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Telecamere nascoste nello spogliatoio della squadra femminile: il caso che scuote il calcio austriaco

Microcamere installate di nascosto nel centro sportivo: aperta un’indagine per violazione della privacy e responsabilità interne ancora da chiarire

“Occhi invisibili nello spogliatoio”: il caso Altach che scuote il calcio austriaco

Entrano nella stanza dove si dovrebbe poter abbassare la guardia. Il rumore dell’acqua dalle docce, il fruscio delle borse, le voci che si intrecciano prima dell’allenamento. Poi, il dettaglio che non dovrebbe esserci: un punto nero, una vite fuori posto, un riflesso. È qui, nello spogliatoio della squadra femminile dello SCR Altach, che la routine è stata tradita. E da quel momento il calcio austriaco ha dovuto guardarsi allo specchio: cosa significa davvero “ambiente sicuro” quando una telecamera può trasformare l’intimità sportiva in materiale di abuso?

Un’inchiesta che parte dagli spogliatoi e arriva in tribunale

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Staatsanwaltschaft Feldkirch, in una cabina e nell’area docce della squadra femminile dello SCR Altach sarebbero state installate telecamere nascoste. Un ex funzionario del club è ora formalmente indagato. La magistratura ha confermato l’avanzamento dell’inchiesta e l’audizione del sospettato. Per l’uomo vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Dalle attività istruttorie emerge un dato cruciale: sono circa 30 le donne identificate come potenziali vittime e ascoltate dagli inquirenti. Un numero che restituisce la misura dell’impatto umano, prima ancora che giudiziario, di una vicenda che chiama in causa il concetto di tutela nel mondo dello sport.

Dalle carte ai volti: chi sono le persone coinvolte

Le autorità non hanno diffuso il nome del sospettato; i media austriaci lo indicano come un ex dirigente “in posizione rilevante” nella sezione femminile del club. Il procedimento si concentra su due capi: l’uso illecito di dispositivi di registrazione e la gestione di materiale di abuso sessuale basato su immagini. Fonti giudiziarie e di polizia hanno ribadito che la ricostruzione su eventuale “visione” o “produzione” del materiale è tuttora oggetto di accertamenti: una distinzione tecnica, ma decisiva sul piano penale. Nel frattempo, presso il tribunale competente è stata fissata una data chiave: l’udienza è calendarizzata per lunedì 23 febbraio. Sarà il primo banco di prova pubblico del caso.

«Abbiamo saputo dai giornali»: lo shock delle giocatrici e il tema del tempo

Nel racconto di una delle calciatrici - la prima a parlare a viso aperto con la stampa regionale - il tempo diventa la ferita più dolorosa: tra la perquisizione al campus del club e la consapevolezza piena di quanto fosse in corso sarebbe passato troppo tempo. La giocatrice, che ha chiesto di restare anonima, ha descritto un clima di smarrimento e di insicurezza prolungata, criticando anche l’insufficienza del supporto ricevuto nelle prime settimane. Parole pesanti, alle quali il club ha risposto rivendicando la collaborazione con le autorità e l’offerta di assistenza psicologica e legale.

Il club, la catena delle responsabilità e la gestione della crisi

Lo SCR Altach ha reso noto di essere stato informato formalmente delle indagini riguardanti l’ex collaboratore e di aver imposto un divieto di accesso all’intero complesso sportivo. Il club ha promesso “piena cooperazione” con la magistratura e misure di supporto alle atlete potenzialmente coinvolte. Alcuni passaggi della cronologia interna - fra il 22 settembre 2025 (quando l’ex funzionario aveva annunciato le dimissioni) e il 15 ottobre 2025 (data in cui, secondo il club, si sarebbe appreso contro chi fossero dirette le indagini) - restano oggetto di dibattito pubblico e mediatico, con richieste di chiarimenti su comunicazioni e tempi dell’intervento. Nelle settimane successive, il club ha diffuso una presa di posizione ribadendo il proprio “profondo rammarico” per quanto subito dalle giocatrici e sottolineando di aver agito “in stretto raccordo con le autorità” e con strutture di tutela delle vittime. Ha inoltre smentito la presenza di registrazioni in ambiti privati, come le abitazioni delle calciatrici. Una puntualizzazione importante per delimitare il perimetro dei luoghi in cui il materiale sarebbe stato raccolto.

Cosa dice la legge: una cornice severa, ma serve prevenzione

La normativa austriaca punisce severamente le riprese d’immagini non autorizzate in contesti dove è atteso il massimo livello di privacy - come spogliatoi e docce - e reprime con forza la rappresentazione visiva di minorenni in contesti sessuali. Le pene variano da sanzioni pecuniarie a reclusione fino a tre anni, a seconda della gravità e delle circostanze. Ma questo caso mette in luce un livello ulteriore: la necessità di protocolli di prevenzione visibili, verificabili e periodicamente aggiornati, perché la legge punisce dopo, mentre le buone pratiche possono impedire prima. Nella narrazione mediatica hanno trovato spazio anche stime sul volume dei dati sequestrati: si è parlato di decine di terabyte. È un tassello che, se confermato in sede processuale, racconterebbe la dimensione seriale e la meticolosità logistica dell’operazione. Ma su numeri e qualificazioni tecniche occorre prudenza: solo gli atti dibattimentali consentiranno di fissare i contorni probatori. Nel frattempo, l’attenzione resta sul fatto essenziale: la violazione di luoghi di massima intimità.

    Il calcio femminile, la fiducia e la prova del nove

    Questo caso arriva in un momento storico in cui il calcio femminile austriaco sta crescendo in visibilità, investimenti e aspettative sportive. Proprio per questo, la domanda è culturale prima che giudiziaria: come si ricostruisce la fiducia? Un cartello con scritto “La violenza non è un gioco” esposto in campo dalle squadre dello SCR Altach è un segnale utile; ma senza verifiche, risorse dedicate e tempi rapidi nelle comunicazioni, i gesti rischiano di rimanere simbolici. La prossima stagione, i prossimi ritiri, il prossimo allenamento diranno se il sistema ha imparato la lezione.

    Oltre Altach: perché questo caso riguarda tutti

    Ridurre la vicenda a un fatto “di provincia” sarebbe una scorciatoia pericolosa. Gli spogliatoi sono il cuore della vita sportiva: lì si costruiscono squadra, fiducia, appartenenza. Se la tecnologia li trasforma in spazi sorvegliati senza consenso, salta l’essenza del patto tra atlete e istituzioni. Per questo, l’esito del procedimento penale e di eventuali cause civili andrà ben oltre i confini del Vorarlberg. Sarà un messaggio a club, federazioni, leghe: la sicurezza non è un capitolo accessorio del bilancio, è infrastruttura competitiva. Chi la trascura, perde due volte: sul campo e nella credibilità. Nel frattempo, occorre proteggere chi ha subito. Le parole di una giocatrice - «La rabbia resta, la fiducia si ricostruisce piano» - ricordano che la vera sentenza, per chi è stato violato nella propria intimità, non arriva alla fine del processo, ma quando tornare nello spogliatoio smette di essere un atto di coraggio.

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