Serie D
13 Gennaio 2026
LAVAGNESE SERIE D - Manuel Scalise nella passata stagione aveva iniziato al Club Milano per poi essere chiamato dalla Sanremese
Una panchina vuota al «Riboli», il rumore secco dei tacchetti negli spogliatoi e, sul tabellone, il risultato che nessuno voleva vedere dopo un pomeriggio nato per rialzarsi: la sconfitta interna con la Cairese ha fatto scattare la molla. In data 13 gennaio 2026, la Lavagnese ha deciso il cambio di guida tecnica, con l’esonero di Vincenzo Ranieri e la scelta di affidare la prima squadra a Manuel Scalise. Una decisione pesata con freddezza, nel tentativo di ridare una rotta a un gruppo che, a metà stagione, non poteva più permettersi segnali confusi.
UN ESONERO DOLOROSO MA CONTINUITÀ, RANIERI RESTA IN SOCIETÀ
Niente strappi, niente azzeramenti: la parole d’ordine in via Riboli è continuità. Il club ha indicato una transizione che salvaguardi ciò che, negli ultimi anni, è stato un patrimonio decisivo: il settore giovanile. Per questo Ranieri resterà in organigramma, con responsabilità sulla Scuola Calcio d’Élite bianconera, un ruolo che già ricopriva e che la società ha più volte valorizzato come volano identitario e tecnico. La conferma del suo presidio nei vivai, inserita nel quadro di una struttura che vede figure stabilmente dedicate alla crescita dei ragazzi, è coerente con l’organigramma pubblicato dal club nelle scorse stagioni. La scelta comunica due messaggi chiari: 1) da un lato, l’urgenza di un cambio di passo nella gestione della prima squadra dopo il ko casalingo con la Cairese; 2) dall’altro, la volontà di non disperdere il lavoro costruito con le leve più giovani, in un contesto dove la filiera tecnica bianconera ha assunto un peso strategico, anche grazie a una recente partnership metodologica con il Genoa CFC per la crescita del vivaio.
SCALISE, UN PROGETTO PER IL RILANCIO
Il nuovo volto è Manuel Scalise, classe 1981, romano di nascita e tecnico con un percorso che lo ha portato a conoscere da vicino realtà differenti per ambizioni, storia e pressioni. La sua mappa professionale tocca la Caronnese (Serie D), il Piacenza (Serie C), il Club Milano e la Sanremese nella scorsa stagione. Sono tappe che raccontano un allenatore cresciuto sul campo, con una sensibilità spiccata nella gestione dei gruppi e una propensione a costruire identità tattiche riconoscibili, senza disdegnare adattamenti utili alle caratteristiche della rosa. Da giocatore il neo tecnico della Lavagnese è stato professionista per circa 20 anni con oltre 400 presenze tra Serie B, C1 e C2.
PERCHÈ PROPRIO ADESSO
La scossa è arrivata dopo la caduta casalinga con la Cairese. Il timing non è casuale: siamo entrati nel cuore del girone di ritorno, quando ogni scelta pesa più di una semplice sostituzione. Per la Lavagnese, cambiare in gennaio significa concedersi un margine per invertire il trend, mentre la classifica del Girone A resta mobile nella fascia centrale e il calendario propone scontri diretti non banali. La Lega Nazionale Dilettanti, nel riannunciare il programma della 19ª giornata con le designazioni arbitrali, aveva già acceso i riflettori su un Lavagnese-Cairese fissato alle ore 15 di domenica 11 gennaio 2026, gara che, alla luce degli eventi, si è trasformata nel punto di rottura. Nei mesi precedenti, i bianconeri avevano alternato prove di personalità a frenate inattese, restando agganciati a metà classifica senza però trovare la continuità necessaria per mettere in sicurezza la stagione. Il ko interno con la Cairese ha dunque avuto il peso specifico di quelle partite che non si devono sbagliare: perché contro una diretta rivale la posta non è solo 3 punti, ma anche il messaggio che mandi al campionato. La società ha letto il segnale e ha deciso di agire.
COSA PORTA ALLA LAVAGNESE
L’identikit di Scalise è quello di un tecnico che conosce la Serie D «vera» e che ha già assaggiato la Serie C. È un allenatore attento ai dettagli, con un’idea di gioco propositiva ma concreta, incline a valorizzare profili duttuli e a coltivare le abilità individuali all’interno di un sistema. La sua storia da calciatore, difensore e laterale con esperienze fino alla Serie B, si riflette in una cura maniacale delle linee di reparto e delle transizioni, due leve fondamentali in un torneo dove i risultati si decidono spesso nella gestione degli episodi e nella qualità del lavoro settimanale. Soprattutto, Scalise porta in dote: 1) dimestichezza con contesti a forte identità territoriale; 2) sensibilità nella gestione di gruppi giovani e misti; 3) capacità di calarsi rapidamente nelle dinamiche di spogliatoio, chiave per imprimere una sterzata in corso d’opera. Sono aspetti che in bianconero contano più di qualsiasi etichetta tattica, perché la priorità non è fissare un modulo in astratto, ma cucire un abito tecnico sulla rosa a disposizione e sulla morfologia del Girone A.
RANIERI E LA DORSALE DEL VIVAIO
La permanenza di Ranieri come referente della Scuola Calcio d’Élite non è una formalità, ma una scelta che blinda un asset competitivo della Lavagnese. Il club, negli ultimi anni, ha investito in un percorso di crescita strutturale del settore giovanile, testimoniato anche da iniziative, staff dedicati e progetti condivisi, che ha prodotto un bacino di profili interessanti e una cultura interna solida. Averlo come «garante» del metodo e della continuità significa garantire coerenza tra la prima squadra e la base, lasciando aperti canali di promozione interna che, storicamente, a Lavagna hanno fatto la differenza nei momenti di ricambio. In questa prospettiva si inserisce anche l’asse con il Genoa CFC, partnership tecnica che porta know-how e competenze a supporto del vivaio bianconero. Un segnale di visione che dialoga con la scelta odierna: rilanciare la prima squadra senza smantellare la filiera formativa.
IDENTITÀ, COMUNITÀ E RISULTATI
C’è poi una dimensione extratecnica che a Lavagna conta. La Lavagnese è uno dei club storici della Liguria calcistica, con una comunità che sostiene, discute, partecipa. Restituire fiducia non significa solo vincere la prossima partita: significa mostrarsi riconoscibili, credibili, capaci di lottare su ogni palla con un atteggiamento all’altezza della maglia. Il cambio in panchina, in questo senso, è un atto di responsabilità: sposta il focus dal passato al «qui e ora», con la missione di raddrizzare la rotta prima che la classifica imponga altri tipi di calcoli. Non a caso, la tempistica della decisione, subito dopo il ko con la Cairese, parla la lingua della lucidità: tagliare dove serve, senza scosse che intacchino la catena di sviluppo del club. Con Ranieri a garantire il continuum nel vivaio e Scalise chiamato a dare un’identità competitiva al gruppo, la Lavagnese si rimette in moto. Ora, la parola passa al campo.