Cerca

Luisago Portichetto Under 19, il tecnico Galli tra il sogno Scuola Calcio e la filosofia del gegenpressing: «Prediligo un calcio offensivo volto a neutralizzare l’avversario»

galli luisago portichetto under 19
Personalità e coraggio sono due tratti distintivi di Ronnie Galli, l’attuale tecnico del Luisago Portichetto, che si è tolto fin qui parecchie soddisfazioni come allenatore. La sua idea di calcio è molto semplice e rispecchia l’idea di un noto allenatore, che fa del pressing una caratteristica essenziale e vincente per la sua squadra. Al tempo stesso Galli coltiva un sogno, che per esigenze lavorative non ha mai potuto afferrare: allenare la Scuola Calcio e insegnare calcio ai più piccoli. Ci racconta qualcosa della sua carriera come allenatore? «Dopo aver smesso di giocare a calcio mi sono subito buttato nel mestiere dell’allenatore. Stare lontano dai campi non fa per me e ho deciso di cominciare subito questo percorso, difficile ma gratificante. Ho cominciato allenando Giovanissimi e Allievi alla GS Junior, prima di passare all’allora F.M. Portichetto, dove ho preso in carico la Juniores e ho raggiunto i miei primi traguardi come allenatore. Al primo anno abbiamo vinto il campionato provinciale, guadagnandoci con sudore un meritato accesso ai Regionali B, un grande salto. In questa categoria il primo anno ci siamo piazzati al 4° posto, non male per una neo promossa, per poi classificarci secondi l’anno successivo e vincere i play-off: un sogno diventato realtà e la conquista della massima categoria regionale. Purtroppo per motivi personali non ho potuto guidare quella corazzata in un campionato così importante e mi sono dovuto fermare per un anno. Come si suo, dire però, i primi amori non si scordano mai, e dopo una bella esperienza in Seconda Categoria a Casnate, sono tornato sulla panchina della Juniores del F.M. Portichetto, con cui ci siamo salvati ai play-out in quella categoria che con tanto impegno e dedizione avevamo raggiunto qualche anno prima. Il calcio però è fatto di alti e bassi, e la gioia per questa salvezza è svanita l’anno successivo con la retrocessione in fascia B. Nelle ultime due stagioni ho sempre allenato la Juniores con l’obiettivo di risalire immediatamente, ma le considero inutili a causa della pandemia. Non è possibile creare armonia nel gruppo e avere dei piani prestabiliti a causa della situazione attuale che ci portiamo avanti da ormai più di un anno». Il suo desiderio più grande? «Sicuramente tornare ad allenare, in un periodo in cui il campo da calcio sta diventando un pensiero utopico, la testa va sempre a quello che era prima. In generale mi piace molto allenare i giovani perché sono disposti ad imparare, e sto trovando in queste categorie la mia dimensione ideale». Che calcio prova a proporre e trasmettere ai ragazzi? «Prediligo un gioco fatto di pressione, di pressing e possesso palla. Tendenzialmente cerco di attaccare alto le squadre avversarie e questo credo giovi anche ai calciatori, perché sono convinto che per loro non sia entusiasmante chiudersi dietro e giocare aspettando l’avversario, in questo modo sono più coinvolti e vivaci. Ai ragazzi chiedo sempre di arrivare al risultato tramite il gioco, chiaro è che può capitare che ciò non succeda, ma l’importante è provare a giocare la palla e affrontare gli avversari con coraggio, non adattandosi a loro ma imponendo il nostro gioco». Qual è la caratteristica più importante per un allenatore? «Credo che prima di tutto debba essere una sorta di psicologo. Quando si allena bisogna cercare di unire le menti di 20 o più ragazzi, per focalizzarsi su un obiettivo comune. A livello giovanile questo è ancora più difficile perché si ha a che fare con dei ragazzi che ancora non sono uomini ma lo stanno diventando. Bisogna avere la mente libera e sgombra da pensieri, per concentrarsi su un obiettivo e cercare di conquistarlo. Bisogna anche saper gestire lo spogliatoio e in questo fondamentale credo di essere abbastanza bravo». Dove si vede tra 10 anni? «Magari andrò controcorrente, ma mi attira da sempre l’idea di allenare la Scuola Calcio. Mi piace insegnare questo gioco secondo le mie idee e credo che trasmettere i miei valori ad un bambino che si accinge ad entrare in questo grande mondo sia di grande soddisfazione. Purtroppo non ho mai potuto trasformare questo sogno in realtà perché gli orari di allenamento dei piccoli non sono compatibili con i miei orari di lavoro, però tra 10 anni chissà». Si ispira a qualche grande allenatore? «Da osservatore di calcio quale sono è logico dire che mi piace moltissimo il gioco di Gasperini, che ha trasformato una squadra normale in una corazzata, ma al tempo stesso so che è difficile applicarlo, soprattutto ai nostri livelli. Da conoscitore di calcio invece apprezzo molto Roger Schmidt, ex allenatore di Salisburgo e Leverkusen, in forza ora al PSV. Mi piace perché apprezzo e condivido a pieno la sua idea di gegenpressing, diverso dal pressing puro con cui viene spesso confuso, perché quest’ultimo avviene a scapito di un attacco organizzato e una manovra ragionata, il gegenpressing invece consiste nel pressare un contropiede avversario, per interromperlo all’origine e proporre una nuova azione d’attacco».
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400