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Serie D

Era una promessa dell'Albinoleffe, ora prova a rilanciarsi dopo una stagione sfortunata

Omar Sokhna si racconta tra successi e momenti difficili, senza mai perdere la speranza di tornare in campo

Era una promessa dell'Albinoleffe, ora prova a rilanciarsi dopo una stagione sfortunata sul piano fisico

Omar Sokhna ai tempi del Brusaporto

Per lui, il calcio è sempre stato allegria, come la gioia e l'essere socievole che lo contraddistinguono nella vita di tutti i giorni. Fantasia al servizio della squadra, con i suoi dribbling in campo, ma con quell'estro e la genialità che ha anche fuori dal campo, quando si dedica alla cucina, altra sua grande passione. Il calcio gli ha dato tutto e lui ha restituito altrettanto, se non di più. Spesso, però, accadono momenti della nostra vita nei quali la felicità e la spensieratezza lasciano loro malgrado, o forse fortunatamente, spazio a una riflessione profonda. Ragionare ed essere grati per ciò che si ha, per le gioie del passato e mantenere la speranza per un futuro ancora più radioso, come quello che Omar Sokhna, anche ora che il tendine rotuleo gli impedisce di allenarsi e giocar con continuità, non smette mai di sognare. Sempre con il sorriso, ma anche con la consapevolezza che la strada davanti è dura, tortuosa, ricca di impervie che hanno però forse lo scopo di forgiarci: cercare di trovare sempre un senso in ciò che accade, anche e soprattutto positivo, per crescere e diventare grandi. E ora, all'alba dei 25 anni, Omar lo è diventato: aspetta solo di tornare, caricandosi una nuova squadra sulle spalle, per farci nuovamente rinnamorare del suo calcio. 

L'ESORDIO COI PROFESSIONISTI E I PRIMI ANNI IN SERIE D

Talento innato e qualità da vendere, Sokhna non resta inosservato: l'Albinoleffe, società dal settore giovanile tra i più prestigiosi d'Italia, sceglierà di puntare su di lui nel 2012: «Con loro son stati 8 anni bellissimi, ho esordito in Coppa Serie C ma sfortunatamente non sono mai riuscito ad entrare anche in Campionato. Rimpianto? Sì, ma l'Albinoleffe mi ha trasmesso molto anche a livello umano. Ce la giocavamo con tutti, avevo la fortuna di trovarmi in una grande società». Nel mezzo, anche un'esperienza importante in Serie D con la maglia del Rezzato nella stagione 2018-19: lontano da casa, al debutto in un girone e una categoria complicati, Omar contribuirà al raggiungimento dei play-off, giocando con discreta regolarità e bagnando i 10 gettoni stagionali con le prime due marcature nel massimo campionato dilettantistico. Qui incontrerà un amico, ma anche un punto di riferimento come Kevin Varas, oggi in forza al Padova in Serie B. 

Finita l'avventura con l'Albinoleffe, per Omar cominceranno gli indimenticabili anni di Brusaporto, 4 anni di successo e grandi soddisfazioni: quella gialloblù non sarà mai una semplice piazza, «una società solida, di grandi valori, dove il valore delle persone viene prima di tutti». In questi anni, Omar troverà continuità di minutaggio e soprattutto prestazioni, dimostrando un discreto feeling con la rete e guadagnandosi l'amore e la stima di società, tifosi e i compagni: se il Brusaporto sarà infatti costantemente in lotta per conquistare i play-off, il merito sarà anche delle giocate dell'esterno italo-senegalese, capace, come nella partita con la Tritium dell'ottobre 2023, di regalarci numeri indimenticabili di alta scuola.

ARCONTAESE: UN'OPPORTUNITÀ DI CRESCITA TRA TANTE DIFFICOLTÀ

Una società all'avanguardia, capace di porsi come una delle realtà più belle, solide e ambiziose del nostro dilettantismo: l'Arconatese che nell'estate 2024 si apprestava a cominciare la sua ottava stagione in D era veramente un'isola facile, che negli anni aveva saputo accaparrarsi e valorizzare diversi giovani o giocatori più esperti alla ricerca della definitiva esplosione per poi lanciarli nel professionismo. I risultati che la squadra di Giovanni Livieri aveva infatti ottenuto nel corso degli anni erano sotto gli occhi di tutti e per questo, appena arrivata la chiamata del DS Colombo, Omar Sokhna non ha esitato a trasferirsi nell'Alto milanese, ben consapevole che i colori arancioblù avrebbero potuto costituire un importante spartiacque per la sua carriera. Eppure, ad Arconate, la stagione appena trascorsa si rivelerà un incubo sul piano dei risultati, con le sette sconfitte consecutive incassate nelle prime giornate di campionato che saranno il preludio alla finale retrocessione: «Non so neanche io cosa sia successo» - esordisce Omar. «Avevamo fatto bene le amichevoli estive, le sensazioni iniziali erano molto positive, poi ci sono state una serie di dinamiche che hanno influito negativamente. Secondo me il gruppo non era molto coeso: questo è un aspetto fondamentale, per me al di là dei giocatori che hai in rosa sono le persone a far la differenza».

Penalizzato da un infortunio rimediato poco prima, Omar ad Arconate non riuscirà a lasciare il segno: per lui saranno appena 546 i minuti in campo, conditi da due reti. La sua qualità si è vista soltanto a tratti, il suo estro soffocato dalla consapevolezza di vivere un momento difficile. Eppure, anche in un trimestre complicato, per Omar non è tutto da buttare: a distanza di più di un anno, infatti l'ex Brusaporto ci tiene a spendere qualche parola per lo storico allenatore gialloblù Giovanni Livieri: «Il mister mi ha insegnato tantissime cose e con lui ho imparato a fare l'attaccante puro. In allenamento dava il 100%, si assicurava che tutti capissero e fossero nelle condizioni migliori: per me al di là del risultato dello scorso anno resta un bravissimo allenatore, una persona di grandissima conoscenza dalla quale puoi soltanto imparare».

Visti la penuria di punti ottenuta, la società opta a dicembre per una piccola rivoluzione del proprio organico: oltre ai vari Ravasi, Albisetti, Ronzoni, Rota e Greco, anche Sokhna sarà per l'appunto tra coloro che la società saluterà nel mercato di gennaio. «Mi è spiaciuto perché penso che avrei potuto dare ancora molto, non mi piace lasciare una cosa a metà. Rispetto la scelta, poi ho pensato che forse era meglio che cercassi un altro posto e trovassi nuovi stimoli per fare bene, e quindi sono andato alla Cairese».

CAIRESE: UN'ESPERIENZA DI VITA

Una nuova sfida, con tante insidie, in una realtà in piena zona play-out desiderosa di risollevarsi. Omar arriva in Liguria con grandi propositi, fruendo anche della bella accoglienza dell'ambiente: «Quando sono arrivato sono stato ospitato da tutti benissimo». Eppure, col passare del tempo, l'esperienza coi gialloblù non si rivelerà tutta rose e fiori: Omar giocherà 14 partite, la maggior parte subentrando nella ripresa (per lui solo 530 minuti), e firmando la sua unica rete nella sfida contro il Ligorna della trentottesima e ultima giornata di campionato. Un'esperienza che, per diversi fattori, non è riuscita a rispettare le aspettative e l'entusiasmo iniziale che sembrava accompagnarla: «Ero arrivato con l'obiettivo di aiutare la squadra a risollevarsi. Purtroppo io non ero al massimo fisicamente e non mi sono trovato benissimo col mister, però sono situazioni normali che fanno parte del calcio. È stata comunque un'esperienza molto formativa: era una situazione difficile, lontano da casa, ma sono anche queste esperienze, magari anche negative in alcuni momenti, che ti fanno crescere. Sul campo noi ci siamo salvati, quella era la cosa importante ed è stata una gioia immensa». Omar, del resto, ha sempre saputo mettere da parte i problemi affrontati per concentrarsi solo sul campo: al di là di qualche banale incomprensione e dei problemi fisici, il solo diktat che l'ha accompagnato nel corso dell'esperienza in Liguria è stato lavorare sodo per raggiungere la salvezza. L'obiettivo, poi arrivato, non porterà poi ad un proseguimento del rapporto professionale, con Omar che, in vista della stagione successiva, sceglierà di riavvicinarsi a casa. 

TREVIGLIESE: UNA RINASCITA STROZZATA DAL SOLITO TENDINE

Terminata la turbolenta esperienza gialloblù, a fine luglio Omar si accorderà con la Trevigliese, ambiziosa neopromossa in Serie D e autrice di un mercato importante che, tra gli altri, aveva portato nella bassa bergamasca anche Francesco Del Carro, compagno di Sokhna anche all'Arconatese. Tuttavia, il rapporto tra l'ex Albinoleffe e la formazione di Tricarico si interromperà dopo qualche settimana: quel maledetto tendine rotuleo, che gli aveva impedito di dare il 100% sia ad Arconate che alla Cairese, non gli darà pace neanche a Treviglio, costringendolo, suo malgrado, a dover interrompere anticipatamente il rapporto. «Con la Trevigliese non è decollata per scelta mia: mi portavo dietro questo problema fisico da un anno e non riuscivo a lavorare al meglio. Mi sono detto che era meglio fermarsi, riposare e cominciare le terapie: penso di essere un giocatore importante a livello fisico e se sto bene sulla fascia posso dare veramente molto. È stata la scelta migliore per me».

IL GIOCATORE

Abile nell' 1vs1 e capace di creare superiorità numerica, Omar Sokhna è un giocatore in grado potenzialmente di risolvere le partite, schierabile preferibilmente come esterno offensivo in un 4-3-3, anche se, come ricordavamo, nel corso della sua esperienza ad Arconate Livieri lo ha provato come prima punta nel 3-5-2. Un idolo? Nessun in particolare. Tuttavia, come riconosce lo stesso Omar, c'è un giocatore al quale spesso viene paragonato: «Dicono che assomiglio a Leao, è un giocatore di talento e grandi doti, cosa che hanno sempre riconosciuto a me; purtroppo, però, ci mancano i numeri. Mi manca un po' di costanza nell'essere decisivo e dare il mio contributo e devo poi cercare anche di non farmi abbattere dai momenti bui o restare a rimuginare dopo una partita in cui ho commesso degli errori». Di 162 presenze complessive, racchiuse in 7967 minuti totali, Omar ha realizzato 14 gol 3 fornito 12 assist: andando ancor maggiormente in profondità, si tratta di circa uno tra gol e assist ogni 300 minuti, il ché denota un contributo sicuramente buono, ma che, alla luce delle sue i dubbie qualità, può essere senz'altro maggiore.

UNA LEZIONE DI VITA

L'allegria che trasuda Omar nel raccontarsi e parlare dei suoi trascorsi calcistici non è sparita, ma si accompagna oggi alla consapevolezza di cosa siano le difficoltà e una profonda riflessione sul significato della vita e l'importanza di ciò che ci circonda, anche quando tutto sembra andare male: «Io vedo questa fase come un processo volto a farmi crescere. Quando mi alzo per andare a lavorare capisco cos'è la vita reale, alzarsi presto e darsi da fare e questo mi fa apprezzare ogni giorno sempre più quello che facevo quando stavo bene. Quando un giorno tornerò mi porterò dietro tutto questo bagaglio di esperienze e le farò fruttare tutte».

Obiettivi per il futuro? Omar è sempre stato scaramantico e per questo preferisce mantenere il massimo riserbo. Tenendoci però ad aggiungere una considerazione importante: «Nella vita penso che se non hai momenti difficili non crescerai mai. Impari cose che altrimenti non potresti imparare ed erediti un bagaglio di insegnamenti che ti servirà anche per il futuro».

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