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Brusaporto Under 19, dopo una lunga gavetta Rota guarda al futuro: «Sono molto ambizioso, voglio che questo sia un trampolino di lancio»

Alberto Rota Brusaporto Under 19
Dopo una lunga gavetta tra settore giovanile e Prima Categoria, quest’estate Alberto Rota ha accettato la proposta del Brusaporto di sedere sulla panchina dell’ Under 19. Per l’allenatore gialloblù si tratta di una grande occasione per mettersi in mostra e i risultati delle prime giornate sono incoraggianti, considerando che la squadra è reduce da una stagione complicata: dopo la meritata vittoria sul campo dello Sporting Franciacorta e l’ingenua sconfitta subita dalla Virtus Bolzano, i bergamaschi hanno impensierito la favorita Virtus Ciserano Bergamo capitolando solo per un rigore negli ultimi minuti. Finalmente una grande opportunità dopo una lunga gavetta. Lo considera un punto di arrivo o un trampolino di lancio? «Io sono molto ambizioso in tutto quello che faccio e sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Ora voglio fare bene qui al Brusaporto, ma tra qualche anno mi piacerebbe avere l’opportunità di guidare una prima squadra dalla Promozione in sù. Ho appeso gli scarpini al chiodo molto presto a causa di alcuni problemi fisici, per questo ero molto giovane quando ho cominciato ad allenare alla Fiorente col compianto Albino Maffioletti, recentemente scomparso. Dopo una lunga gavetta in tutte le categorie giovanili mi viene data un’ottima opportunità al San Paolo, dove vinciamo il campionato Juniores regionale con sette giornate d’anticipo. L’anno successivo subentro sulla panchina della prima squadra che militava in Eccellenza, sfiorando la salvezza all’ultima giornata. Tuttavia non mi sentivo ancora pronto per allenare a quei livelli, così ho preferito scendere in Prima Categoria. Quest’estate ho ricevuto la chiamata del direttore sportivo Trapletti, che mi conosce dai tempi del San Paolo, e sono stato felice di accettare la proposta del Brusaporto». Guardando i vostri primi risultati si ha la sensazione che avreste potuto raccogliere più dei tre punti che avete oggi in classifica. «Si, effettivamente l’inizio di campionato ha fornito delle buone indicazioni, soprattutto considerando che avevamo metà squadra indisponibile. Il rigore nel finale contro la Virtus Ciserano Bergamo ha lasciato l’amaro in bocca perché meritavamo il pareggio, mentre col Bolzano abbiamo pagato a caro prezzo alcune ingenuità. Finalmente abbiamo recuperato tutti gli assenti e non vediamo l’ora di tornare in campo per scoprire il nostro reale valore». Qual è l’idea di calcio che sta cercando di trasmettere alla squadra? «Noi abbiamo una filosofia molto pragmatica che si basa su una grande intensità di gioco: vogliamo provare ad essere sempre aggressivi sul pallone e, in fase di possesso, preferiamo giocare palla a terra piuttosto che cercare i lanci lunghi. Per questo prediligo il 4-3-1-2, perché col rombo in mezzo al campo i miei centrocampisti si scambiano continuamente di posizione e si inseriscono a turno, a seconda degli spazi che ci lasciano gli avversari e di quelli che siamo bravi a creare con la circolazione di palla. In fase difensiva invece giochiamo sempre l’uno contro uno. In allenamento lavoriamo tantissimo con la palla fin dai primi minuti, così da sfruttare la freschezza mentale dei ragazzi per cercare di fargli assimilare i concetti più facilmente. Il lavoro a secco, necessario se vogliamo tenere i ritmi alti, lo lasciamo per l’ultima parte». Quali obiettivi avete per questa stagione? «Ovviamente, essendo la Juniores un bacino per la prima squadra, la richiesta principale che ho ricevuto dalla società è quella di far crescere i giocatori per prepararli al salto di categoria. Alcuni sono già andati ad allenarsi con la Serie D e contiamo di farli inserire con maggiore continuità. Per raggiungere questo obiettivo vogliamo formare calciatori duttili, che sappiano adattarsi in varie situazioni. In questo modo avranno maggiori opportunità di giocare in futuro, indipendentemente dal sistema di gioco scelto dall’allenatore del momento».
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