Olimpiadi Invernali
27 Febbraio 2026
Flora Tabanelli
Entra in classe con lo zaino sulle spalle, il cappuccio della felpa ancora umido di neve e un sorriso che fatica a contenere l’eco di una notte storica. L’applauso parte spontaneo, lungo, quasi incredulo: compagni e professori si alzano in piedi, la salutano come si salutano i campioni tornati da una frontiera. Solo che la frontiera, stavolta, è il confine tra l’adolescenza e il mito dello sport. A Sèn Jan di Fassa una diciottenne – la freeski italiana che ha incendiato Livigno – rientra a scuola il primo giorno dopo il bronzo olimpico. Si chiama Flora Tabanelli, e in questo corridoio la leggerezza dell’età incontra il peso della storia.
La fotografia sportiva resterà per anni: la grande rampa del Big Air a Livigno, il vento che cala dopo ore di attesa, l’ultima run che decide tutto. L’oro va alla canadese Megan Oldham con uno score di 180,75, l’argento a Eileen Gu in rimonta, e il bronzo a Flora Tabanelli, appena maggiorenne, che mette giù il salto della vita – un doppio cork di altissima difficoltà, quattro rotazioni e mezzo “pulite” fino all’atterraggio – e si prende la prima medaglia olimpica della storia italiana nello sci freestyle. È il 16 febbraio 2026 e l’Italia aggiunge un tassello inedito alla propria geografia sportiva. Il contesto non era banale: nevicata, orari rimodulati, pressione di un’Olimpiade “di casa” e un campo di gara che ha costretto gli organizzatori a continui aggiustamenti nei giorni precedenti. Eppure, quando la notte si è fatta limpida, il pubblico di Livigno ha visto in sequenza tecnica, coraggio, gestione mentale: tre ingredienti che, nel freeski, valgono più di qualsiasi reputazione.

C’è un dettaglio che racconta più di tante esultanze. La medaglia è arrivata nonostante un legamento crociato lesionato in autunno. Flora ha scelto un percorso conservativo, senza operazione, lavorando tra fisioterapia e riatletizzazione con l’obiettivo di presentarsi al cancelletto a Livigno. Decisione rischiosa, certo, ma condivisa con il team e seguita con metodo: quel bronzo porta anche il segno di una programmazione meticolosa, costruita settimana dopo settimana. Lo confermano le ricostruzioni tecniche della stagione pubblicate dalla FIS, che già a dicembre annotava l’infortunio e il rientro mirato verso Milano Cortina 2026. A fotografare l’anagrafe provvede la scheda ufficiale del CONI: 20 novembre 2007, Bologna, specialità Big Air e Slopestyle. È una carta d’identità che pesa quando si tratta di record: la più giovane medagliata italiana di questi Giochi, e la prima azzurra di sempre a salire sul podio olimpico del freeski. Non un dettaglio da statistica, ma un segnale forte sul ricambio generazionale di uno sport in piena espansione.
Il giorno dopo la festa, c’è la campanella. Flora frequenta l’ultimo anno del Liceo Artistico (indirizzo Design) alla Scuola Ladina di Fassa, all’interno del progetto Ski & Ice College Val di Fassa: una struttura educativa che organizza orari flessibili, tutoraggio, recuperi e sessioni d’esame calibrate, consentendo agli atleti di alto livello di allenarsi senza rinunciare alla maturità. È il modello – unico in Provincia Autonoma di Trento – che permetterà a Flora di sedersi tra pochi mesi davanti alla commissione, dopo essersi appena seduta sul podio olimpico. Non è un’invenzione dell’ultimo minuto: il collegio sportivo della Scuola Ladina opera da anni, ha accolto decine di atleti, intreccia convitti, trasporti, staff tecnici e docenti “di riferimento”. Una rete costruita nel tempo, celebrata anche in occasioni istituzionali e raccontata nelle cronache locali come un progetto di territorio che lega scuola, sport, famiglie e turismo in un ecosistema coerente.
La narrazione mediatica spesso si ferma alle Dolomiti. Ma la geografia sentimentale di Flora Tabanelli nasce in Appennino, tra Sestola e il Rifugio Duca degli Abruzzi al Lago Scaffaiolo, gestito dai genitori. È lì che la famiglia ha intrecciato neve e quotidiano, sci e scuola, con abitudini che la stessa atleta ha descritto così: lezioni senza tv né social, trasferimenti a piedi o “in sci, anche nella bufera”. È una formazione spartana che torna utile quando, in finale, il meteo ti costringe a cambiare piani in pochi minuti.
Il cognome Tabanelli, nello sci acrobatico, ormai è plurale. C’è Miro, fratello maggiore, finalista e più volte sul podio di Coppa del Mondo, capace di vincere ai Winter X Games e di condividere con la sorella giornate, trasferte e – soprattutto – una cultura tecnica comune. E c’è Irene, la sorella che per prima ha varcato la soglia dello Ski & Ice College, poi maestra di sci e artista. Quel DNA ha un imprinting preciso: ginnastica acrobatica, pattinaggio, equilibrio e disciplina. Il resto lo hanno fatto il tempo, lo studio e la capacità di stare di fronte ai salti “lunghi” senza pensarla come una sfida insensata, ma come un problema da risolvere con metodo.
Il Big Air è spettacolo, sì. Ma è anche fisica applicata e geometria dell’aria: stacco pulito, traiettoria controllata, trick ad alta complessità e atterraggio “in asse”. Una disciplina dove stile e originalità contano tanto quanto l’ampiezza della rotazione. Il profilo tecnico di Flora nasce nelle due specialità sorelle del freeski – Slopestyle e Big Air – e racconta una sciatrice capace di trasferire i codici dell’una all’altra: fluidità sulla struttura, lettura delle velocità, gestione del rischio. Ne ha parlato anche un approfondimento divulgativo nelle settimane dei Giochi, spiegando perché la disciplina in cui l’azzurra eccelle è destinata a crescere nelle preferenze del pubblico.
Il bronzo olimpico non nasce dal nulla. La stagione 2024/25 è stata il laboratorio in cui Flora Tabanelli ha messo in fila continuità e picchi di eccellenza: Sfera di Cristallo di Big Air e Globo complessivo Park & Pipe, sette podi in undici start, vittoria nella finale di Tignes insieme al fratello Miro e, poco dopo, il titolo mondiale nel Big Air all’Engadin 2025. Una sequenza che ha definito il suo status internazionale ben prima di Livigno. Nello stesso arco temporale è arrivato anche il sigillo “pop” degli X Games di Aspen. In un contesto che, per reputazione, vale come un campionato del mondo non ufficiale, Flora ha conquistato l’oro al debutto nel 2025, confermando di saper reggere le arene più esigenti. È un risultato spesso citato come “spartiacque” per misurare il livello di un freeski: chi domina ad Aspen, di solito, domina anche altrove.

Un precedente pedagogico: vedere una studentessa di 18 anni rientrare “il giorno dopo” in classe con un bronzo olimpico allena l’immaginazione di chi, in quelle aule, sogna carriere sportive impegnative senza rinunciare allo studio. Un precedente sportivo: la prima medaglia italiana nel freeski manda un segnale al sistema – federazioni, club, impianti – su dove investire risorse tecniche e impiantistiche nei prossimi 4-8 anni. Un precedente culturale: il racconto di Flora non è “solo” un exploit agonistico, ma l’affermazione di un modo diverso di abitare la montagna e l’adolescenza: meno display, più neve; meno rumore, più concentrazione. Un filo narrativo che attraversa le sue interviste e che spiega la naturalezza con cui ha affrontato la “tempesta” di Livigno.
La storia non si ferma al podio. Il 2026 per Flora Tabanelli sarà fatto di libri, prove scritte, orali e – in parallelo – della gestione accurata di un ginocchio che merita tutte le attenzioni del caso dopo la scelta conservativa invernale. La programmazione post-Olimpiade passerà per valutazioni mediche, lavoro in palestra e una pianificazione agonistica che potrà guardare alla prossima Coppa del Mondo con ambizioni legittime, forti dei progressi tecnici mostrati nella stagione precedente: Globo di Big Air, Globo complessivo Park & Pipe, titolo mondiale all’Engadina, podi in serie. Non sono trofei effimeri: sono pietre miliari che, in freeski, definiscono una traiettoria.
Ogni sport, a un certo punto, trova un’icona che “sblocca” l’immaginario nazionale. Nel freeski italiano quel momento ha una data – 16 febbraio 2026 –, una disciplina – Big Air – e un cognome: Tabanelli. Il ritorno in classe, dieci giorni dopo, chiude il cerchio: dimostra che si può atterrare da un volo complesso e, un’ora più tardi, sedersi a ripassare storia dell’arte. La medaglia resta al collo; la penna resta in mano. La lezione non è solo per gli appassionati di neve: è per chiunque creda che sport e studio, in Italia, possano parlarsi davvero. E quando succede, l’applauso è contagioso.