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Ghisalbese Under 19, il tecnico Alborghetti analizza il calcio di oggi: «I tempi cambiano e bisogna sapersi adattare»

alborghetti massimo Ghisalbese

tecnico Juniores Ghisalbese

Allenatore d’esperienza e con una spiccata passione per il settore giovanile. Lui è Massimo Alborghetti, tecnico in forza alla Ghisalbese da 3 anni, una società in cui sta trovando la sua dimensione ideale, oltre a sposare a pieno il progetto societario di valorizzare positivamente i giovani cresciuti in casa. In questa stagione c’erano le prospettive per giocare un campionato di rilievo, nei primi 5 posti, visto come erano andate le passate stagioni, ma tutto è stato rimandato al domani calcistico. Tra i suoi dettami principali c’è sicuramente la tematica dell’adattamento, caratteristica che un allenatore non può fare a meno di avere, visto che l’allenatore bravo è colui che sa adeguarsi alla squadra e a quello che le partite richiedono.   Ci racconta com’è iniziata la sua carriera da allenatore? «Alleno ormai da una decina anni, e oggi come allora il calcio per me è divertimento, e soprattutto una valvola di sfogo per evadere dalla vita quotidiana. Ho cominciato allenando tre anni a Comun Nuovo tra Allievi e Giovanissimi, poi ho fatto due anni di Allievi al Verdello, dove avevamo conquistato i regionali, ma a causa di alcune tematiche esterne non siamo potuti andati avanti. Sono quindi tornato per un anno a Comun Nuovo per fare la Juniores e nel frattempo ho fatto anche il Corso Uefa C. Dopo questa esperienza sono andato ad allenare la Juniores regionale alla Fiorente Colognola, dove abbiamo vinto il campionato e siamo arrivati fino alle semifinali di Coppa Lombardia. Purtroppo poi, per motivi di lavoro mi sono dovuto fermare perché non avrei potuto reggere l’impegno di un Regionale A e sono arrivato alla Ghisalbese, una società dove la crescita dei giovani è sempre in primo piano, e io questa cosa la apprezzo moltissimo. Tra l’altro qui alla Ghisalbese ho avuto anche la possibilità di allenare per 10 giornate la prima squadra che milita in Prima Categoria, riuscendo ad ottenere la salvezza. Questa esperienza mi ha fatto maturare, ma credo che allenare i giovani sia più gratificante e soddisfacente, perché osservare da vicino la trasformazione di un ragazzo è una sensazione bellissima».   Quali erano i vostri obiettivi per questa stagione? «A dire la verità, la società non ha mai imposto degli obiettivi precisi e specifici, e personalmente credo che a livello giovanile questa sia una decisione corretta. Il nostro obiettivo infatti, è sempre stato quello di provare a far crescere i ragazzi per portarli in prima squadra. Addirittura, quando ho allenato la prima squadra, in una partita c’erano ben 9 giovani in campo. Crediamo molto nel nostro settore giovanile, ed è per questo che nella rosa della prima ci sono 14 giocatori cresciuti proprio nella Ghisalbese».   Quali sono le qualità che un allenatore deve avere per forza? «Pazienza nella gestione dello spogliatoio e comunicazione con i ragazzi. Credo che il calcio non sia più come in passato in cui gli allenatori erano più freddi e vedevano i ragazzi solo come calciatori. Al giorno d’oggi è fondamentale avere un rapporto anche personale con i calciatori, e credo che questo sia fondamentale per costruire un gruppo vincente. Bisogna capire che i ragazzi sono cambiati e il dialogo è fondamentale, così come è importante cercare di capirli e aiutarli. Oggi è impensabile che un allenatore parli e il calciatore stia zitto e ascolti e basta, qualcosa è cambiato e bisogna accettarlo. In sostanza credo che nel calcio ci sia la necessità di essere sempre all’avanguardia e al passo con i tempi, perché le cose cambiano davvero velocemente».   Che tipo di calcio le piace? «Ho giocato per anni con il 4-3-3, per passare poi ad un 4-3-1-2. Non credo sia comunque il modulo a fare la differenza, bensì le qualità dei calciatori e la bravura dell’allenatore di sapersi adattare. Mi piace comunque un calcio offensivo in cui si cerchi spesso la profondità, e anche da questa mia idea nasce quello che forse è il mio più grande difetto, se così si può dire. Negli ultimi 3 anni infatti ho sempre avuto il miglior attacco del campionato, però a scapito della difesa, ma alla fine va bene così».   Dove si immagina tra 10 anni? «Non penso a dove sarò tra 10 anni, ma spero di avere quella determinazione che mi ha contraddistinto fino ad oggi. Non so dove sarò e in che categorie, ma di sicuro allenerò, sperando di avere a disposizione squadre con sempre più qualità, dove poter fare calcio a tuttotondo».
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