Sport e Cultura
26 Febbraio 2026
La premiazione di Giampaolo Ricci
Lo sport come diritto di cittadinanza, come strumento educativo, come memoria che diventa responsabilità. A Milano, nella raffinata Sala delle Colonne di Banco BPM, il Panathlon Club Milano ha celebrato la quinta edizione del Premio di Letteratura Sportiva intitolato a Sandro Ciotti, trasformando una consegna di riconoscimenti in un confronto autentico sul significato più profondo dell’esperienza sportiva.

Non è stata soltanto una cerimonia, ma un’occasione per ribadire che il successo non si misura esclusivamente in trofei. Al centro della serata, infatti, c’era un’idea chiara: lo sport di vertice poggia le proprie fondamenta sul movimento di base, sull’attività diffusa, su quella rete invisibile di educatori, dirigenti e famiglie che ogni giorno rendono possibile la crescita dei giovani. Il Premio Ciotti 2025 è stato assegnato a “Volevo essere Robin. Il mio viaggio fino a qui”, autobiografia di Giampaolo Ricci, capitano dell’Olimpia Milano. Un riconoscimento che va oltre il valore letterario e abbraccia il messaggio contenuto nel libro: la forza del gruppo, l’importanza dei ruoli meno appariscenti, la consapevolezza che ogni percorso è fatto di ostacoli prima ancora che di traguardi. Ricci racconta fragilità adolescenziali, sacrifici, rinunce e conquiste, mettendo al centro non l’eroe solitario, ma la squadra. Una leadership sobria, costruita con il lavoro quotidiano, che diventa esempio per chi sogna di arrivare in alto senza perdere equilibrio e identità.
Accanto alla dimensione personale, la serata ha dato spazio alla riflessione strategica con il Premio Respect 2025, conferito a Vito Cozzoli per il volume “L’anima sociale e industriale dello sport”, pubblicato da Piemme. Il testo analizza il doppio volto dello sport contemporaneo: da un lato fattore di inclusione e coesione, dall’altro settore produttivo capace di generare sviluppo economico e occupazione. Un equilibrio delicato, che richiede visione, competenza e senso etico. Determinante, in questo senso, la prefazione di Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, che ha ribadito come risultati e bilanci debbano sempre camminare insieme ai valori formativi. Lo sport, è stato sottolineato, non può ridursi a spettacolo o business: resta prima di tutto un’opportunità di crescita personale e collettiva.

A completare il panorama letterario, anche “Vertical – Il romanzo di Gigi Riva” di Paolo Piras e “The Day After. Il Grande Torino dopo il Grande Torino” di Vincenzo Savasta e Fabrizio Turco. Opere diverse per tono e struttura, ma unite dalla volontà di custodire e reinterpretare la memoria sportiva italiana. Perché raccontare significa anche assumersi la responsabilità di tramandare storie che hanno segnato generazioni. Forte, durante gli interventi, il richiamo al ruolo educativo delle società sportive e delle istituzioni. Investire nello sport di base significa costruire comunità più sane, più coese, più consapevoli. Significa offrire ai giovani uno spazio in cui imparare disciplina, rispetto, collaborazione. Non esistono carriere che nascano dal nulla: esistono contesti che credono nei ragazzi prima ancora che nei risultati. La vera vittoria non è soltanto quella celebrata sotto le luci dei grandi palcoscenici, ma quella silenziosa che si costruisce ogni pomeriggio nei campi di periferia, tra sacrifici e passione.
Il Premio Ciotti conferma che lo sport è cultura civile, motore sociale e laboratorio di futuro. Milano, ancora una volta, dimostra di saper coniugare tradizione e visione, ricordando che dietro ogni impresa c’è una storia. E dietro ogni storia, una comunità che sceglie di credere nei propri valori.