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Sanremo 2026

«Troppi festini bilaterali!», Elettra Lamborghini e la movida di Sanremo trasformata in un caso pubblico

Due notti senza chiudere occhio, un audio che rimbomba dai social e una definizione che fa discutere: tra palco, hotel e il “divano” dei The Jackal

“Festini bilaterali”, insonnia e polemiche a Sanremo: Elettra Lamborghini accende il caso che scuote la movida dell’Ariston

Due notti senza chiudere occhio, un audio che rimbomba dai social e una definizione che fa discutere: così Elettra Lamborghini trasforma il rumore della movida in un caso pubblico, tra palco, hotel e il “divano” dei The Jackal.

Alle 03:15 circa, la luce del telefono squarcia una stanza d’albergo affacciata sul cuore di Sanremo. Dalla finestra arriva un battito incessante di cassa, cori e fischi. Un audio registrato di getto, pubblicato nelle storie di Instagram, restituisce il ronzio di una notte che non ne vuole sapere di diventare silenzio. È la voce di Elettra Lamborghini a sovrapporsi al rumore: “Questo è quello che sento da camera mia. Ho dormito tre ore”. Poco dopo, sul palco dell’Ariston, la stessa Elettra conia — o forse sbaglia, ma il risultato non cambia — l’espressione destinata a diventare il tormentone extramusicale del Festival: “basta con questi festini bilaterali”. E aggiunge una promessa che suona come minaccia: “Se stasera non smettono, scendo con il megafono”.

Da qui parte una piccola inchiesta ai tempi dei social, tra dirette, gag, geolocalizzazioni, e un termine — “bilaterali” — che in poche ore diventa meme, parola chiave e lente per osservare il rovescio della cartolina sanremese: una città che per 5 notti, dal 24 al 28 febbraio 2026, si trasforma in un gigantesco after show a cielo aperto, dove il confine tra festa e disturbo è sottile come un diaframma non insonorizzato.

"BILATERALI" DIVENTATA ESPRESSIONE DI TENDENZA

Bilaterali” non è gergo da ordinanza. È la formula con cui Elettra Lamborghini ha chiamato i party “abusivi”, ovvero non autorizzati o comunque non rispettosi del riposo di chi, come lei, deve esibirsi all’Ariston la sera successiva. Lo ha spiegato con ironia seduta sul “divano” dei The Jackal, ospite di quel salotto digitale che da anni decodifica il Festival con un controcanto social diventato parte integrante del rito. Traduzione dal lamborghinese: “festini bilaterali” = feste rumorose, spesso organizzate in tensostrutture o location temporanee vicine agli hotel dei cantanti, dove la musica resta alta ben oltre l’1:00, quando — sostiene la cantante — dovrebbe scattare almeno un freno di buon senso.

A corredo, Elettra ha consegnato ai follower due prove: un audio notturno che cattura i decibel provenienti dall’esterno e una storia che incalza gli organizzatori: “Abbassate la musica, per favore. Non è giusto”. In pubblico, all’Ariston, la chiosa con Laura Pausini e Carlo Conti fa il resto: la protesta si staglia davanti a milioni di spettatori, e la parola “bilaterali” diventa il marchio di fabbrica di un caso. Il racconto di Elettra è lineare: “Due notti senza dormire”, “sono arrivata sul palco esausta”, “il pavimento vibra”. Un accumulo che parla il linguaggio universale di chi, di lavoro, deve essere lucido e riposato. Il dettaglio che accende la discussione è logistico: i party si svolgerebbero “a ridosso” degli alberghi storici, in pieno centro, dove la densità di eventi collaterali nella settimana di Sanremo esplode. La cantante invoca una regola non scritta — abbassare la musica all’una — e un principio scritto ovunque: il rispetto. Ne esce una domanda che riguarda tutti, non solo i big in gara: fin dove può spingersi la “festa diffusa” che alimenta l’indotto del Festival senza trasformarsi in rumore molesto?

DOV'É IL RUMORE? LE IPOTESI SOCIAL

Nel flusso dei commenti, una location emerge più volte: la storica Villa Noseda, club e lounge bar che durante la settimana festivaliera diventa hub di eventi e after. Secondo ciò che la stessa Lamborghini ha raccontato nelle sue storie, la musica “ad altissimo volume” proverrebbe da lì. Sui social del locale — e su quelli di alcuni ospiti — compaiono clip di serate molto affollate, con dj set e vocalist. In altre ricostruzioni circolate online compaiono nomi come Alessandro Basciano e Fabrizio Corona, presunte presenze di alcune notti sanremesi. È bene rimarcarlo: si tratta di ricostruzioni basate su storie e tag in tempo reale, dunque materiale utile a fotografare l’atmosfera ma non una prova di responsabilità “acustica”. La cronaca, qui, deve restare prudente: la città pullula di appuntamenti sponsorizzati da brand e media partner, e il rimbalzo del suono in un centro storico affollato può ingannare anche l’orecchio più allenato.

DAL DIVANO DEI THE JACKAL: COME IL CASO É DIVENTATO VIRALE

La deflagrazione mediatica del caso ha due epicentri: il palcoscenico dell’Ariston e il “Divano Sanremo” dei The Jackal. Nel primo, la gaffe linguistica (“bilaterali” invece di “collaterali”?) diventa istantaneamente un meme; nel secondo, la cantante spiega e ribadisce il concetto con tono da cronaca urbana. Che i The Jackal siano tra i catalizzatori più potenti della settimana è ormai un fatto: il loro format raggiunge decine di milioni di visualizzazioni ogni anno e costruisce, notte dopo notte, una narrazione parallela a quella televisiva. È il perfetto amplificatore per una polemica che altrimenti sarebbe rimasta confinata nelle stories di un’artista stanca e in cerca di silenzio.

CHI GESTISCE IL "SUONO" DI SANREMO ?

Nel bailamme di clip, risate e indignazioni, una voce per ora non si sente abbastanza: quella di chi organizza i party. Gli eventi “ufficiali” legati a media, sponsor e brand sono spesso comunicati, fotografati, raccontati come vetrine glamour della kermesse. La stessa Villa Noseda ospita appuntamenti prestigiosi, come il Vanity Fair Club, che radunano artisti e addetti ai lavori la notte prima dell’avvio. Ma c’è un punto che merita una risposta chiara: quali sono le regole acustiche vigenti per le strutture temporanee in centro durante la settimana del Festival? Chi controlla orari, limiti di volume, insonorizzazione? A oggi, la cronaca registra soprattutto la denuncia di Elettra Lamborghini e l’eco social che ne è seguita. La governance del suono — perché di questo si tratta — non può che essere materia condivisa tra Comune, forze dell’ordine, organizzatori e albergatori.

IL PARADOSSO CHE CI PIACE E LE PROSSIME ORE

I Festival creano neologismi come creano tormentoni. “Bilaterali” è già passato dal vocabolario di una notte al lessico pop condiviso. È il segno che la storia — minima, quotidiana, umana — ha toccato un nervo di verità: l’equilibrio precario tra spettacolo e quotidianità. In questo paradosso — una regina del party che rivendica il diritto al riposo — c’è un piccolo manuale di sopravvivenza alla settimana più rumorosa dell’anno. Che piaccia o no, il caso Lamborghini non parla solo di lei: parla di come una città si trasforma per 5 notti e di come, la mattina dopo, debba comunque ritrovare il suo respiro.

A questo punto, l’ultima pagina è ancora da scrivere: la terza notte. Elettra ha promesso di “scendere in pantofole” con un megafono se i “festini bilaterali” non si fermeranno. Le prossime ore diranno se il rumore cederà il passo al silenzio o se il suo gesto diventerà l’icona definitiva di Sanremo 2026. Di certo, da oggi la parola “bilaterali” non suonerà più soltanto come in un trattato di diplomazia: batterà come una cassa in quattro su un marciapiede di via Matuzia.

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