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Crema Under 19, il direttore-allenatore Andrea Baretti: «No al blocco delle annate, spesso si è stati fin troppo critici con il CRL»

Andrea Baretti Crema
Dopo una stagione difficile, con soli quindici punti in venti partite al momento della sospensione del campionato, e la necessità di ottimizzare le risorse imposta dal momento particolare che sta attraversando il paese, al Crema l’onere di guidare la squadra Under 19 se l’è assunto direttamente il direttore generale Andrea Baretti. Con un passato da allenatore e da direttore sportivo, il dirigente bergamasco è approdato alla società bianconera nell'estate 2018 dal Brusaporto assumendo il ruolo di direttore tecnico del settore giovanile. Grazie ai risultati ottenuti in questo biennio, lo scorso agosto è stato promosso a direttore generale. Com'è nata l’idea di tornare ad allenare e quali implicazioni comporta lo svolgimento di questo doppio incarico? «Chiaramente si tratta di una soluzione non ideale che in un periodo normale non sarebbe mai stata presa in considerazione. Tuttavia, stiamo attraversando una situazione di emergenza a livello nazionale che ci ha posto di fronte alla necessità di far combaciare due esigenze: da un lato ottimizzare le risorse a disposizione, dall'altro sfruttare la mia conoscenza della squadra per evitare di dover ripartire completamente da zero». Quest’anno la vostra Under 19 è stata inserita nel girone emiliano. Come giudica il vostro inizio di stagione? «Per noi è un girone tutto da scoprire per quanto riguarda gli avversari, e decisamente più scomodo sotto l’aspetto logistico. Il gruppo ha delle buone individualità, ma deve ancora compattarsi, trattandosi dell’unione di due annate che devono amalgamarsi bene. Per ora i risultati sono abbastanza positivi, considerando che l’unica sconfitta è arrivata col Rimini, formazione reduce dal campionato Primavera 3. Il nostro obiettivo però è quello di preparare i ragazzi a fare il salto in prima squadra, come già successo a tre elementi aggregati fin in estate che hanno già esordito tutti». Su quali aspetti vi state concentrando in allenamento? «Stiamo provando a trasmettere gli stessi principi di gioco che utilizza la prima squadra, sempre nell'ottica di prepararli al salto di categoria. Quindi stiamo lavorando principalmente sull'intensità e sulla costruzione del gioco da dietro. Come modulo al momento ci siamo dovuti adattare alle caratteristiche dei ragazzi, ma col passare del tempo vedremo se sarà possibile allinearci con quello che usa Andrea Dossena». [caption id="attachment_241328" align="alignnone" width="896"] Andrea Dossena, a destra, sulla panchina del Crema[/caption] Sembra che la scelta di puntare sull’ex giocatore della nazionale stia cominciando a dare i risultati sperati, con dieci punti raccolti in sole quattro giornate. Pensa che la squadra possa puntare alla promozione? «No, assolutamente, dobbiamo continuare a lavorare sodo senza fare voli pindarici. È vero che ad un gruppo molto giovane sono stati aggiunti validi giocatori di categoria, e quindi l’obiettivo non è più semplicemente quello di salvarci, ma è troppo presto per capire se questo è il nostro reale valore, tenendo anche presente che la stagione in corso è molto particolare e piena di incognite. Quello che possiamo dire al momento è che il lavoro di Dossena sta dando frutti incredibili in termini di immagine, di mentalità e di stimoli per i ragazzi. Per noi lottare per i playoff sarebbe già un traguardo molto importante». Per quanto riguarda il settore giovanile, invece, quali sono gli obiettivi stagionali? «Chiaramente senza allenarsi è difficile aspettarsi una crescita tecnica dei ragazzi. Noi stiamo lavorando attentamente su altri valori come l’attaccamento alla squadra e al calcio. Stiamo cercando di stare vicino ai ragazzi e alle famiglie, facendogli capire che la società è sempre presente e segue scrupolosamente tutte le indicazioni per proseguire l’attività in sicurezza. Ad agosto abbiamo fatto subito i test sierologici alla prima squadra, alla Juniores e a tutti i tecnici del settore giovanile. Poi abbiamo preso dei test rapidi, quelli coi pungidito, per tenere controllati i ragazzi durante l’anno, almeno dalla categoria giovanissimi in su. Questo ci è servito anche per garantire alle famiglie che i loro figli vengono a giocare in un contesto sicuro. Per noi il dialogo con le famiglie è molto importante e facciamo tre riunioni ogni stagione. Il nostro segreto è la chiarezza: per ogni categoria spieghiamo bene se è prioritario dare spazio a tutti o selezionare per far crescere giovani talenti da portare fino in prima squadra. È importante non creare aspettative sbagliate per prevenire possibili malumori». Pensa che il blocco delle annate la prossima stagione possa aiutare i ragazzi a maturare? (leggi qui la soluzione proposta da Fabio Carrara) «Personalmente sono contrario se parliamo di un blocco totale, perché così si creano dei problemi con le categorie dei più giovani e rischiamo di non essere più allineati con gli altri paesi europei. Credo che si possa valutare una stagione di transizione con delle deroghe per i più grandi, Allievi e Juniores, così da permettere a chi ne ha bisogno di fare l’esperienza che non ha potuto fare in queste stagioni. Ad esempio, la scelta fatta coi ‘99 in Serie D ha aiutato notevolmente i ragazzi a giocare con continuità». In conclusione, Baretti ha voluto dire la sua riguardo alle polemiche seguite alla scelta del Comitato Regionale Lombardia, presieduto dal padre Giuseppe, di fissare la ripartenza dei campionati regionali direttamente al 7 febbraio 2021 (leggi qui il comunicato con cui sono state stabilite le date) affermando che: «Spesso si è stati fin troppo critici col CRL. La scelta di sospendere l’attività fino a febbraio all'inizio è sembrata impopolare, però pian piano tutti i Comitati hanno copiato la soluzione adottata dalla Lombardia facendo tribolare di più le loro società, che al contrario delle nostre non hanno potuto beneficiare di una programmazione chiara. È corretto criticare le scelte che non si condividono, ma credo che bisogna anche valutare l’obiettivo con cui viene fatto, che in Lombardia è sempre in funzione delle società. È ovvio che la LND è grande, copre un territorio molto vasto e non tutte le scelte vengono prese allo stesso modo. Ci sono decisioni che non vengono prese a Milano, ma sono calate dall'alto e che vanno accettate, anche a malincuore. Quando si prendono decisioni difficile è normale che su oltre 1400 società della Lombardia non tutte saranno felici, però se uno riesce ad ottenere determinati consensi significa che è stato in grado di offrire qualcosa, oltre alla disponibilità che è sempre stata riconosciuta».
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