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Castelleone Under 19, alla scoperta del tecnico Tarletti: «Nel calcio come nella vita, nulla è dovuto»

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Personalità e leadership sono due delle qualità principali per descrivere Andrea Tarletti, allenatore del Castelleone che non si nasconde e ammette che uno degli obiettivi stagionali era quello di consolidarsi nei piani alti della classifica in un campionato molto competitivo. Prima dei risultati per Tarletti, è importante curare la crescita dei ragazzi, in questo modo si possono ottenere risultati importanti. Padrone di un calcio sano, in cui la passione è il motore di tutto e il sacrificio l’ingranaggio che permette alla macchina di funzionare, il tecnico del Castelleone si rivela un grande uomo di sport. Com’è iniziata la sua carriera da allenatore? «Inizio nel settore giovanile della Soresinese come allenatore in seconda, prima nella categoria Giovanissimi poi nella Juniores regionale al fianco del tecnico Negretti. Dopo queste prime esperienze alleno da solo i Giovanissimi interregionali del Castelleone, arrivando alle fasi finali del campionato e sfiorando l’impresa. Inizia qui la mia scalata a cominciare da Romanengo, passando 4 anni indimenticabili in cui ho iniziato allenando i Giovanissimi provinciali per arrivare, dopo un campionato vinto, alla categoria Juniores regionale. Sono stati 4 anni contornati da persone fantastiche partendo dai giocatori per arrivare allo staff e alla dirigenza, un’esperienza che non dimenticherò mai. Prima di questa stagione a Castelleone, dove attualmente sto allenando la categoria Juniores regionale, ho allenato gli Allievi regionali dell’ Offanenghese, in una stagione difficile in quanto eravamo neopromossi, ma disputata fino allo stop per COVID 19 in maniera esemplare ottenendo risultati sempre più soddisfacenti. Adesso sono a Castelleone, una grande società in cui spero di trovare la mia dimensione ideale». Che obiettivi si pone come allenatore? «Il mio obiettivo da allenatore è sempre stato quello di curare la crescita dei ragazzi in primis a livello umano e poi calcistico. Ho sempre cercato di trasmettere sani principi di educazione allo sport e rispetto delle regole, alcune volte riuscendoci, mentre in altre, come succede anche in famiglia, ho dovuto sacrificare i rapporti ma comunque consapevole di aver fatto la cosa giusta per loro. Importantissimo per me è instaurare un rapporto di reciproco rispetto e fiducia con i giocatori. Per quanto riguarda l’obiettivo mio e della società in questa stagione, era quello di rimanere nei piani alti della classifica, un traguardo importante ma fondamentale per una società che milita nel campionato di Eccellenza». Dove si immagina tra 10 anni? «Tra 10 anni vorrei essere ancora in un campo ad allenare ragazzi, niente di diverso da quello che sto facendo adesso a prescindere da quale categoria sia. Quello che mi spinge ad allenare è la passione che nutro per il pallone ed è per questo che non ho limiti di categoria o altro. L’ambizione sicuramente c’è ed è presente, ma quello che mi interessa più di tutto è allenare». Che tipo di calcio preferisce? «Il calcio che cerco di proporre è un calcio semplice fatto di quantità ma anche di prestanza fisica per riuscire a sopperire laddove incontro squadre più dotate tecnicamente. Penso che ogni allenatore porti in campo il suo modo di essere, io a mio modo cerco di dare tutto me stesso perché poi chiedo altrettanto ai giocatori durante la gara. Rispetto e trasparenza sono due qualità imprescindibili per il coinvolgimento di un gruppo e il raggiungimento di obiettivi prefissati a inizio anno da società e allenatore. Senza rispetto delle regole non si va lontano, e lo stesso vale per la trasparenza, dire le cose come stanno è un quid aggiuntivo per creare armonia in un gruppo. Alla fine la cosa più importante è dare tutto se stesso e impegnarsi, questo i ragazzi lo sanno e quando scendono in campo devono dare il massimo per guadagnarsi la maglia, perché nel calcio come nella vita, nulla è dovuto».
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