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Carpenedolo Under 19, parla il tecnico Baccanelli: «I ragazzi hanno perso quasi due anni, è necessario bloccare le annate»

baccanelli cristian
Sulla panchina del Carpenedolo U 19, siede da questa stagione il tecnico Cristian Baccanelli; la rosa a lui affidatagli dal presidente Petrini ha dimostrato nelle poche gare disputate ampi margini di crescita nonostante il salto di categoria compiuto dai provinciali.   Ci racconta qualcosa della sua carriera? «La mia esperienza come allenatore inizia nel 2004 con la squadra del mio paese: l'Anzano. In questi anni ho allenato quasi sempre nella categoria U 19 a livello provinciale e regionale. Dopo la prima esperienza sono passato da Villanovese e Prevalle e infine sono venuto qui a Carpenedolo. Sono contento perché ho trovato un progetto molto serio di crescita».   I suoi ragazzi come hanno vissuto l'impatto con la nuova categoria? «Essendo la prima esperienza dei ragazzi in questa categoria l'impatto iniziale c'è stato senza dubbio, però avevamo tanta voglia di fare e ampi margini di miglioramento sotto il profilo dell'esperienza e della qualità, avremmo potuto di certo lottare per guadagnarci guadagnarci il mantenimento della categoria. E' sicuramente una grossa occasione persa per questi ragazzi in quanto questo campionato non solo ha un buon seguito, ma il livello è decisamente alto rispetto la media e avrebbero avuto l'occasione di migliorare molto e magari mettersi in mostra».     Alla luce di quanto deciso nelle scorse settimane sarebbe secondo lei il caso di sospendere le annate? «Io credo che non avrebbe nessun senso fare finta che non sia successo nulla e scalare le annate, questi ragazzi hanno perso quasi due anni di militanza in un campionato di questo tipo, nella prossima stagione dovrebbero andare ad imporsi come giovani in una prima squadra ma è chiaro che non possono essere pronti, rischierebbero quindi addirittura di finire senza squadra. Sarebbe un grande peccato perché per quel che ho visto l'annata 2003 ha una buona qualità».     Come state gestendo a livello di squadra questa situazione? «Noi ormai siamo sostanzialmente fermi fin dal blocco di ottobre, è un anno surreale e decisamente duro per tutto il movimento giovanile, ma guardando alla situazione del paese mi sembra ovvio, oltre che doveroso fare a meno del calcio. Ad agosto ci eravamo un po' illusi ma già tornare in campo dopo sei mesi era stato complicato, non solo sotto il profilo atletico dei ragazzi, che come si può immaginare non erano in gran forma, ma in special modo sotto il profilo mentale, il problema di rientrare in una routine ed essere concentrati. E le stesse difficoltà sento che le subiamo anche noi allenatori allo stesso modo dei ragazzi la quotidianità del campo».     Un ricordo alla quale è particolarmente legato? «Penso che il ricordo più bello legato agli obbiettivi raggiunti sul campo sia la vittoria del BresciaOggi con gli Allievi della Villanovese in finale contro il Darfo Boario. Il torneo dura tutta la stagione e si incrociano squadre di diverse categorie che nel fine settimana non si incontrerebbero, vincerlo ha avuto l'impatto emotivo di un campionato praticamente. Oltre a questo ricordo in particolare mi sento di dire che in quanto amante del calcio ho bei ricordi riguardanti tutte le società in cui ho allenato, ma cruciale resta il rapporto coi ragazzi, la cosa più bella è rivederli dopo qualche anno fuori dal campo e scambiarsi qualche battuta».    
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