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Dal trionfo della Milano-Sanremo al confronto con Merckx: Pogačar è già tra i migliori di sempre

Il dominatore del ciclismo contemporaneo infrange ogni record ed è un'icona dello sport mondiale

Tadej Pogačar ● UAE EMIRATES

UAE EMIRATES ●Tadej Pogačar trionfa anche alla Milano-Sanremo

Le immagini dell'ultima Milano-Sanremo sono abbastanza eloquenti: Tadej Pogačar cade a 32 km dall'arrivo, si rialza e, pieno di lividi e abrasioni, recupera la testa della corsa. Fino all'attacco alla Cipressa, a -24 km: solo Van der Poel e Pidcock, fresco vincitore della Milano-Torino, gli stanno dietro. Mvdp è il primo a mollare, mentre il britannico della Pinarello se la gioca fino allo sprint finale. Ma la storia incorona Pogi: lo sloveno, al sesto tentativo, fa sua anche la Milano-Sanremo e ora gli manca soltanto la Parigi-Roubaix per completare il giro dei Monumenti. Era dal 1983 con Beppe Saronni che il campione mondiale in carica non trionfava alla Classicissima di primavera. Di fronte a una prova così dominante e dai tratti epici tanto cari al ciclismo di una volta, quella che all'inizio sembrava un'eresia è diventata un sospetto fondato. E più passa il tempo, più sembra avvicinarsi al rango di "certezza": Tadej Pogačar è il migliore di sempre?

IL CONFRONTO CON MERCKX

Il ciclismo è uno dei pochi sport in cui c'è un GOAT (acronimo per Greates Of All Times, il migliore di sempre) riconosciuto più o meno da tutti: è "Il Cannibale" Eddy Merckx, incoronato dai risultati sportivi troppo superiori rispetto alla concorrenza per non vincere l'eterno dibattito. Oltre 445 vittorie nelle sua carriera da Pro, 5 Tour de France, 5 Giri d'Italia, una Vuelta a España, 7 Milano-Sanremo, 5 Liegi-Bastogne-Liegi, 3 Parigi-Roubaix, 2 Giri di Lombardia, 2 Giri delle Friande, 3 Campionati del Mondo su strada. Con un totale di 11 Grandi Giri, 19 Monumento e 3 Titoli iridati, fu il primo a completare il palmares assoluto. Altri ideali candidati tra i migliori di sempre sono Fausto Coppi (7 Grandi Giri, 9 Monumento e un Mondiale), Bernard Hinault (10-5-1) e Gino Bartali (3-7-0). C'è da considerare però che la guerra costrinse Bartali e Coppi a saltare diverse stagioni (dal 1940 al 1945), sospendendo momentaneamente le carriere dei due in un'età cruciale (Bartali aveva 26 anni al momento dell'interruzione, Coppi 21). Ma i numeri danno ragione al "Cannibale": 33 grandi successi in 14 stagioni da professionista.

Arriviamo al dominatore del ciclismo contemporaneo. Professionista dal 2019, Pogačar ha avuto la sua prima grande ribalta al Tour de France 2020, quando beffò il connazionale Primož Roglič nella penultima tappa e si aggiudicò per la prima volta la maglia gialla. Da lì in poi arrivarono vittorie su vittorie: 4 Tour de France, un Giro d'Italia, 3 Liegi-Bastogne-Liegi, 5 Giri di Lombardia (il primo di sempre a vincerne così tanti consecutivamente), 2 Giri delle Fiandre, una Milano-Sanremo e gli ultimi due Mondiali. Un totale di 18 grandi successi in 8 stagioni, a 28 anni non ancora compiuti. Numeri straordinari, che però non raggiungono ancora quelli di Merckx: alla stessa età, "Il Cannibale" aveva già conquistato 24 "big wins" tra Grandi Giri, Monumento e Mondiali. Ma c'è una grande variabile da considerare: in media, rispetto agli anni '70, la durata della carriera dei corridori si è notevolmente allungata e, con le analisi e gli strumenti medici a disposizione delle squadre di oggi, Pogi potrebbe pensare di correre anche fino ai 36-38 anni. Il margine per riprendere e superare Merckx (ritiratosi a 33 anni) c'è.

DOMINANZA

Come era facile immaginare, un verdetto netto non c'è ancora. I dibattiti tra vecchie glorie e fenomeni contemporanei sono destinati a concludersi solo dopo che entrambi gli interessati hanno chiuso la propria carriera. Bisognerà ancora aspettare dunque, con buona pace di chi vuole una riposta "di pancia". Ma c'è un'altra riflessione che scaturisce dal paragone tra Pogačar e Merckx: esattamente come successo ai tempi del "Cannibale" (il cui soprannome è abbastanza eloquente in questo senso), anche con Pogi stiamo vivendo un momento di assoluta dominanza sportiva. Pensare che campioni come Jonas Vingegaard e Remco Evenepoel siano relegati al ruolo di eterni secondi è un crimine contro lo sport, ma non c'è alternativa. Evenepoel almeno può consolarsi con le gare a cronometro, in cui, come visto anche all'ultimo Mondiale, è addirittura superiore a Pogačar. Per il danese, invece, lo scenario è addirittura peggiore: avendo caratteristiche simili a Tadej, Vingegaard è ormai costretto per manifesta inferiorità a scegliere gare diverse dal suo rivale per avere chance di vittoria. Si è visto nella scorsa Vuelta a España e probabilmente si vedrà anche al prossimo Giro d'Italia.

La stessa situazione si verificò negli anni del dominio di Merckx. L'unico che si avvicinò al belga fu Felice Gimondi, che vinse per tre volte il Giro d'Italia, ma con un grande asterisco: esattamente come Vingegaard oggi, anche Gimondi spesso preferì scegliere altre gare rispetto a Merckx. E quando il destino dei due si incrociava, a uscirne vincitore era il belga: lo testimoniano le corse rosa del 1968 (Merckx primo, Gimondi terzo), del 1970 e del 1973 (Merckx primo, Gimondi secondo). D'altronde, furono pochissime le volte in cui non fu "Il Cannibale" ad alzare le braccia al traguardo: capitò al Tour de France del 1975, con Bernard Thénevet che riuscì ad approfittare di un calo di forma del rivale; e in qualche confronto, specie alla Parigi-Roubaix, con il fenomeno delle classiche Roger De Vlaeminck. Insomma, nei rispettivi anni di attività Pogačar e Merckx hanno distrutto ogni barlume di speranza per gli avversari.

E NEGLI ALTRI SPORT?

Tutto ruota intorno al concetto di "dominanza": dal 2023 in poi, Pogačar ha ottenuto una percentuale di vittorie intorno al 50%, se non si prendono in considerazione le singole tappe dei Giri. Dato molto simile a quello di Merckx, anche lui intorno al 50% nel corso della carriera. Per capirci: fenomeni come Vincenzo Nibali e Chris Froome si fermano attorno al 20%. A questo punto viene da farsi un'altra domanda: c'è qualche sportivo al mondo che può vantare una tale egemonia nella propria disciplina? Proviamo a uscire per un attimo dai confini del ciclismo professionistico e prendiamo in esame diversi sport. Partiamo da una premessa: negli sport di squadra è praticamente impossibile stabilire quanto un atleta sia dominante. Subentrano troppe variabili, dal campionato in cui gioca al valore del proprio club.

Perciò passiamo in rassegna gli sport individuali, a partire dal tennis. In questo caso, come dimostrato negli ultimi anni, i nomi da cerchiare in rosso sono sicuramente quelli di Sinner e Alcaraz, nettamente un passo avanti rispetto agli altri. Sicuramente i due, insieme, stanno monopolizzando la propria disciplina, ma la loro rivalità tutto sommato equilibrata impedisce di eleggere un dominatore, motivo per cui non sono assimilabili a Pogačar. Passiamo al motorsport, con Max Verstappen che ha annichilito la Formula 1 dal 2021 al 2024, portandosi a casa quattro Mondiali piloti consecutivi; e Marc Márquez, a mani basse il pilota di Moto GP più talentuoso della sua generazione. Sebbene entrambi siano, a detta degli stessi addetti ai lavori, i due piloti più forti del mondo, nelle rispettive discipline la vettura ha un peso troppo determinante nel corso delle gare. Può capitare, perciò, che alla fine non sia il migliore a trionfare, ma chi ha la macchina/moto migliore (vedasi Norris lo scorso anno). Quindi anche loro sono tagliati fuori dal confronto.

I PADRONI DELLO SPORT MONDIALE

Proseguiamo nella nostra ricerca con gli atleti che, in questo momento, possono sedersi al tavolo di Pogačar. Impossibile non citare Armand Duplantis, che con i suoi due ori olimpici e i suoi tre titoli iridati si è imposto come il miglior astista della storia, battendo per 15 volte il record mondiale. Negli sport invernali spiccano le stelle di Mikaela Shiffrin (che ha trionfato in 97 delle 277 gare disputate in varie specialità) e Marco Odermatt, il quale, sebbene sia stato il grande deluso di Milano-Cortina 2026, nelle ultime tre stagioni ha tenuto una percentuale di vittorie troppo alta per non prenderlo in considerazione (oltre il 48%). Arriviamo agli sport di combattimento e ai domini di Oleksandr Usyk nel pugilato (22 incontri vinti su 22) e Islam Makhachev nell'MMA, il cui record nella divisione dei pesi leggeri in UFC è 26-1. Dati sicuramente clamorosi, ma che vanno pesati in base alla limitata quantità di incontri che i fighter lottano nel corso della propria carriera. Chiudiamo la rassegna con Simone Biles, che tra Mondiali e Olimpiadi ha ottenuto l'oro in 23 delle 33 finali disputate (quasi il 70%).

Chiaro, ogni disciplina fa storia a sé e fino a qualche anno fa abbiamo vissuto i domini di Novak Djokovic, Usain Bolt, Khabib Nurmagomedov e tanti altri. Ma in questo preciso momento storico sono pochissimi a potersi definire al livello di Pogačar per dominanza nella rispettiva zona di competenza. Esattamente come accadde con Merckx, che condivise il palcoscenico dello sport mondiale con Mihammad Ali, Ingemar Stenmark e Valeriy Borzov. Perciò, per trovare una risposta almeno parziale al quesito originale, si può quantomeno paragonare l'impatto che Pogi e "il Cannibale" hanno avuto oltre i confini del ciclismo. Il dibattito non si chiuderà fino alla fine della carriera di Pogačar, ma una cosa è sicura: se potrà mai esserci qualcuno in grado di spodestare Merckx dal ruolo di migliore di sempre, questo è sicuramente Tadej.

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