Cerca

Corbetta Under 19, Umberto Pagani: «Peccato per lo stop ai campionati, quest’anno potevamo dire la nostra»

Umberto Pagani Corbetta
Dopo una breve parentesi a Robecco, due anni fa Umberto Pagani è tornato ad allenare il Corbetta, società dove aveva già vinto il titolo Allievi. Sulla panchina della squadra Under 19, che milita nel campionato regionale fascia A, non è ancora riuscito a portare a termine alcun torneo a causa delle sospensioni legate al Covid-19 che dallo scorso febbraio impediscono il regolare svolgimento delle manifestazioni sportive a questo livello.   Se l’anno scorso lo stop al campionato vi ha salvato da retrocessione certa, quest’anno avevate cominciato la stagione con un piglio diverso… «Si, purtroppo un anno fa eravamo appena stati promossi in fascia A ma non avevamo le qualità tecniche per restare nella categoria. Inoltre, eravamo inseriti nel girone di Varese dove le avversarie erano molto più attrezzate di noi. In questa stagione invece abbiamo fatto un netto salto di qualità e, anche se il nostro obiettivo restava la salvezza, avremmo potuto dire la nostra, come dimostra il gioco espresso nelle prime giornate dove abbiamo raccolto meno di quanto avremmo meritato. Essendo passati al girone di Pavia anche i valori delle squadre sono molto più equilibrati, nonostante avremmo dovuto affrontare trasferte più lunghe».   Le vostre squadre giovanili affrontano i tornei di livello provinciale: ha riscontrato particolari difficoltà nei ragazzi ad adattarsi al livello regionale? «Credo che un periodo di ambientamento sia normale, già affrontano il salto di categoria, in più i ritmi di gioco dell’Under 19 fascia A sono molto più veloci rispetto a quelli cui erano abituati. I ragazzi devono imparare innanzitutto a pensare più rapidamente, oltre a tenere un’intensità superiore dal punto di vista atletico. Nel frattempo lavoriamo per prepararli al passaggio in prima squadra, obiettivo principale di qualsiasi Juniores: così come avevamo fatto già lo scorso anno, anche nei prossimi mesi, alcuni giocatori verranno aggregati alla Prima Categoria».   In questo periodo vi state allenando oppure siete fermi da ottobre? «Da tre settimane abbiamo ripreso con allenamenti individuali due volte a settimana. Prima non ce la siamo sentita, perché da protocollo i ragazzi non possono farsi la doccia, quindi avremmo dovuto farli tornare a casa sudati col freddo oppure col brutto tempo. La sensazione è che purtroppo i campionati non riprenderanno più, quindi per giocare competizioni ufficiali dovremo attendere la prossima stagione. Magari tra un paio di mesi, col caldo e auspicabilmente un calo dei contagi, potremo tornare a disputare qualche amichevole».   Siete riusciti a lavorare anche durante la sosta? «Io avevo fornito ai ragazzi dei programmi di allenamento individuali e la maggior parte di loro li ha seguiti, ne ho avuto la dimostrazione quando sono tornati al campo. Tutti hanno ripreso più motivati che mai: si vede che non ce la facevano più a stare lontani dal calcio e che hanno bisogno di sfogare. Non dimentichiamoci che parliamo sempre di adolescenti che stanno affrontando una situazione psicologicamente molto difficile, con la scuola a singhiozzo e gli incontri con gli amici ridotti al minimo».   Quali sono le sue preferenze a livello tattico? «Quattro anni fa ho vinto il campionato Allievi col 4-4-2, che però alterno frequentemente col 4-2-3-1 oppure col 4-3-1-2 a seconda degli uomini che ho a disposizione. Quest’ultimo è il sistema di gioco con cui abbiamo iniziato la stagione perché abbiamo tanti centrocampisti centrali e credo sia il modulo che valorizza di più le loro caratteristiche. Quello che tendo a non cambiare è la difesa a quattro, perché a questi livelli non è facile trovare esterni di centrocampo in grado di fare le due fasi per tutta la partita e si rischia di prendere imbarcate. In impostazione cerchiamo di costruire la manovra dal basso, però bisogna valutare sempre attentamente il livello dei calciatori a propria disposizione. L’anno scorso, ad esempio, eravamo meno dotati tecnicamente e quindi dovevamo sorvolare il centrocampo cercando le punte. In fase di non possesso proviamo a pressare alto per recuperare palla nella metà campo avversaria, ma anche in questo caso dipende dalle situazioni perché se non si esce in pressing coi tempi giusti si finisce per aprire voragini all’altra squadra».   C’è un allenatore a cui s’ispira? «Ho sempre apprezzato Mourinho perché vive le partite con la mia stessa passione, incitando continuamente i giocatori e cercando d’instaurare col gruppo un’empatia che permette a tutti di rendere al massimo».
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400