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Pro Cittiglio Under 19: tra passione e concretezza, la squadra di Scaglia ha fame di calcio

Giuseppe Scaglia Pro Cittiglio u19

Giuseppe Scaglia Pro Cittiglio u19

Genuinità, sincerità, e soprattutto un unico e semplice modo per avere il meglio dalle sue squadre, ossia tramite il lavoro: sono queste le qualità di Giuseppe Scaglia, allenatore navigato, che si possono rispecchiare anche in quella che è la sua attuale creatura, la Pro Cittiglio Under 19. E’ una filosofia ben precisa quella di Scaglia, abile nel riuscire a dare una “seconda vita” a moltissimi giocatori e squadre che molto spesso abbandonano speranze e motivazioni, e che grazie al suo lavoro non solo ritrovano l’entusiasmo per questo sport, ma a volte sono protagonisti anche di risultati di tutto rispetto, come dimostra la fantastica stagione della sua Juniores della Casmo di quattro anni fa, in cui gran parte del gruppo era formato da giocatori demotivati da precedenti esperienze calcistiche e che Scaglia ha saputo coinvolgere in un nuovo progetto capace di farli tornare protagonisti. Ed è proprio con questo spirito che l’allenatore si vuole approcciare in questa sua nuova avventura con la Pro Cittiglio, come ci racconta Scaglia: «Tramite il Ds Silvano Cortelezzi mi è stata data la possibilità di allenare questa Juniores e ho scelto di accettare questa sfida. Parte del gruppo è costituito da un po’ di ragazzi che facevano parte della Casmo, mentre altri vengono da altre società in cui non avevano più stimoli; ecco, il mio obiettivo principale è dare loro la possibilità di giocare e di divertirsi, perché sono dell’idea che a questi livelli, un ragazzo di quest’età non possa non viverla in questa maniera». Sono dunque divertimento e motivazione i primi punti cardine di Scaglia, ma accanto ad essi c’è anche un lavoro sul campo fatto di determinazione e voglia di fare che l’allenatore cerca di trasmettere anche alla squadra: «La rosa di quest’anno si distingue sicuramente dalle altre: contiamo infatti su giocatori che partono dall’annata 2005 ed arrivano fino ai 2000. Personalmente questa differenza di età non mi spaventa, quando scelgo la formazione da mettere in campo non guardo certo la carta d’identità, ma la fame di calcio che ognuno di loro mi dimostra in settimana. Non sono tanto uno allo Klopp o alla Guardiola, quanto alla Mazzone, per cui, certamente voglio che i ragazzi si divertano, ma voglio che lo facciano dando il 110% sia in allenamento che in partita». Ed allora non sono tanto i risultati sportivi la priorità per l’allenatore, a maggior ragione in una stagione travagliata come questa, tanto quella di riuscire a costruire un gruppo e dei giocatori che rispecchino i valori su cui lui ha fondato il suo credo calcistico: «L’ambizione con questo gruppo è certamente quella di crescere e penso che nei prossimi anni delle soddisfazioni riusciremo anche a togliercele, poi è vero, quest’anno le prime tre partite sono state tre sconfitte, ma, come detto, le mie scelte sui giocatori non sono fatte in base ai migliori, ma in base a chi ha più fame di calcio: il vero traguardo è riuscire a costruire prima di tutto degli uomini e poi dei giocatori di buon livello per la categoria».
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