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Il tecnico più famoso al mondo sale sul palco e si espone su Gaza: «Li abbiamo abbandonati»

Fa il giro del mondo il video di Guardiola presente all'evento «Act for Palestine» con una kefiah al collo

Pep Guardiola

MANCHESTER CITY • Pep Guardiola

Pep Guardiola torna a Barcellona in una veste diversa dal solito. Nessuna panchina, nessuna conferenza pre-partita, nessuna lavagna tattica. Questa volta c’è un microfono, una platea silenziosa e parole che escono dal perimetro del calcio giocato. Il 30 gennaio 2026, il tecnico del Manchester City prende la parola a Barcellona durante un evento di beneficenza promosso da Act for Palestine, dedicato alla raccolta fondi per i bambini di Gaza. L’immagine fa il giro del web in poche ore: Guardiola con una kefiah al collo, voce ferma, sguardo concentrato. Un intervento che non riguarda schemi o risultati, ma che inevitabilmente cattura l’attenzione pubblica. Perché quando uno degli allenatori più influenti del calcio mondiale sceglie di esporsi fuori dal campo, il messaggio – qualunque esso sia – supera i confini dello sport e diventa racconto, fatto, materia di discussione.

ACT FOR PALESTINE

L’evento si inserisce in un contesto umanitario che da mesi occupa il centro del dibattito internazionale. La Striscia di Gaza continua a vivere una situazione di grave emergenza, con conseguenze pesanti sulla popolazione civile e, in particolare, sui minori. Act for Palestine nasce con l’obiettivo di sostenere progetti di assistenza umanitaria attraverso raccolte fondi, testimonianze pubbliche e iniziative di sensibilizzazione. L’incontro di Barcellona ha riunito associazioni, volontari e cittadini, trasformando uno spazio pubblico in un luogo di ascolto e partecipazione. La presenza di Guardiola, catalano e figura di richiamo globale, aggiunge visibilità a un evento che punta soprattutto al concreto: finanziare aiuti destinati a chi vive quotidianamente le conseguenze del conflitto. Il ritorno dell’allenatore nella sua città assume così un valore simbolico, legato non al calcio ma al ruolo pubblico che personalità di questo calibro inevitabilmente incarnano.

LE PAROLE DI GUARDIOLA

Durante il suo intervento, Guardiola apre con un saluto in arabo, «Salam Aleykoum», prima di proseguire in catalano. Il tono è misurato, ma le parole sono cariche di emotività. L’allenatore racconta di pensare spesso ai bambini che vivono tra le macerie, immaginando il loro sguardo e le domande che potrebbero rivolgere al mondo degli adulti. «Credo che di noi pensino: “Dove siete?”, “Venite ad aiutarci”», afferma dal palco, lasciando spazio a una riflessione che va oltre il contesto sportivo. Poi aggiunge: «Li abbiamo abbandonati, soli e senza risposte». Frasi che non contengono slogan, ma che colpiscono per la loro semplicità e per il peso emotivo che portano con sé. L’intervento, ripreso in video, inizia a circolare rapidamente sui social, contribuendo a trasformare un momento di beneficenza in un fatto mediatico. Senza prese di posizione esplicite né richieste politiche dirette, le parole di Guardiola raccontano una sensibilità personale che, proprio per il ruolo di chi le pronuncia, è destinata a suscitare reazioni, riflessioni ed emozioni ben oltre la sala di Barcellona.

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