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Olimpiadi invernali

Tre ori sotto il sole: come l’Australia ha ribaltato le gerarchie ai Giochi invernali

Un Paese di spiagge e deserto che domina sulla neve: una scalata che a Milano-Cortina ha portato a un inedito bottino di medaglie

Tre ori sotto il sole: come l’Australia ha ribaltato le gerarchie ai Giochi invernali

C’è una foto che racconta più di mille classifiche: al Livigno Aerials & Moguls Park, tra fiocchi radi e applausi compressi dal freddo, un ragazzo cresciuto a due passi dall’oceano bacia un metallo che vale molto più del suo peso. È l’oro di Cooper Woods, arrivato al termine di una finale di gobbe decisa al “turns score” con lo stesso punteggio del re Mikael Kingsbury. Ventiquattr’ore dopo, a pochi chilometri, un’altra australiana, Josie Baff, apre la pista e non la lascia più: l’oro nello snowboard cross. Altri 24 ore e tocca a Jakara Anthony: oro nel nuovo dual moguls, il primo di sempre, il secondo della sua carriera. Nel mezzo, l’argento di Scotty James in halfpipe – terza medaglia olimpica in carriera – e il bronzo di Matt Graham nel dual moguls. Risultato, l’Australia ha messo insieme un bottino senza precedenti ai Giochi invernali di Milano Cortina: 3 ori e 5 medaglie complessive, più ori di nazioni tradizionalmente forti come Canada, Repubblica Ceca, Cina e Finlandia. Una fotografia che rovescia geografie e certezze.

Il paradosso apparente

Sembra una contraddizione: un Paese più noto per le onde di Bondi che per gli inverni rigidi compare in alto nel medagliere. Eppure l’Australia ha imboccato da tempo una strada diversa. La sua prima medaglia invernale è arrivata “solo” nel 1994 (bronzo nella staffetta di short track a Lillehammer), ma da allora non ha più saltato un’edizione senza salire almeno una volta sul podio. Il dossier di questi Giochi certifica il salto di qualità: miglior campagna di sempre, tre titoli in tre giorni, una presenza sistematica nelle discipline “giuste”. Non è un miracolo: è una strategia.

Il progetto: scegliere le colline giuste da scalare

Nel 1998, all’indomani di Nagano, l’Australian Olympic Committee e l’Australian Institute of Sport diedero vita all’embrione di ciò che, dal 2001, sarebbe diventato l’Olympic Winter Institute of Australia (OWIA): una struttura federale dedicata, budget stabile, missione chiara. L’idea non era “fare tutto”, ma concentrare risorse su ciò che poteva rendere: sci freestyle (moguls e aerials) e snowboard. Disciplinare la scarsità, scegliere i dettagli, inventarsi infrastrutture dove la natura non le aveva previste. Obiettivo tecnico? Sviluppare abilità aeree e qualità sui salti, trasferendo competenze da sport “estivi” come la ginnasticaObiettivo logistico? Creare in Australia luoghi dove allenarsi tutto l’anno in sicurezza. È così che nasce una delle svolte chiave: la conversione di giovani ginnasti in specialisti dei salti sulla neve, un talent transfer diventato matrice culturale. E quando non si può contare sulla neve, si crea l’acqua.

L’ingegneria della neve: Toppa’s Dream e il trampolino d’acqua

Due tasselli infrastrutturali sono diventati simboli della “via australiana”:

  1. La pista di gobbe “Toppa’s Dream” a Perisher – Blue Cow: una linea ripida, omologata FIS, dedicata alla memoria e al lavoro del tecnico Peter “Toppa” Topalovic, che ha formato generazioni di moguls skier. Negli ultimi anni, Perisher e OWIA hanno investito in cannoni sparaneve dedicati: oggi la pista dispone di almeno cinque snow gun, utili a garantire finestre di allenamento ottimali e precoci. Un impianto che ha reso possibile il perfezionamento del gesto tecnico e dei “turns” che, non a caso, hanno consegnato l’oro a Cooper Woods.
  2. Il Geoff Henke Olympic Winter Training Centre a Brisbane: il più grande trampolino d’acqua dell’emisfero sud, operativo dal 2020 e inaugurato nel 2021 con un cofinanziamento pubblico stimato in 6,5 milioni di AUD (di cui 5,3 milioni federali). Qui gli atleti di moguls e aerials saltano tutto l’anno su materassoni d’acqua, macinando migliaia di tentativi con rischio ridotto e feedback immediato. Jakara Anthony ha raccontato di aver provato un nuovo salto “circa 2000 volte” in acqua prima di portarlo in gara: quel lavoro ha fatto la differenza da Pechino 2022 a Milano Cortina 2026.

Queste scelte, sommate alla creazione di hub su ghiaccio (come l’Icehouse di Melbourne) e a partnership strutturali con gli Istituti statali di sport (in primis NSWIS), hanno costruito un ecosistema in cui il talento non si disperde.

I frutti a Milano Cortina: tre ori in tre giorni

  1. 12 febbraio 2026 – Moguls maschili, Livigno: Cooper Woods vince l’oro con 83.71 punti, lo stesso di Mikael Kingsbury; la differenza sta nei turns (48.4 a 47.7). Un capolavoro di pulizia tecnica e gestione della pressione.
  2. 13 febbraio 2026 – Snowboard cross femminile, Livigno: Josie Baff completa una progressione impeccabile fino al “big final” e tocca il traguardo per prima di 0.04 secondi. È il primo oro olimpico australiano nella specialità.
  3. 14 febbraio 2026 – Dual moguls femminile, Livigno: Jakara Anthony si prende la sua rivincita dopo l’ottavo posto nel singolo e conquista l’oro nella specialità al debutto olimpico, battendo in sequenza le statunitensi Olivia Giaccio, Elizabeth Lemley e Jaelin Kauf (finale 20-15). Diventa la prima australiana a vincere due ori ai Giochi invernali.

A completare il quadro, l’argento di Scotty James nell’halfpipe (battuto dal giapponese Yuto Totsuka in una finale di altissimo livello) che fa di lui il primo australiano con tre medaglie olimpiche invernali, e il bronzo di Matt Graham nel dual moguls maschile – la “dad podium” con Mikael Kingsbury e Ikuma Horishima.

Perché funziona: focus, cultura della tecnica, filiera integrata

Focus di sistema: l’OWIA è stata progettata per poche discipline ad alto potenziale. In freestyle e snowboard, l’Australia è oggi una potenza “periferica” capace di battere i Paesi alpini sul loro terreno quando si tratta di salti, amplitude e qualità dei giri. Cultura della tecnica: il collegamento con la ginnastica ha creato un vantaggio nelle componenti aeree – dalla progressione in acqua al trasferimento su neve – riducendo la distanza da chi vive sulla neve 12 mesi l’anno. Infrastrutture utili, non monumentali: una pista di gobbe perfettamente attrezzata e un trampolino d’acqua possono valere, in certe discipline, più di una lunga stagione su pendii naturali. “Toppa’s Dream” e Brisbane sono oggi laboratori permanenti di esecuzione e correzione, e spiegano perché l’Australia produce con regolarità finalisti e medaglie in moguls e aerials. Continuità di risultati e di role model: da Alisa Camplin a Lydia Lassila, da Torah Bright a Scotty James, fino alla generazione Anthony–Baff–Woods–Graham: una linea di passaggi che rende “normale” vedere australiani con pettorali bassi e run vincenti.

Il rovescio della medaglia: la sfida delle risorse

L’Australia ha costruito questa scalata con risorse intelligenti più che imponenti. E proprio per questo il tema dei finanziamenti resta sensibile. Nel 2025-26 il governo ha annunciato un pacchetto record per l’alta prestazione fino a giugno 2026, ma il confronto interno tra sport è serrato. Un’analisi del Guardian segnala che Snow Australia – l’organizzazione di riferimento per sci e snowboard – ha ricevuto nell’ultimo anno disponibile circa 1,7 milioni di AUD per l’alta prestazione “able-bodied”, una cifra paragonabile a sport come softball e bowls e inferiore a lacrosse e boxing, mentre l’OWIA riceve fondi aggiuntivi diretti. La prospettiva di Brisbane 2032 potrebbe spostare l’attenzione (e i budget) verso l’estate, alimentando il timore espresso anche dalla Chef de Mission Alisa Camplin: «Speriamo che gli sport invernali non vengano dimenticati».

In questo contesto, le infrastrutture mirate – come la rampa d’acqua di Brisbane – dimostrano un eccellente rapporto costi/benefici: 6,5 milioni di AUD per un impianto che ha inciso sulla qualità dei salti di un’intera generazione. Ma la sostenibilità del modello richiede continuità: personale tecnico qualificato, calendari di utilizzo, manutenzioni e, soprattutto, la certezza di una filiera giovanile che non viva di eccezioni e sacrifici individuali.

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