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L'intervista

Città di Vigevano, Cuppari: «I miei diktat sono intensità e verticalizzazioni»

Il nuovo tecnico dell’Under 19: «Via da Lissone per motivi lavorativi, ho lasciato una squadra competitiva e farò il tifo per loro»

Giuseppe Cuppari Città di Vigevano

Giuseppe Cuppari è il nuovo allenatore del Città di Vigevano Under 19

Il Città di Vigevano ha scelto di affidare la panchina della formazione Under 19 a Giuseppe Cuppari, tecnico molto giovane ma che ha già maturato una buona esperienza nel calcio dei grandi. A dispetto dei suoi 29 anni, infatti, vanta un curriculum di assoluto rispetto avendo allenato sia formazioni Juniores, come lo scorso anno a Lissone, sia prime squadre col ruolo di vice. Proprio in questa veste, da assistente di Francesco Natobuono, è stato protagonista della cavalcata del Muggiò che ha vinto il campionato di Prima Categoria nella stagione 2017/18.

A giugno sembrava scontato il rinnovo col Lissone. Cosa ti ha portato a cambiare società?
«Si, in biancoblu mi sono trovato benissimo ed ero certo di restare, infatti stavamo già ragionando sulla prossima stagione. Purtroppo a fine giugno c’è stata una svolta dal punto di vista lavorativo e familiare che mi ha portato a trasferirmi verso Vigevano, quindi i piani sono stati stravolti perché non riuscivo più ad andare ad allenare in Brianza. Non si è trattato di un divorzio ma una scelta obbligata per questioni extracalcistiche. Sono molto dispiaciuto per aver lasciato una squadra molto competitiva che ho contribuito a costruire e diversi collaboratori, uno staff di assoluto livello. Pochi giorni dopo aver lasciato il Lissone mi ha chiamato il Città di Vigevano per propormi questo progetto molto importante: ho accettato immediatamente. Parliamo di una società ambiziosa, che punta a tornare in Eccellenza con la prima squadra e tra i Regionali A con l’Under 19». 

Nonostante la giovane età hai già allenato sia l’Under 19 sia la prima squadra, seppur da vice. Pertanto conosci già molto bene entrambi gli aspetti caratteristici della Juniores, ovvero la necessità di combinare i risultati con l’esigenza di preparare i ragazzi al salto tra i grandi.
«Io cerco sempre di dare obiettivi ambiziosi alla mia squadra. Per raggiungerli devo plasmarla basandomi sulle caratteristiche dei giocatori a disposizione. Al momento sto già lavorando sul calciomercato inserendo giovani che erano nel giro della Juniores nazionale».

Tatticamente, che gioco propongono le tue squadre?
«Io sono per un calcio molto offensivo. In questi anni ho lavorato su 4-3-3 e 4-2-3-1 con l’inserimento costante dei centrocampisti e dei terzini. Ai miei ragazzi chiedo soprattutto di portare una pressione alta e cercare la verticalizzazione: questi sono i diktat che porterò anche al Città di Vigevano. Mi piace che la mia squadra sappia gestire il possesso di palla, cercando spesso gli esterni anche con cambi di gioco. Questo è uno dei motivi per cui i miei terzini hanno sempre segnato molti gol. In allenamento lavoro sia di reparto che settorialmente perché dobbiamo essere camaleontici, non possiamo avere un unico piano altrimenti diventiamo prevedibili. Io creo delle situazioni per offrire delle scelte ai miei giocatori, gli do del focus, poi però lascio a loro la decisione su quale sia la soluzione migliore a seconda del momento. È importante che i ragazzi imparino a leggere la partita, è un passaggio fondamentale nella loro crescita come calciatori».

Oggi si parla tanto di costruzione dal basso tanto che sembra essere diventata una nuova moda…
«Per quanto mi riguarda, la utilizzo ma non voglio che diventi un mantra. La squadra essere efficace prima che bella. Quindi se gli avversari ci lasciano spazio per palleggiare da dietro ce lo prendiamo, altrimenti dobbiamo essere in grado di trovare la palla lunga senza rischiare inutilmente di perdere il possesso in una zona pericolosa. Noi lavoriamo in settimana per farci trovare pronti a tutte le situazioni. Diciamo anche che il bellissimo campo sintetico di Vigevano invoglia a giocare palla a terra e sarebbe un peccato non sfruttarlo, l’importante è non eccedere valutando attentamente quale sia la soluzione migliore in ogni situazione».

Quali sono le caratteristiche che deve avere una tua squadra?
«Io sono un martello di intensità, sia sul piano atletico che tecnico. Col mio preparatore facciamo una preparazione fisica di alto livello, infatti abbiamo già programmato degli allenamenti doppi. È fondamentale che la pressione sulla palla sia continua, per non dar modo agli avversari di respirare e ragionare».

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