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L'intervista

Il tecnico lascia la squadra e sogna il professionismo: «Nel mio calcio applico la neuroscienza»

Il mantra dell'allenatore: «Praticare ogni giorno un esercizio diverso senza mai fare le stesse cose»

Giorgio Frigau AC Leon

UNDER 19 NAZIONALE AC LEON: Giorgio Frigau, il tecnico rivoluzionario che insegue il sogno di una panchina tra i professionisti

Dopo aver conquistato pochi punti nel corso della stagione, l'AC Leon e il tecnico Andrea Rivoltella decidono di non proseguire insieme e la società di Vimercate decide quindi di affidare la panchina a Giorgio Frigau, che in poco tempo si conquista subito la fiducia dei giocatori e con loro riesce a raggiungere importanti risultati, ottenendo 3 pareggi e 5 vittorie in 8 partite, tra cui il successo per 5-0 in casa della Castellanzese, futura vincitrice del campionato. Ottimi risultati con cui il tecnico saluta la formazione brianzola.

Com'è stata l'esperienza sulla panchina della Leon?
«Abbiamo lavorato molto fin da subito perché ho trovato i ragazzi in uno stato di forma non ottimo. È stata una bella esperienza, abbiamo ottenuto bellissimi risultati, come lo 0-5 in casa della Castellanzese e sono riuscito a dare continuità ai risultati della squadra, rimanendo imbattuto per diverse partite di fila. Dispiace essere arrivato tardi, magari con qualche mese di anticipo avremmo ottenuto obiettivi importanti»

Come sei riuscito a dare continuità ai risultati?
«Ho studiato molto e ho scritto anche un libro sulla mia ideologia e metodologia di calcio. Per farlo mi sono ispirato a diversi studiosi tra cui Riccardo Capanna, ex preparatore atletico di Roma, Inter e Juventus. Il concetto che deve passare è che bisogna cambiare il modo di insegnare calcio ai giovani per poter aiutarli a crescere meglio. Io cerco di utilizzare la neuroscienza applicata al calcio. In pratica nei miei allenamenti i giocatori utilizzano sempre il pallone e si preparano alle partite con diversi esercizi che li aiutano a migliorare la tecnica, la qualità dei passaggi e il modo di fare calcio. Per me i giovani non sono maratoneti, sono contrario alla preparazione atletica basata unicamente sulla corsa e sulla resistenza. Non è corretto allenare i giovani solo da un punto di vista aerobico. Ho creato un metodo che si chiama "Real Event", che consiste nel praticare ogni giorno un esercizio diverso senza mai fare le stesse cose. Ho scritto anche un libro due anni fa intitolato "Allenare nel mondo dei ragazzi è un gioco da ragazzi" e presto ne arriverà un altro. Ho avuto poco tempo per lavorare con questa squadra anche se sono riuscito a ottenere lo stesso ottimi risultati».

Cosa pensi di aver lasciato ai ragazzi?
«Quando li ho allenati il primo giorno l'umore era diverso e il clima non era dei migliori. Siamo riusciti a chiudere la stagione con il sorriso e con la consapevolezza di aver dimostrato a tutti il nostro potenziale. Dispiace non aver scalato molte posizioni e mi dispiace anche lasciarli».

Sai già in quale società allenerai la prossima stagione?
«Ho allenato in tutte le categorie giovanili e non, sono partito dai bambini e sono arrivato all'Under 19 Nazionale. Credo di aver raggiunto dei livelli di competenza elevati e ora vorrei raggiungere obiettivi importanti. Sono una persona ambiziosa, vorrei entrare in un mondo professionistico».

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