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Olimpiadi invernali

Il ragazzo che ha riscritto la gravità: il 21enne americano che salta dove gli altri sognano

Dalla prima storia del quadruplo Axel alla (ri)legalizzazione del backflip: perché Ilia Malinin è diventato il nuovo baricentro del pattinaggio artistico

Ilia Malinin, il ragazzo che ha riscritto la gravità: l’astro di Milano‑Cortina che salta dove gli altri sognano

Dalla prima storia del quadruplo Axel alla (ri)legalizzazione del backflip: perché il ventunenne americano è diventato il nuovo baricentro del pattinaggio artistico

C’è un secondo esatto, quello in cui l’aria sembra addensarsi, in cui il palazzetto trattiene il fiato e il ghiaccio “scricchiola” sotto le lame: un corpo si stacca, ruota quattro volte e mezzo e atterra all’indietro su una sola lama. Quel corpo è di Ilia Malinin, 21 anni, e quel salto – il quadruplo Axel, il più proibitivo del pattinaggio – è la frontiera che lui ha oltrepassato per primo, cambiando il linguaggio di uno sport intero. Da Lake Placid, il 15 settembre 2022, quando eseguì il primo 4A in una gara ufficiale, a Montréal, il 23 marzo 2024, quando firmò il programma libero maschile più alto di sempre con 227,79 punti, fino a Milano‑Cortina 2026, dove un backflip “ri‑legalizzato” e atterrato su una lama è diventato simbolo di un’era nuova: l’era del “Quad God”.

Un talento nato in casa: genitori olimpici, tecnica di famiglia

Ilia nasce a Fairfax (Virginia) il 2 dicembre 2004. È figlio di due ex olimpionici: Tatiana Malinina (campionessa del Grand Prix Final 1999, dieci volte campionessa d’Uzbekistan) e Roman Skorniakov (sette titoli nazionali). Si trasferirono negli Stati Uniti nel 1998, e oggi – insieme al tecnico Rafael Arutyunyan – seguono da vicino l’evoluzione del figlio, dividendosi persino la “pedagogia” dei salti: la famiglia come piccola accademia privata del quadruplo. Ilia sale sul ghiaccio a sei anni, a Reston, in Virginia, e attraversa ogni livello giovanile collezionando titoli fino all’irruzione nel circuito senior. Anche la scelta del cognome racconta un’identità ibrida e moderna: “Malinin”, versione maschile del cognome della madre, più facile da pronunciare del paterno Skorniakov.

Il momento che ha cambiato tutto: il primo 4A

La sera del 15 settembre 2022 al U.S. International Classic di Lake Placid, Malinin entra nel libero e apre con un quadruplo Axel. Il salto, che richiede 4,5 rotazioni dopo una rincorsa in avanti (e quindi mezzo giro in più di qualunque altra quadrupla), diventa realtà agonistica: “è la Luna del pattinaggio”, diranno in molti. Da lì in poi, Ilia lo ripeterà in più appuntamenti internazionali, facendolo diventare un’arma tattica oltre che uno show di forza. Fatto chiave: ad oggi, resta l’unico atleta ad averlo atterrato pulito in gara ufficiale.

Montréal 2024: record, sei quadrupli, nuova metrica dell’impossibile

Al Mondiale 2024 di Montréal, dopo un corto da terzo, Malinin scende per il libero sulle note di Succession e consegna agli atti una delle performance più sconvolgenti della disciplina: sei salti quadrupli (tra cui il 4A) e un flusso tecnico‑artistico che si traduce nel record del mondo per il libero maschile (227,79) e nel totale combinato a 333,76. Il titolo iridato arriva con un margine superiore ai 20 punti sul resto del podio: un abisso competitivo che racconta una nuova asimmetria tra lui e gli avversari. Il Guinness dei Primati riconosce il punteggio del libero, mentre il racconto della gara – con numeri e combinazioni – fotografa la compattezza di un pacchetto tecnico fuori scala.

Boston 2025: il bis mondiale e la continuità della supremazia

Dodici mesi dopo, al Mondiale 2025 di Boston, Malinin si ripete: secondo titolo mondiale consecutivo, programmato e costruito con la stessa idea‑forza – spingere l’asticella un passo oltre. Atterra di nuovo sei quadrupli, centra il 4A e allunga il proprio dominio con oltre 30 punti di margine. Le cronache parlano di “stagione perfetta” e consolidano la percezione di un campione che coniuga costanza e innovazione. È il sequel di una traiettoria che, a quel punto, fa di Milano‑Cortina 2026 l’orizzonte naturale per chiudere il cerchio.

Il backflip che divide (e accende) il pattinaggio

Per quasi 50 anni i salti‑capriola (come il backflip) sono stati vietati dal regolamento ISU per motivi di sicurezza e “integrità sportiva”. L’eco più famoso: Surya Bonaly ai Giochi di Nagano 1998, capriola all’indietro su una lama e penalità in arrivo. La mappa però cambia nel 2024, quando l’ISU rimuove il divieto: il backflip diventa un elemento coreografico ammesso, senza valore tecnico diretto ma potenzialmente capace di incidere sulla Presentation/Components e sull’impatto complessivo del programma. Si apre così una stagione “neoclassica” del gesto: rischioso, scenografico, da calibrare con saggezza.

Milano‑Cortina 2026: il flip “legale” su ghiaccio olimpico

Nel Team Event dei Giochi 2026, Malinin fa ciò che fino a poco tempo prima era impensabile: inserisce e atterra legalmente un backflip su una lama, diventando il primo a farlo senza penalità sulla pista olimpica dopo decenni. Il gesto riaccende la discussione – giusta e necessaria – sul ruolo di Surya Bonaly (pioniera e icona, penalizzata nel 1998) e, insieme, certifica la trasformazione dello sport. Il Team USA vince l’oro e quell’acrobazia, pur valendo zero punti tecnici, sposta la percezione del pattinaggio visto dal grande pubblico: coraggio, identità, spettacolo.

La persona dietro il fenomeno: un profilo che sfugge alle etichette

Americano di nascita, slavo di radici, globale per cultura sportiva: Malinin è figlio dell’immigrazione dello sport. La scelta del cognome materno in forma maschile non è solo un dettaglio anagrafico: racconta una famiglia tecnica che ha messo al centro l’efficacia – anche comunicativa – del progetto. Sui social ha adottato presto l’identità di “Quadg0d”: una narrativa esplicita, senza timidezze, che è diventata marchio e, insieme, sfida pubblica a se stesso.

Il valore culturale: quando un salto diventa discorso pubblico

La capriola di Milano‑Cortina ha riattivato una memoria che il grande pubblico non aveva dimenticato: la storia di Surya Bonaly, la penalizzazione del 1998, le questioni di rappresentazione e bias che da sempre attraversano il pattinaggio. Oggi, vedere un atleta bianco celebrato per un gesto per cui una donna nera fu punita obbliga tutti a un esercizio di coscienza critica. È un bene che lo sport si evolva; è necessario che lo faccia riconoscendo le proprie ombre. In questo senso, la legalizzazione del backflip (e la sua neutralità ai fini del punteggio) è un compromesso che concede spettacolo senza snaturare il codice tecnico.

Conclusione: la sfida è restare umano mentre si vola

La grandezza di Ilia Malinin non è solo nell’aver “portato a casa” il 4A o nel produrre sei quadrupli con regolarità. Sta nell’aver allargato il perimetro del possibile senza perdere di vista il racconto: trasformare la matematica della rotazione in drammaturgia, e far convivere il rischio con la misura. È questo l’insegnamento più utile anche per chi guarda: il pattinaggio non è diventato un videogame di salti; è un’arte che, grazie a un ragazzo di 21 anni cresciuto in una famiglia di olimpionici, ha trovato nuovi strumenti per dire le stesse cose di sempre – bellezza, coraggio, precisione – con un alfabeto più vasto. Il resto, come sempre, lo deciderà il ghiaccio.

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