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Luigi Iannuzzi saluta Varese: cambio di vita per l'allenatore che ha trasmesso il sogno del calcio ai bambini

targa commemorativa della Pro Cittiglio per Luigi Iannuzzi

targa commemorativa della Pro Cittiglio per Luigi Iannuzzi

Una vita, prima ancora che una carriera, passata a stretto contatto con i sorrisi dei bambini, a cercare di dare loro ogni giorno tutto ciò che più conosceva sul calcio, ma soprattutto sul divertimento. Si perché è così che Luigi Iannuzzi vedeva questo sport, ed è grazie soprattutto a chi ha una visione come la sua che il calcio è ancora uno sport capace di coinvolgere e far avvicinare i bambini, di fargli divertire e di fargli sognare; ed ora che per lui si prospetta un deciso cambio di vita, con il trasferimento in Abruzzo per godersi gli anni della pensione, non possiamo che celebrarlo ricordando quanto di buono è riuscito a seminare in questi lunghi anni con il fischietto al collo. Le squadre, nella sua lunga esperienza da allenatore sono state tante, ma andando con ordine, gli inizi della sua carriera da allenatore risalgono alla fine degli anni ’90 a Gavirate, dove, seguendo sempre il settore giovanile, si toglierà anche alcune soddisfazioni a livello di risultati, restando in rossoblù per otto anni. Dopo questa esperienza sono Brebbia e San Luigi Albizzate le sue due tappe successive, prima di arrivare alla Pro Cittiglio, dove resterà due anni, creando dei forti legami. La sua nuova destinazione dopo questa esperienza è poi la Casmo, in cui inizia si come allenatore, ma che lo vede poi passare al nuovo ruolo di direttore sportivo, costruendo un solido settore giovanile e vivendo un’esperienza, che come ci confessa lui stesso, è stata decisamente speciale: « Premettendo che in tutte le squadre in cui ho allenato ho sempre trovato ambienti e persone splendide, devo dire che la Casmo mi è rimasta un po’ più nel cuore, perché lì sono arrivato come allenatore e poi piano piano ho cominciato anche come direttore sportivo, certo faticando parecchio nel costruire un settore giovanile, perché all’inizio c’erano poche squadre e pochi bambini, ma nel giro di qualche anno poi, lavorando sodo, eravamo arrivati ad avere 160 ragazzi, costruendo tutte le squadre dai Piccoli Amici alla Prima squadra. Lì, in collaborazione con un grande e capace presidente come Amerigo Briata, avevo dato tanto del mio lavoro, raccogliendone poi i frutti, e diciamo che è questa la ragione per cui mi è rimasta nel cuore». Dopo i bellissimi anni a Casciago, la carriera di Iaunnuzzi prosegue poi, con l’esperienza alla Kolbe (restando due anni) e poi con quella a Cantello (anche qui due anni), al termine della quale però, arriva la decisione di smettere. Serve allora una telefonata speciale ed un progetto speciale per fargli cambiare idea, ed essi arrivano direttamente da Silvano Cortelezzi, alla ricerca di una figura chiave per rifondare il settore giovanile della sua Pro Cittiglio. Il risultato? In due anni di Iannuzzi la squadra esordienti passa da 13 ragazzi ad una rosa di 18, costruendo un gruppo affiatato e compatto, fermato poi solamente dallo stop del marzo dell’anno scorso, data che sancisce poi, anche la fine dell’ultima esperienza di Iannuzzi su una panchina. Come detto, le squadre sono state tante, ma ognuna di esse racchiude un fattore comune dell’esperienza di Iannuzzi: l’aver sempre e solo lavorato con i bambini. Una scelta decisa e sicura, e che lui stesso spiega con assoluta convinzione: «Nel corso della mia carriera ho sempre e solo voluto fare il settore giovanile. Questo perché semplicemente i grandi sono già capaci e a me stimolava insegnare qualcosa ai bambini. Ho avuto si offerte per allenare Allievi, Juniores ed anche Prime squadre, ma non mi è mai passato per l’anticamera del cervello di mollare i bambini, perché sono quelli che ti danno le più grosse soddisfazioni. Se tu sei capace di insegnarli qualcosa loro riescono a darti tutto, senza furbizie o altro, sono semplicemente spontanei. Ecco perché mi è sempre piaciuto allenarli, mi ha fatto sentire orgoglioso vederli crescere calcisticamente e felici con quello che riuscivo ad insegnarli». E se lui si è sempre trovato bene con i bambini, lo stesso si può dire anche per i numerosi settori giovanili da lui allenati, con numerosissimi ed ottimi rapporti nati, grazie al suo stile e alla sua filosofia con la quale si è sempre approcciato nelle sue squadre: «Io non mi sono mai presentato come chi sa chi, ho sempre avuto un rapporto da mister sul campo, mantenendo il giusto distacco, mentre fuori ero semplicemente Luigi, creando un sacco di rapporti bellissimi con i bambini e devo dire, senza aver avuto alcuna esperienza negativa. Inoltre, mi ritengo anche fortunato, perchè in tutte le società in cui sono andato non ho mai avuto l’assillo dei risultati e di questo ne sono molto grato: è certamente una cosa che mi ha aiutato molto a lavorare bene». Come detto, l’esperienza alla Pro Cittiglio dell’anno scorso è stata la sua ultima panchina, con la decisione extracalcistica di concedersi una meritato cambio di vita, trascorrendo i suoi prossimi anni in un paesino dell’Abruzzo. Un’ultima curiosità però, era doveroso domandargliela, ossia se, nonostante tutto, il fischietto al chiodo fosse definitivamente appeso oppure ci fosse qualche progetto anche in questa sua nuova vita: «No, nella mia testa non ho l’intenzione di allenare ancora, anche se devo ammettere che la prima cosa che ho guardato del nuovo paese in cui andrò ad abitare è dove sia il campo di calcio. Naturalmente però, vado a vivere in un contesto totalmente nuovo, quindi non penso di tornare ad allenare, però… mai dire mai».
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