Eccellenza
03 Gennaio 2026
ECCELLENZA ARCONATESE • Antonio Silvano
Un dominio incontrastato nella corsa alla promozione diretta in Serie D, una battaglia serrata in zona playoff e numerosi ribaltoni nella lotta per non retrocedere. Questo (e non solo) ha raccontato il Girone A di Eccellenza, un raggruppamento combattuto, equilibrato e sorprendente che contiene un crogiuolo di grandi corazzate, inaspettate sorprese e qualche delusione. Conclusa la prima parte di campionato, è tempo di redigere un bilancio parziale, che si traduce nel consueto pagellone di metà stagione.
ARCONATESE 9.5
La grande favorita della vigilia non ha tradito le attese, anzi ha imposto fin da subito la propria legge sul campionato. I numeri raccontano meglio di qualsiasi analisi: miglior attacco dell’intera categoria con 44 reti, rendimento senza eguali (13 vittorie e 3 pareggi in 17 gare) e un margine già abissale sulle inseguitrici, con undici lunghezze di vantaggio al giro di boa. La squadra di Giovanni Livieri non vive solo dei gol del capocannoniere del girone, Antonio Silvano (10 centri), ma mostra una profondità offensiva impressionante, mandando a segno ben dodici calciatori diversi e vincendo cinque partite con almeno tre reti di scarto. Dominio tecnico, mentale e fisico: l’Arconatese viaggia spedita sulla corsia preferenziale per il ritorno in Serie D.
SOLBIATESE 8
Chiude il girone d’andata in piazza d’onore, costruendo le proprie certezze soprattutto su una fase difensiva di altissimo livello. I numeri parlano chiaro: appena 15 reti subite, miglior difesa del girone e vero marchio di fabbrica della squadra di Vito Grieco. Se dietro la Solbiatese concede pochissimo, davanti il rendimento è più altalenante: tolti i nove gol di Joao Barbosa, i nerazzurri faticano a ingranare e a sbloccare le partite, spesso risolte più con pazienza che con brillantezza. Diverso il discorso in Coppa Lombardia, terreno in cui la Solbia ha mostrato continuità e personalità, sentendosi a proprio agio e centrando la terza finale consecutiva (in programma il prossimo 6 gennaio a Seregno). Solidità, organizzazione e mentalità: una certezza del campionato, anche se chiamata a trovare qualcosa in più negli ultimi trenta metri.
LEGNANO 8
Chiude il girone d’andata al terzo posto al termine di un percorso costruito con pazienza, lavoro sottotraccia e una crescita costante. La svolta arriva dopo la cocente sconfitta nel derby casalingo con il Saronno (0-3 all’ottava giornata), momento che anziché affossare i lilla ha acceso la reazione della squadra di Gianluca Porro. Da lì in avanti il Legnano ha cambiato passo: quattro pareggi e cinque vittorie che certificano solidità e maturità. L’allenatore ex Varese può contare su un gruppo compatto, guidato dall’esperienza e dal carisma del capitano Mattia Noia, sull’esplosività di Trenchev e sulle magie di Zoppi, capace di incantare il Mari in più occasioni. Una squadra che ha imparato a soffrire e a crescere, candidandosi con credibilità al ruolo di protagonista anche nel ritorno.
BESNATESE 8
È la sorpresa delle sorprese. Alla prima stagione in Eccellenza dopo 90 anni di storia, conquistata passando dai playoff, la Besnatese ha stupito tutti ricostruendo quasi da zero la rosa estiva e affidandosi a Marco Varaldi dopo la partenza di Stefano Rasini. Il Biscione ha mostrato fin da subito grinta, personalità e una sana sfrontatezza, come testimoniano i due pareggi a reti bianche nelle prime quattro giornate contro Caronnese e Arconatese, big dichiarate del campionato. Squadra particolarmente virtuosa in fase difensiva, condivide con l’Altabrianza il primato di clean sheet (9) ma detiene il primato di miglior difesa in trasferta (5 reti subite). L’unica vera macchia resta il pesante 0-5 interno contro la Sestese nel weekend prenatalizio, una giornata storta che però non intacca il valore di un girone d’andata eccellente e ben al di sopra delle aspettative.
FBC SARONNO 7.5
Chiude il girone d’andata all’interno della zona playoff con un rendimento regolare e costante, senza picchi clamorosi ma con una continuità che certifica la solidità del progetto. Gli amaretti raccolgono 13 punti al Colombo-Gianetti e 12 lontano da casa, frutto di sei successi e sette pareggi che raccontano una squadra difficile da battere e sempre competitiva. Il passaggio in panchina da Tibaldo a Tricarico non ha intaccato la fiducia del gruppo, che ha mantenuto equilibrio e identità nonostante il cambiamento. A rafforzare ulteriormente le ambizioni del Saronno è arrivata una sessione invernale di mercato di spessore, con innesti di notevole qualità e di categoria superiore, che alzano l’asticella e lasciano intravedere un girone di ritorno da protagonista.
CARONNESE 7.5
Si conferma una delle realtà più solide e affidabili della categoria, forte di una continuità tecnica rara per il campionato. La società ha scelto la strada della stabilità, confermando quasi in toto il blocco della scorsa stagione — da capitan Corno a Vitofrancesco, passando per Malvestio e Cannizzaro — e affidandosi ancora alla guida di Michele Ferri. Un potenziale vantaggio iniziale che, però, non si è tradotto in una corsa più ravvicinata alla capolista, complice un rendimento altalenante. Emblematico il netto divario tra casa e trasferta: al Comunale la Caronnese ha vinto solo contro il modesto Vigevano, risultando addirittura penultima per punti raccolti tra le mura amiche; lontano da Caronno, invece, ha mostrato il volto migliore, espugnando campi pesanti come Legnano, Lazzate e soprattutto Arconate, dove ha inflitto agli oroblù l’unica sconfitta del loro campionato. Una squadra matura e solida, ma chiamata a trovare maggiore continuità interna.
VERGIATESE 7.5
Dalle voci estive di un possibile autodeclassamento in Promozione a un girone d’andata sorprendentemente positivo: il cammino della Vergiatese è una delle storie più belle del campionato. I galletti guidati dal rookie Andrea Tomasoni viaggiano a gonfie vele e arrivano al giro di boa a una sola lunghezza dalla zona playoff, andando ben oltre le aspettative iniziali. In un calcio che fatica a dare fiducia ai giovani, la Vergiatese rappresenta un’ammirabile eccezione: l’età media dell’undici titolare schierato contro il Legnano (22,1 anni) è un manifesto di coraggio e progettualità. Con un budget contenuto ma idee chiare, la squadra ha dimostrato di poter tenere testa a chiunque, facendo della freschezza, dell’entusiasmo e dell’organizzazione le proprie armi principali.
RHODENSE 7
Dopo la strabiliante stagione da neopromossa, gli orange hanno allestito una rosa per confermarsi in zona playoff, strappando il trio De Toni-Giangaspero-Fogal all’Ardor Lazzate e valorizzando alcuni elementi dell’Under 19 Élite finalista regionale. Un mix che ha confermato le spiccate qualità offensive della squadra, con 27 reti complessive di cui 18 realizzate dalla coppia Giangaspero-Mancosu. Nonostante la brillantezza in avanti, emergono alcune lacune difensive, con 24 gol subiti, che hanno talvolta limitato la continuità di rendimento, aggravato dall'esonero di Giuseppe Greco a fine novembre. Una squadra dalle grandi potenzialità, capace di divertire e sorprendere, ma chiamata a trovare più equilibrio tra i reparti.
MAGENTA 7
Le tossine della retrocessione hanno segnato l’inizio della stagione, ma il Magenta ha deciso di rivoluzionare completamente la rosa, affidando il nuovo progetto a Maurizio Ganz. Nonostante un avvio complicato, con sole due vittorie nei primi due mesi, la squadra ha trovato la propria identità a partire dalla trasferta di Lentate sul Seveso. L’andata si chiude in crescendo, con quattro vittorie e due pareggi nelle ultime sette giornate, conquistando un incoraggiante nono posto dopo aver trascorso gran parte del girone in zona playout. Un percorso di crescita evidente e un bottino tutto sommato positivo, che lascia ottimismo per il proseguo di stagione.
LENTATESE 6.5
Salutato Simone Fossati, artefice della prima storica salvezza, i brianzoli del presidente Mauro Monfrini hanno affidato la guida tecnica a Roberto Mastrolonardo, chiamato a proseguire un progetto incentrato sui giovani. Il rendimento dei rossoblù si conferma altalenante, con un solo pareggio in 17 partite, ma nel complesso positivo: la squadra ha piazzato colpi importanti come l’acquisto di Salvatore Lillo dalla Baranzatese e ottenuto vittorie storiche, tra cui l’1-0 a Caronno e il 3-0 nel derby casalingo con l’Ardor Lazzate. La squadra dovrà però migliorare il rendimento difensivo se vorrà confermarsi con tranquillità in categoria, consolidando i progressi fatti fin qui.
VIS NOVA 6.5
Tornata in Eccellenza dopo una sola stagione di purgatorio, la Vis Nova ha scelto la strada della continuità, confermando in toto lo zoccolo duro della trionfale cavalcata in Promozione. Una scelta che ha dato subito frutti in avvio di campionato, come dimostrano i pareggi contro Solbiatese e Legnano, segnali chiari di competitività immediata. Il 3-5-2 di Gabriele Raspelli, riconoscibile per intensità e qualità nel palleggio, ha però accusato un fisiologico rallentamento sul finire del girone d’andata, con una sola vittoria nelle ultime giornate. La sosta arriva dunque nel momento giusto per la Lucertola, che può ricaricare le energie e riordinare le idee. Resta comunque un dato significativo: la Vis Nova non è mai scivolata in zona rossa, un merito non banale per una neopromossa e una base solida su cui continuare a costruire.
MARIANO 6.5
Riparte dalle certezze Davide Rione e dal collaudato 4-3-3, due pilastri che continuano a dare identità e continuità al progetto tecnico. L’effetto sorpresa della passata stagione è inevitabilmente svanito, ma nonostante ciò il Mariano ha confermato standard offensivi elevati, come dimostrano le 26 reti messe a segno nel girone d’andata. Qualche difficoltà in più emerge invece nella fase difensiva, apparsa più fragile e perforabile, con 30 gol subiti che valgono la terza peggior difesa del girone. Un dato da correggere, ma che non chiude le porte a una risalita: con qualche accorgimento dietro, i comaschi hanno tutte le carte in regola per recuperare posizioni importanti e tenersi lontani dalla zona playout.
SESTESE 6+
Le premesse estive raccontavano ambizioni ben diverse, ma la Sestese non è riuscita né a decollare né a inserirsi stabilmente nel lotto delle pretendenti ai playoff. Il progetto biancoblù ha registrato una prima sterzata già nei mesi iniziali, con la società che, dopo aver affidato la panchina a un Fabio Rovrena in rampa di lancio, è tornata sui propri passi richiamando Paolo Tomasoni, esonerato in estate. Ne è uscita una squadra dalla doppia faccia: contratta e poco incisiva tra le mura amiche, più sfrontata e propositiva lontano da casa. La lunga striscia di sette pareggi consecutivi ha rallentato la classifica ma non ridimensionato le ambizioni: l’obiettivo playoff resta sul tavolo, anche se nel girone di ritorno servirà inevitabilmente un deciso cambio di passo.
ALTABRIANZA 6
In estate era stata inserita nel lotto delle squadre destinate a lottare per la salvezza e, fin qui, il pronostico è stato rispettato. L’Altabrianza Tavernerio, guidata da Ivan Stincone, si è però rivelata un avversario ostico per tutti, soprattutto grazie a una mentalità pragmatica e concreta, marchio di fabbrica del suo allenatore. La fase difensiva ne ha tratto grande beneficio: l’esperienza di Cesare Ambrosini ha fatto da guida al reparto e Marco Perniola ha chiuso l’andata con ben nove reti inviolate. Le difficoltà maggiori si registrano in attacco, dove la produzione offensiva è stata limitata; in questo senso il rientro di Lorenzo Citterio, decisivo nel 2-0 sul campo del Saronno prima della sosta, rappresenta una speranza concreta in vista della seconda parte di stagione.
ARCELLASCO 6
È una squadra a immagine e somiglianza del suo allenatore, Claudio Nava: tosta, combattiva, caparbia, sempre pronta a trovare soluzioni in corsa. Le Poiane figurano tra le formazioni che hanno raccolto più punti da situazioni di svantaggio, un dato che certifica una squadra viva, mentalmente presente e mai rassegnata. La strada verso la salvezza resta in salita, ma l’Arcellasco ha già dimostrato di poter dare fastidio a chiunque: lo raccontano la vittoria sul campo della Caronnese e la splendida rimonta di Giussano, quando era sotto 2-0 dopo appena venti minuti. Carattere e spirito di sacrificio non mancano: ingredienti fondamentali per giocarsi fino in fondo le proprie chance.
SEDRIANO 6-
Leggermente al di sotto delle aspettative di inizio stagione, il Sedriano ha vissuto un girone d’andata fatto di luci e ombre. La conferma di Gianluca Imbriaco in panchina si è rivelata una scelta necessaria per dare continuità e slancio a una squadra che, però, soprattutto lontano dalle mura amiche, fatica a raccogliere punti. Molto positiva la fase difensiva, con Menegon spesso protagonista di gare chiuse con la porta inviolata, segno di un’organizzazione solida. I problemi maggiori emergono in avanti: appena 16 reti segnate, secondo peggior dato del girone, che limitano le ambizioni e costringono spesso a partite di sofferenza. Da valutare quali saranno le conseguenze del doppio addio di fine anno targato Imbriaco-Marozzi, arrivato nel mezzo della sessione invernale del mercato.
VIGEVANO 5.5
È il ritorno che ha fatto più rumore per storia e tradizione, ma il salto di categoria si è fatto sentire. Il Vigevano ha scelto inizialmente una linea verde, puntando su giovani in rampa di lancio, pagando inevitabilmente qualcosa in termini di esperienza in un campionato esigente come l’Eccellenza. Solo in un secondo momento la società è intervenuta sul mercato, inserendo elementi con un passato nella categoria per dare maggiore equilibrio. I biancazzurri, guidati prima da Edvin Licaj e poi da Luca Cataldo, hanno comunque avuto il merito di rimanere spesso in partita, provando a mettere in difficoltà gli avversari senza snaturare la propria identità. Il vero tallone d’Achille resta il rendimento esterno: appena due pareggi e cinque sconfitte in sette gare lontano dal Dante Merlo, con ancora molte trasferte da affrontare nel girone di ritorno. Un percorso in salita, ma non senza spunti su cui costruire.
ARDOR LAZZATE 5
La delusione maggiore del girone d’andata. Probabilmente in estate è stata sottovalutata la partenza di giocatori chiave dell’ultimo triennio, come Giangaspero, De Toni e Fogal, assenze che col tempo hanno pesato enormemente. L’Ardor aveva anche illuso in avvio, con due vittorie nelle prime due giornate, ma con il proseguire della stagione qualcosa si è rotto: i successi sono scomparsi e la squadra è scivolata fino a un incredibile ultimo posto. Gli addii di Guanziroli, De Angelis e Mira, uniti al doppio esonero nell’arco di quaranta giorni e a numeri negativi in quasi tutte le statistiche, rappresentano la punta dell’iceberg di una prima parte di stagione da dimenticare. Ora non resta che voltare pagina: lottare per la salvezza è l’unico obiettivo possibile per i brianzoli.