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Lentatese Under 19, il rammarico di Valente: «Finalmente si era tornati a respirare aria di calcio»

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Luca Valente, tecnico della Lentatese, nel corso degli ultimi anni si è tolto più di una soddisfazione. Nella stagione 2017/2018, alla guida della Juniores, conquista la promozione dai Regionali B ai Regionali A, riuscendo nei successivi anni a mantenere la categoria. Nel 2019 arriva l'occasione in prima squadra, con l'obiettivo di fare il salto e abbandonare la Promozione.   Comincio col chiederle un'opinione sulla ripresa dell'Eccellenza? Da settimane si parla di riconoscimento dell'interesse nazionale e solo qualche giorno fa sono stati resi pubblici i nuovi gironi. Che idea si è fatto al riguardo? «Non avrei mai ripreso il campionato. Innanzitutto, per motivi economici, senza dimenticare quello che sta accadendo al di fuori di questo mondo. Giocare un quarto di campionato e pensare di dover pagare l'importo intero, sostenere un costo pesante per i tamponi e nel caso in cui un ragazzo risulti positivo procedere con un nuovo giro di tamponi lo ritengo poco sostenibile. Uscendo da questo contesto vediamo scuole chiuse, ditte che non lavorano e pensiamo di riprendere una categoria che a prescindere da quello che seguirà, rimane dilettantistica. Non giriamoci attorno, l'interesse nazionale verrà riconosciuto in funzione della Serie D, non perchè l'Eccellenza lo sia di per sè».   Sulla sospensione della Promozione, soprattutto alla luce della mancata possibilità per i più giovani di salire in prima squadra, che cosa ne pensa? «Sono sempre stato contrario alla ripresa, qualunque fosse stata la mia Categoria di riferimento. Tuttavia, se la società avesse deciso di aderire alla ripresa non mi sarei fatto da parte. Anzi avrei dato spazio ai giovani, soprattutto se nel caso in cui non ci fossero velleità di promozione, in vista anche della prossima stagione».   Fino a qualche giorno fa i ragazzi si stavano allenando, seppur in maniera individuale, come li ha visti? «Da subito ho visto quanto gli mancasse giocare, si respirava l'aria di calcio. Fisicamente li ho trovati piuttosto bene, merito del lavoro svolto dallo staff tecnico durante il lockdown invernale».   Come vi state organizzando in vista della prossima stagione? «Non sappiamo ancora come verrà ripresa la stagione a Settembre, questo è assurdo. La squadra è composta da soli 2003 e di questo siamo contenti. Alcuni potrebbero salire in prima squadra, hanno le qualità tecniche e fisiche per sostenere il salto. Se così fosse andranno fatti degli aggiustamenti».   Qualcuno dei ragazzi ha palesato rabbia o paura per aver perso ormai questi due anni? «No, sicuramente sono dispiaciuti ma non sapendo ancora come verrà gestita la questione dei fuori quota siamo con le mani legati in vista della prossima stagione. Speriamo si diano una mossa».   Come ha inficiato il suo lavoro questo nuovo approccio agli allenamenti? «Durante le sessioni ho sempre dato una certa priorità all'allenamento della tecnica individuale. Quindi non ne ho risentito. Magari altri miei colleghi hanno dovuto riadattarsi, ma fa parte del lavoro. Questo periodo potrà portare a una rivalutazione della tecnica individuale».   Pensa che questa pandemia abbia allontanato i ragazzi dai campi di gioco? «Sì, soprattutto i più grandi. Inevitabilmente qualcuno verrà perso, temo di più quella fascia tra gli Allievi e Juniores. E' un'età dove prevale una certa indipendenza, si pensa ad altro piuttosto che allo sport e questo finisce per incentivare l'abbandono. Fortunatamente non penso che questo possa verificarsi tra i più piccoli»
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