News
27 Febbraio 2026
TORINO CLUB READY2PLAY
Giocare in una squadra di calcio, per molti bambini con disabilità, non è ancora un’opportunità realmente accessibile sul territorio. Da questa mancanza, otto anni fa, nasce R2P – Ready2Play, iniziativa sviluppata all’interno del Torino Club, società dilettantistica fondata nel 1962 a Gallarate da un gruppo di appassionati granata e da oltre sessant’anni punto di riferimento per il settore giovanile locale. Non si tratta solo di calcio giocato, ma di un percorso che valorizza la dimensione sociale, lo sviluppo delle autonomie e le competenze di vita quotidiana. L’iniziativa è pensata per offrire anche a chi spesso ne resta escluso la possibilità di praticare sport in un contesto professionale e strutturato.
A raccontarne nascita ed evoluzione è Marco Lodi Pasini, terapista occupazionale e tra i promotori dell’iniziativa insieme al collega Marco Pastori, a Marco Parolo e a tutta la società del Torino Club che la sostiene con convinzione. Il terapista occupazionale è un professionista sanitario che aiuta le persone a raggiungere il massimo livello possibile di autonomia nelle attività quotidiane, come mangiare, vestirsi e partecipare alla vita sociale, anche in presenza di limitazioni fisiche o cognitive. Per farlo utilizza attività pratiche come strumenti terapeutici, adattandole alle capacità del paziente per favorire lo sviluppo motorio, cognitivo e relazionale. Esse possono essere espressive, manuali o ludiche e hanno l’obiettivo di stimolare l’apprendimento, la partecipazione sociale e l’adattamento funzionale, aiutando i bambini a sentirsi protagonisti della propria vita. «Molti dei bambini che seguivo mi raccontavano quanto fosse difficile avere la possibilità di praticare calcio, uno sport che per loro non era solo un gioco, ma anche un’occasione di socializzazione e crescita personale. Nella nostra provincia non c’era alcuna realtà in grado di accoglierli in modo continuativo, così abbiamo deciso di creare un progetto stabile all’interno del Torino Club, pensato per permettere a ciascuno di giocare, imparare e sentirsi parte di un gruppo», spiega Lodi Pasini.
Fin dall’inizio, i promotori hanno voluto costruire un percorso duraturo, evitando illusioni e puntando su una crescita graduale e costante. Oggi il progetto coinvolge 23 bambini dai sei anni in su con disabilità motorie, cognitive o relazionali, suddivisi in due gruppi: quello dei ragazzi che hanno iniziato otto anni fa, oggi alle superiori, e uno più recente composto da bambini delle elementari. In questo senso, R2P non è un corso sportivo temporaneo, ma un vero compagno di crescita, capace di accompagnare i ragazzi dall’infanzia all’adolescenza. Una delle principali sfide è stata strutturare attività adeguate a un gruppo eterogeneo, modulando esercizi e approcci in base alle esigenze di ciascun partecipante, senza trascurare né l’aspetto agonistico né quello educativo e sociale.

L’attività non si limita al calcio: accanto all’aspetto sportivo viene dato ampio spazio allo sviluppo delle capacità pratiche e delle competenze socio-relazionali. L’obiettivo è offrire un’esperienza capace di tradursi in motivazione anche nella vita quotidiana. Il lavoro si sviluppa sia sul campo sia su aspetti come la gestione delle emozioni, le relazioni con gli altri e le abilità più concrete, a cominciare dai gesti quotidiani come vestirsi, organizzare la borsa di calcio o allacciarsi le scarpe. Il progetto si svolge in un contesto sportivo, non sanitario, ma sempre guidato da professionisti qualificati, creando un ambiente che stimola il coinvolgimento attivo dei partecipanti e favorisce il miglioramento della qualità della vita. A seguire i ragazzi è uno staff composto da terapisti occupazionali, fisioterapisti e dall’allenatore, con il supporto tecnico e relazionale di tre ragazze del calcio femminile del Torino Club. Gli allenamenti si svolgono una volta a settimana, il sabato mattina, per non sovraccaricare i partecipanti durante i restati cinque giorni, già scandita da numerosi impegni terapeutici. Il progetto è stato anche oggetto di tre tesi universitarie che ne hanno analizzato metodologia e impatto. «Serve grande passione e professionalità per gestire l’imprevisto, leggere e anticipare i comportamenti dei bambini, competenze che si costruiscono soprattutto attraverso l’esperienza maturata sul campo», chiarisce Lodi Pasini.
Non si tratta di semplice assistenza, ma di un supporto strutturato. L’obiettivo è trasformare la percezione del bambino: non più un soggetto da assistere, ma un utente che ha diritto a un servizio sportivo di qualità. In quest’ottica viene curato ogni minimo dettaglio organizzativo: nel tempo sono stati modificati oltre 80 aspetti tecnici, dalla disposizione dei coni sul campo alla gestione delle divise, per eliminare ogni possibile barriera alla partecipazione. Dal punto di vista organizzativo, il progetto si sostiene grazie a una piccola quota versata dalle famiglie, con l’obiettivo di renderle parte attiva del percorso, mentre la maggior parte delle risorse proviene dal Torino Club. Tra le difficoltà principali resta soprattutto un ostacolo di natura culturale: la pratica sportiva per i bambini con disabilità non è ancora percepita come una necessità. Una differenza evidente se confrontata con realtà come quella inglese, dove lo sport è integrato nei percorsi educativi e sociali ed è considerato parte integrante dello sviluppo della persona, al pari dell’attività scolastica. R2P copre così uno spazio che spesso le istituzioni sportive faticano a intercettare, accogliendo anche disabilità motorie importanti che raramente trovano collocazione nei percorsi tradizionali.
Lo sguardo è rivolto al futuro, anche attraverso il confronto con realtà affini. Ad aprile è in programma un’amichevole a Chiasso con una società svizzera che porta avanti un percorso analogo, non come semplice esibizione, ma come competizione sportiva strutturata, in cui l’aspetto agonistico mantiene lo stesso valore educativo dell’allenamento. «Nei prossimi anni l’intenzione è accogliere un numero sempre maggiore di bambini e ragazzi, ampliare le occasioni di gioco attraverso partite e attività sul territorio e coinvolgere in modo sempre più attivo le famiglie e la comunità locale, affinché lo sport rappresenti uno spazio concreto di partecipazione e inclusione» conclude lodi Pasini.
Attualità e cultura Ultime news