storia di Ferrario. Si opera al ginocchio, e dopo un anno di calvario riesce a recuperare e a tornare finalmente a disposizione della sua squadra. La partita del suo nuovo esordio però, non è una partita qualsiasi, bensì la trasferta al “Franco Ossola” contro il Città di Varese, valevole per il campionato nazionale Under 19. Parte dalla panchina, in una partita molto tesa e che nonostante le occasioni da una parte e dall’altra non sembra smuoversi dallo 0-0; ma è proprio qui, che il destino decide di fare finalmente la sua comparsa: siamo in pieno recupero, e dopo essere entrato nella ripresa, Ferrario vince un duello a centrocampo, e lascia partire un sinistro dai 30 metri che si insacca in rete. È il gol della vittoria, ma è ancora di più il gol della liberazione: «Quando ho fatto partire il tiro sapevo già come sarebbe andata a finire, me lo sentivo dentro, ed anche nei giorni prima in cui continuavo a pensare alla partita. Quando la palla è entrata ho cercato subito mio padre sugli spalti, perché specialmente nel brutto periodo dell’infortunio, la mia famiglia mi è stata tantissimo vicino. È stato un gol ed una partita che mi ricorderò per tutta la vita». Sembra la chiusura perfetta di un cerchio, ma se c’è una cosa che ha sempre contraddistinto Ferrario è proprio la capacità di crescere grazie anche alle esperienze negative, e dunque, ci crede ancora l’attaccante del Vis Nova, che non vuole fermarsi alla gloriosa giornata del “Franco Ossola”, ma si pone degli obiettivi per poter riprendere quel treno che troppe volte gli è sfuggito via: «Quest’infortunio mi ha fatto crescere molto, sia dal punto di vista caratteriale che mentale. Quest’anno il mio obiettivo è esordire in Serie D e ritornare nel giro della prima squadra, anche se so che non sarà semplice. Un altro obiettivo che ho, anche se forse è più giusto parlare di sogno, è fare parte di una Primavera o di una Primavera 2, in modo da girare l’Italia per giocare a calcio: sarebbe bellissimo». Un sogno, che per uno come lui, abituato a vincere sfide ben più difficili, potrebbe trasformarsi in un nuovo capitolo di una storia, di cui il destino ne è stato fin qui uno sceneggiatore da Oscar.  
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