Olimpiadi
19 Febbraio 2026
OLIMPIADI 2026 • Arianna Fontana
Quattro anni di sacrifici all'ombra di tutti, poi un decimo di secondo per entrare nella storia davanti agli occhi del mondo intero: deve essere questo il fascino delle Olimpiadi. Un raccoglitore di storie impensabili, scritte all'oscuro della massa per poi venire alla luce quando c'è da completare il capitolo più importante. Tra i tanti racconti, però, ce n'è uno diventato leggenda, mito. Quello di Arianna Fontana, la regina degli eroi silenziosi, loro che appaiono ogni 4 anni per far emozionare un popolo intero. La favola di una persona capace di rompere un record che durava dal 1960, diventando semplicemente l'atleta più forte nella storia di tutta Italia.
Tra il silenzio della valle e il freddo delle montagne: per fare qualcosa di così grande probabilmente ci devi nascere nell'habitat che diventerà parte del suo sangue. È da Sondrio che inizia la storia di Arianna, lei che sulle nevi del Nord e al brivido degli scii preferisce la velocità dei pattini, sia a rotelle, dove si appassiona seguendo gli allenamenti del fratello Alessandro presso l'Unione Operativa Pattinaggio , sia sul ghiaccio. Sport diversi, stessi risultati: fin da piccola Fontana è sinonimo di vittorie, medaglie e trofei. Un talento fuori dal normale, che verso l'età di 10 anni prende una scelta: pattinare sulla terraferma o solcare i ghiacci? È lì che il DNA valtellinese si attiva, e la storia prende vita. Affilate le lame, Arianna passa dal Lanzada Ghiaccio all'ASD Bormio Ghiaccio, fino al primo momento topico: l'esordio in Nazionale a 15 anni in Coppa del Mondo. Roba fuori dal normale, così come il secondo posto agli Europei di Krynica-Zdrój del 2006, frutto dei podi raggiunti nelle categorie 500, 1500 e 3000 metri. Il primo gradino più importante, però, Arianna lo raggiunge alle Olimpiadi di Torino, quando diventa l'atleta italiana più giovane a vincere una medaglia olimpica, ovvero il bronzo nella staffetta femminile 3000 metri a soli 15 anni e 314 giorni.
L'incipit di una carriera leggendaria, legata a doppio filo con le Olimpiadi. A Vancouver, infatti, nel 2010 Fontana scrive il secondo capitolo della sua storia: il bronzo nei 500 metri, la prima medaglia olimpica individuale di un'atleta italiana nello short track. Non solo, però, perché anche lontano dai riflettori più pregiati, il talento della classe 1990 aggiorna i libri della specialità su ghiaccio. Lo fa nel 2012, quando, sempre nei 500 metri, diventa la prima pattinatrice italiana a vincere una Coppa del Mondo. Record su record, ma per il più importante bisogna aspettare ancora un po'. Alle Olimpiadi di Soci, infatti, il bottino recita un argento e due bronzi tra 500, 1000 e 1500 metri. Manca solo l'oro per consacrarsi sul monte delle più grandi del pianeta, perché il tetto d'Italia è ormai cosa sua. Lo è anche la bandiera, portata alla cerimonia d'apertura dei giochi di Pyeongchang, quando il destino chiama, e Arianna risponde. Nei 500 metri, la specialità di casa, Fontana conquista infatti il suo primo oro olimpico. Piantato lo stendardo sulla vetta più alta, la valtellinese ne aggiunge un altro 4 anni più tardi, confermandosi campionessa olimpica a Pechino 2022 nei 500 metri.
Le due medaglie più brillanti di una carriera che recita una Coppa del Mondo staffetta, due Coppe del Mondo 500 metri, 28 ori nei Campionati Italiani, un oro, 2 argenti e un bronzo ai Mondiali Junior, 6 ori ai Mondiali Militari, 25 ori, 14 argenti e 6 bronzi agli Europei, un bronzo ai Mondiali a squadre, un oro, 6 argenti e 10 bronzi ai Mondiali. Il tutto sciogliendo quel nodo che la lega alle Olimpiadi, lì dove il mito diventa realtà. Sì, perché Arianna Fontana è prima in tanti aspetti, ma non è questione di precocità: per entrare nella leggenda servono talento, longevità e un'incredibile capacità di restare sempre in piedi. Nella vita, tra le pause prese dallo short track, qualche dissapore con la federazione e la decisione di allenarsi all'estero, e sul ghiaccio, dove la valtellinese dimostra di saper arrivare sempre in fondo in uno sport così imprevedibile, dove lo scivolone di un avversario può buttare al vento 4 anni di lavoro. Non per la «Regina del Ghiaccio», lei che dopo 20 anni di carriera arriva alla vigilia di Milano Cortina con un palmares olimpico da 11 medaglie, più di qualsiasi altra donna italiana nella storia delle Olimpiadi, edizioni estive comprese. Settima nella classifica generale degli atleti più decorati delle edizioni invernali, Arianna si presenta così tra i ghiacci di casa con la possibilità di raggiungere un record stabilito 66 anni prima, ovvero quello di atleta italiano più medagliato di sempre.
L'obiettivo sono infatti le 13 medaglie dello schermista Edoardo Mangiarotti, prima avvicinato con l'oro nella staffetta mista e poi raggiunto con l'argento nei 500 metri. Qualcosa di per sé già straordinario, ma Fontana è di più. Visto sfumare il podio nella 1000 metri per il contatto con un'avversaria, la pattinatrice più forte nella storia del paese diventa mito nella staffetta femminile 3000 metri. Mercoledì 18 febbraio è infatti il giorno dell'argento, ovvero la 14esima gioia olimpica, che vuol dire solo una cosa: Arianna è l'atleta italiano con più medaglie olimpiche vinte in tutta la storia. Anzi, vuol dire molto di più, perché la velocista di Sondrio aggiorna altri record. A partire dall'essere la prima donna italiana a vincere una medaglia in sei edizioni diverse, l'unica persona del nostro paese a riuscirci insieme ad Armin Zöggeler, icona dello slittino. E ancora, Fontana diventa il miglior l'atleta italiano plurimediato in eventi individuali (8, short track), la seconda persona più titolata di sempre alle Olimpiadi Invernali, dietro solo a Marit Bjørgen per una medaglia, e la quarta più premiata di tutte le Olimpiadi a -1 dal podio.
Record che si possono ancora aggiornare, continuando a gareggiare con atlete più giovani di 10 anni in quello che sarà l'impegno finale delle sue Olimpiadi di Milano-Cortina: la 1500 metri di venerdì 20 febbraio. L'ultima possibilità per eguagliare il record invernale di sempre, scrivendo la storia del pianeta dopo aver fatto quella di un paese intero. Quell'Italia che il suo nome ha imparato a scoprirlo ogni 4 anni, fino a un 2026 che l'ha proiettata nell'Olimpo dello sport azzurro. Lì, dove è destinata a rimanere, consapevole di tutto quel lavoro, di tutti quei successi e di tutte quelle sconfitte vissute lontano dalle telecamere dei mass media, concentrate sui cosidetti sport minori solo quando si parla di Olimpiadi. Minori, però, esclusivamente per il seguito, perché le storie che sono in grado di raccontare sono enormi. Anzi, una è talmente grande da non avere eguali. È quella di Arianna Fontana, o meglio, dell'atleta più grande della storia d'Italia.