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Desenzano Calvina Under 19, Massimo Ugolini «La mia esperienza da match analyst allo Shakhtar di Lucescu al servizio della Juniores»

Massimo Ugolini Desenzano Calvina
Dopo oltre dieci anni in giro per l’Europa come match analyst nello staff di Mircea Lucescu, vincendo con lo Shakhtar Donetsk sei Prem”jer-liha, cinque Coppe d’Ucraina, sei Supercoppe nazionali e la Coppa Uefa 2008/09, Massimo Ugolini ha scelto di tornare a casa per privilegiare la famiglia e da agosto allena gli Under 19 del Desenzano Calvina. Dopo la sospensione del campionato Juniores per Covid e la ripresa inizialmente fissata per dicembre, il calendario ha subito diversi slittamenti, l’ultimo di questa settimana che posticipa il ritorno in campo al 13 febbraio. Solitamente si dice che ad un nuovo allenatore serve tempo per trasmettere i suoi princìpi alla squadra. In questo caso forse il tempo è l’unica cosa che abbonda, anche se manca tutto il resto. «Purtroppo è un tempo vuoto, perché in questi mesi senza partite è difficile far assimilare concetti ai giocatori che poi non possono applicare sul campo. C’è da dire, però, che il grosso del lavoro è stato fatto durante il precampionato e ci ha permesso di arrivare alla prima giornata avendo già assimilato abbastanza bene quantomeno il piano A». Quali sono le idee di gioco che sta cercando di infondere nei suoi giocatori? «Ovviamente ciascun allenatore ha un ideale di calcio a cui s’ispira, però bisogna fare i conti innanzitutto con le caratteristiche fisiche e tecniche dei ragazzi a disposizione. Noi abbiamo una carenza sul piano dei centimetri, quindi prediligiamo il gioco palla a terra impostando l’azione dal basso. In fase di non possesso, invece, chiedo una pressione alta per cercare di recuperare il pallone il più possibile vicino alla porta avversaria». Come state lavorando durante questa lunga sosta per arrivare pronti alla ripresa del campionato? «In questo momento siamo fermi per due casi di Covid riscontrati dopo le feste, ma abbiamo in programma un nuovo ciclo di tamponi per consentire a tutti coloro che risulteranno negativi di tornare subito in campo. Oltre a un lavoro individuale per mantenere una condizione fisica quantomeno accettabile, stiamo sfruttando molto la match analysis per capire sia gli errori che abbiamo commesso nelle prime giornate, sia i movimenti che dobbiamo fare in campo ispirandoci alle squadre professionistiche». Immagino che per i suoi giocatori sia stata la prima volta che hanno lavorato con la match analysis. Qual è stata la loro reazione? «Chiaramente per il momento siamo ancora all’abc, però si sono mostrati subito disponibili e aperti nei confronti di tutto quello che ho proposto. Da un punto di vista emotivo l’effetto è stato duplice: da un lato l’entusiasmo di utilizzare uno strumento nuovo e la possibilità di rivedersi in campo, dall’altro la presa di coscienza degli errori commessi. Tante volte un calciatore non si rende conto degli sbagli che fa in campo, e il confronto con l’allenatore si riduce ad uno scontro tra due punti di vista differenti. Rivedendosi nel video, invece, ci si rende conto di quanto accaduto realmente, e questo li sprona a lavorare con maggiore convinzione per correggersi». [caption id="attachment_256071" align="alignnone" width="900"] Massimo Ugolini sulla panchina del Desenzano Calvina Under 19 nella sfida contro il Trento[/caption] Com’è il morale della squadra dopo questo ennesimo rinvio? «Ogni volta che arriva la notizia che la ripresa del campionato è stata posticipata c’è un inevitabile momento di sconforto, non solo per i ragazzi ma anche per noi tecnici e per la società. Devo però riconoscere ai miei giocatori una grande forza di volontà, perché recuperano molto in fretta l’entusiasmo riuscendo a vedere il lato positivo anche in questa situazione oggettivamente difficile, ovvero la possibilità di migliorarsi ulteriormente per arrivare alla prossima partita ancora più preparati». Oggi le principali società si sono dotate di una struttura interna per la match analysis, altre si affidano ancora allo staff dell’allenatore. Dall’alto della sua esperienza, quale ritiene che sia la soluzione migliore? «A livello utopistico servirebbero entrambe le strutture che dovrebbero collaborare tra loro, scambiandosi informazioni e arricchendosi a vicenda. Ciò è esattamente quello che avviene alla Red Bull, la società più all’avanguardia da questo punto di vista e che non a caso sta formando ottimi allenatori. Purtroppo questo diventa più difficile quando si tratta di allenatori affermati, abituati ad esprimere un certo tipo di calcio e poco inclini a metterlo in discussione. Loro tendono ad affidarsi esclusivamente ai propri collaboratori fidati». Com’è cambiato il calcio negli ultimi vent’anni? «Una volta le squadre giocavano sempre in un modo, cambiando magari qualche interprete ma con uno spartito ben definito, e per osservarle era necessario assistere dal vivo alle partite. Con gli strumenti che abbiamo a disposizione adesso è molto più facile studiare sia gli avversari sia le innovazioni tattiche degli allenatori. Oggi il calcio è in continua evoluzione: ad alti livelli ogni squadra deve avere sempre dei piani A, B e C, altrimenti puoi sorprendere il tuo avversario per mezz’ora, ma poi ti prendono le misure e ti neutralizzano». Sente ancora Lucescu? Quest’estate il suo passaggio alla Dynamo Kiev ha fatto molto discutere per la storica rivalità tra i biancoblu e lo Shakhtar Donetsk… «Quando è diventato Commissario Tecnico della Turchia e io ho scelto di non seguirlo dando la priorità alla famiglia, i rapporti si sono un po’ raffreddati. Negli ultimi mesi invece siamo tornati a sentirci frequentemente. Solo uno come lui, che a 75 anni dimostra ancora una grandissima voglia di allenare e mettersi in gioco, poteva accettare questa sfida». Nella sua pur breve esperienza a Brescia, come collaboratore di Ivo Pulga, ha avuto modo di osservare da vicino Tonali. Si aspettava che potesse fare così fatica ad imporsi nel Milan? «Tonali è un ragazzo speciale, e non mi riferisco soltanto alle qualità tecniche: al giorno d’oggi è bellissimo vedere che ci sono ancora giocatori che chiamano il proprio presidente per chiedergli la cessione alla squadra del cuore. Anche il fatto che ha chiamato Gattuso per chiedergli il permesso di indossare la maglia numero 8 dimostra di che pasta è fatto. In questo momento ha davanti Bennacer che negli ultimi mesi è stato uno dei migliori centrocampisti della Serie A, ma ha tutte le qualità e le motivazioni necessarie per riuscire a ritagliarsi il suo spazio».
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