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Eden Esine Under 19, l’esperienza di Taboni al servizio della squadra: «Divertendosi si vince»

Eden Esine corretta Taboni
Un trascorso da calciatore decisamente importante, con numerose presenze tra Serie D ed Eccellenza. Oggi, Danilo Taboni è allenatore dell’ Eden Esine, società bresciana che allena da due stagioni. Dopo la vittoria del campionato lo scorso anno, anche in questa stagione ci sarebbero state le possibilità di stupire e disputare un campionato da protagonisti, ma lo stop ha interrotto i sogni. Danilo Taboni è un amante di questo sport e un allenatore convinto di ciò che vuole trasmettere sul campo, un calcio fatto dal recupero delle seconde palle per imbastire rapidamente la manovra. Ci racconta come è iniziata la sua carriera? «Da giovane ero un calciatore e mi sono sempre mosso tra Serie D ed Eccellenza, con trascorsi in alcune squadre come Darfo, Calcio Nuvolera e Rodengo, per citarne alcune. Quando ho smesso di giocare ho sentito la necessità di mettermi alla prova in qualcosa di nuovo, e per questo ho cominciato ad allenare. Alleno più o meno da 15 anni, ho cominciato a Breno, che è stata anche l’ultima società in cui ho giocato, per poi passare ad Aquila Artogne, dove in 10 lunghi anni ho avuto la possibilità di allenare tutte le categorie. Da 2 anni sono qui a Esine, dove sono molto felice e mi trovo a meraviglia. Il culmine lo abbiamo raggiunto lo scorso anno con la conquista del campionato». Qual è la sua ambizione come allenatore? «A dire il vero fino a qualche anno fa, mi ero ripromesso di seguire mio figlio nel calcio, ma adesso con una mente un po’ più lucida e consapevole, ti dico che la mia ambizione è quella di aiutare più ragazzi possibile a fare il salto in Prima Squadra. Al momento mi trovo bene in Juniores, mi diverto e sto bene, ma spero di poter allenare presto una Prima Squadra». Cosa cerca di insegnare e trasmettere ai suoi ragazzi? «Fondamentalmente il calcio è divertimento, quindi in primis bisogna trasmettere la voglia di divertirsi e di avere piacere in campo. Un’altra cosa importante è sicuramente quella di mettere un minimo di professionalità in quello che si fa, nel calcio come nella vita. Con professionalità intendo semplicemente alcune regole base da seguire per un sano rapporto di squadra, quindi il rispetto delle regole, degli orari, e la costanza nel lavoro, tutte cose che alla lunga pagano. Sono convinto del fatto che attraverso il divertimento si possano costruire delle basi solide per arrivare a vincere». Che tipo di calcio preferisce e prova a proporre? «Adoro il calcio offensivo in cui si cerca di andare il prima possibile nella metacampo avversaria. Fondamentale nel mio calcio, ma credo nel calcio in generale, è il recupero delle seconde palle, di modo che un giocatore si trovi in una situazione di vantaggio rispetto all’avversario. Ho sempre avuto la fortuna di allenare squadre che, laddove non arrivassero con mezzi tecnici, arrivavano con il cuore e con la grinta, e credo che per un allenatore non ci sia soddisfazione migliore di vedere la propria squadra combattere. Credo che per un allenatore sia fondamentale riuscire a creare prima possibile un gruppo coeso e unito, che remi dalla stessa parte e che non lasci indietro nessuno. Può succedere che qualcuno in un determinato momento, sia leggermente indietro rispetto a qualcun altro, ma se ci si trova in un gruppo compatto, sono certo che anche quel calciatore alla fine troverà risorse per restare attaccato alla squadra». Quali sono le sue più importanti qualità? «Personalmente non amo parlare di me stesso in prima persona, è meglio che siano gli altri a parlare di me. Se devo dirti la mia caratteristica principale, credo che sia quella di riuscire a coinvolgere tutti e far sentire ognuno importante e essenziale per la causa». Dove si immagina tra 10 anni? «Non mi è mai piaciuto fare progetti a lungo termine, né da calciatore né da allenatore. L’obiettivo è quello di fare bene di stagione in stagione e vedere come andrà. Quest’anno ad esempio credo che avremmo potuto disputare un campionato di buon livello, ma purtroppo non abbiamo avuto tempo. A livello personale spero anche di crescere di stagione in stagione, ed è per questo che spero di poter alzare sempre di più il livello».
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