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Scanzorosciate Under 19, la soluzione di Carrara: «Mantenere le stesse annate anche la prossima stagione per far maturare i ragazzi»

Fabio Carrara Scanzorosciate
Tornato ad allenare le giovanili dello Scanzorosciate nel gennaio scorso, dopo una pausa per motivi familiari, quest’estate Fabio Carrara è stato promosso sulla panchina degli Under 19. Quattro punti nelle prime tre giornate sono il suo biglietto da visita nella nuova categoria. Prima della sospensione del campionato avete ottenuto una vittoria, un pareggio e una sconfitta, risultando per adesso una delle migliori difese del girone. È un avvio che rispecchia le sue aspettative iniziali? «Voglio, innanzitutto, ringraziare la società per avermi dato l’opportunità di mettermi in gioco per la prima volta in questa categoria dopo una lunga gavetta con le giovanili. Da parte mia c’è grandissimo entusiasmo per questa nuova sfida. Come da filosofia societaria, abbiamo cominciato la stagione aggregando 4 ragazzi del 2002 in pianta stabile alla Prima squadra, oltre a due ragazzi del 2003 che si sono allenati con noi soltanto sporadicamente. Conoscevamo però le nostre lacune e abbiamo iniziato a lavorarci fin da subito con grande impegno, riuscendo così a mascherare bene anche i problemi dovuti alle assenze. I ragazzi hanno sempre dato il massimo e fino allo stop le nostre prestazioni sono state in crescita. L’unico rimpianto è il gol del pareggio subito nel finale contro il Villa Valle: avevamo ribaltato il risultato e la vittoria era alla nostra portata ( qui la cronaca del 2-2 dello scorso 25 ottobre). Come state affrontando la pausa per non perdere tutto il lavoro svolto durante l’estate? «Quando ci siamo ritrovati il 23 di agosto abbiamo diviso in due fasi il periodo che ci separava dall’inizio del campionato: nella prima ci siamo concentrati sulla ripresa dell’attività fisica, un lavoro specifico reso necessario dal lungo periodo di inattività; nella seconda, invece, siamo tornati ad allenarci in modo tradizionale. A differenza di allora, il problema è che oggi viviamo alla giornata non sapendo esattamente quando potremo tornare in campo. Non avere una data precisa comporta per i calciatori un inevitabile calo di concentrazione che li porta a lavorare a marce più basse rispetto a quando c’è lo stimolo di una partita imminente. L’auspicio è di poter tornare presto in campo, altrimenti sarebbe necessaria una riflessione più approfondita per noi che lavoriamo nei dilettanti perché un campionato a singhiozzo non fa bene a nessuno». Lei cosa propone? «Tra alcuni colleghi circola l’idea di mantenere le stesse annate anche per la prossima stagione. Pensiamo, ad esempio, a un ragazzo del 2004 che l’anno scorso si è affacciato alla categoria Allievi ed è stato fermato a febbraio. Quest’anno ha giocato tre partite, poi hanno sospeso nuovamente il campionato e tutt’ora non ci sono certezze su come portare a termine la stagione. In teoria dal prossimo agosto dovrebbe esordire nell’Under 19, ma l’esperienza che non ha potuto fare in questi due anni non la recupera più. Per ora si tratta soltanto di una riflessione, ma dobbiamo essere realisti e le premesse sulla possibilità di disputare l’intero campionato non sono buone». Quanto è importante l’esperienza maturata in tanti anni nel settore giovanile? «I miei giocatori fanno parecchi sacrifici e impegnano molto del loro tempo libero per allenarsi e migliorarsi, ma senza le giuste motivazioni il rischio è quello di non rendere al massimo delle proprie potenzialità. L’esperienza serve proprio a questo: capire come prendere i ragazzi e metterli nelle condizioni mentali perfette per potersi esprimere al meglio. La psicologia degli adolescenti è cambiata molto nell’ultimo decennio: prima, se si veniva lasciati in panchina, al successivo allenamento si correva il doppio per dimostrare all’allenatore che aveva sbagliato; adesso, nella maggior parte dei casi, la reazione è un calo di fiducia nei propri mezzi, con la conseguenza di abbassare il proprio rendimento. Questo aspetto oggi è ancora più importante rispetto al passato perché si tende a portare molti più giovani in prima squadra, e relazionarsi con loro nel modo giusto li aiuta a dare il massimo». Ci vuole rivelare qualche dettaglio dei suoi metodi di allenamento? «Faccio spesso ricorso alla match analysis filmando le partite con una GoPro fissata a metà campo. La preferisco rispetto alla videocamera tradizionale perché col campo largo mi permette di vedere meglio i movimenti di reparto. Inoltre, quest’anno ho la fortuna di avere un papà che filma anche dalla tribuna, quindi ho la doppia prospettiva delle azioni. Ogni settimana io taglio gli spezzoni che ritengo più significativi e li mostro ai giocatori, che in questo modo capiscono meglio dove hanno sbagliato e come correggersi. Tante volte, presi dalla trance della partita, i ragazzi non riescono a rendersi nemmeno conto di alcuni dettagli, che rivisti a freddo nei video risultano molto più chiari. Inoltre è un metodo di allenamento utilizzato di frequente nelle prime squadre, pertanto abituarsi fin d’ora gli tornerà molto utile nei prossimi anni».
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