Cerca

Laveno Under 19: Pietro Piazzi, 50 anni in società tra vecchie gioie e nuove ambizioni

Pietro Piazzi Laveno u19

Pietro Piazzi Laveno u19

È passato ormai un anno e mezzo da quando la dirigenza del Laveno ha scelto di puntare sulla costruzione di una sua Under 19 che da tanto tempo era assente per la società. Tante erano le incertezze nell’estate del 2019, anche se, su una cosa c’era un’assoluta certezza: la guida tecnica. Sì, perché per allenare una squadra come questa serviva di certo chi avesse quella passione per i giovani, ma soprattutto per il Laveno: un identikit chiaro e preciso, e che coincideva perfettamente con la persona di Pietro Piazzi. Una storia d’amore quella tra Piazzi ed il Laveno che ha radici profondissime, partendo dagli anni ’70 in cui militava come calciatore e che è poi continuata anche dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, con l’inizio dell’esperienza da allenatore nella stagione 1977-78 con i Giovanissimi. Un percorso che da lì in poi non si è più fermato, svariando in tutte le categorie del settore giovanile della società, e rimboccandosi anche le maniche quando gli è toccato per due volte, nel 1979-80 e nel 1992-93, di dover prendere in corsa la prima squadra per portarla ad una sicura salvezza. Anche nelle migliori storie d’amore però, ci sono delle interruzioni, che nel caso di Piazzi lo portano ad allontanarsi dalla Laveno, andando prima alla Pro Cittiglio e poi al Caravate. Nonostante le nuove esperienze però, la scintilla con quella che è la sua squadra non si spense, riaccendendosi definitivamente in un momento ben preciso, come ci ricorda Piazzi: « Mi sono nuovamente innamorato all’incirca sei anni fa, quando ero ancora al Caravate, ed il Laveno stava navigando in brutte acque. Una sera ricordo che andai ad un incontro in cui c'era il presidente, Giovanni Castelli, che fece un discorso di rinascita della società puntando non tanto sulla costruzione di una prima squadra di livello, ma sulla crescita dei giovani. Da lì ho scelto che volevo fare parte anch’io di quel progetto, rientrando nella società prima come consigliere e poi come allenatore, arrivando fino all’estate scorsa in cui ho iniziato la mia esperienza con la nuova Juniores». Un’esperienza a cui l’allenatore ha risposto con entusiasmo e che dopo un anno di rodaggio, era pronta quest’anno per decollare: « Se l’anno scorso la costruzione della Juniores era stata fatta più per non perdere alcuni ragazzi, quest’anno il sogno era quello di battagliare fino alle ultime giornate per le posizioni alte della classifica; poi sapevamo che c’erano squadre sicuramente più attrezzate come Bosto, France Sport e Malnatese, però sapevamo di poter recitare anche noi la nostra parte, ed infatti l’inizio di campionato era stato buono, vincendo le prime due; è arrivata poi la brutta sconfitta con la Malnatese, da cui speravamo di poter tirare una linea e ripartire, purtroppo però la sospensione dei campionati non ci è stata d’aiuto». Sì perché lo stop ha inevitabilmente frenato quello che era un percorso di crescita quasi costante di una squadra che quest’anno era stata costruita in maniera completa in tutti i reparti, dalla zona difensiva, con giocatori come Piemontese, Bonvini, Reggiori e Vesco; passando per un centrocampo di qualità e quantità con Cutecchia, Camarda, Marzagora e Musanti; supportato da due ottimi esterni come Girardi e Mondelli, fino ad arrivare all’attacco, che oltre al capocannoniere Attanasio, può contare anche su D’orsi, Garbin ed i fratelli Ribeirio. Quasi tutti ragazzi delle annate 2002 e 2003, ma che nonostante ciò hanno saputo meritarsi convocazioni ed esordi con la prima squadra. Risultati che non sono di certo arrivati per caso, ma che sono frutto di un lavoro ed una dedizione che Piazzi ha messo fin dal suo primo giorno con questa squadra, cercando di arrivare ad un sogno che culla ormai da tempo: «La mia filosofia è quella di far crescere al meglio i ragazzi, e non nascondo che una cosa che tanto mi farebbe piacere sarebbe quella di vederli un giorno arrivare a categorie importanti indossando questa maglia. Sarebbe un sogno non solo per me come allenatore per aver cresciuto questi ragazzi, ma anche come primo tifoso di questa società che ormai mi porto nel cuore».  
Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400