Serie D
15 Gennaio 2026
NOVAROMENTIN SERIE D - Giuliano Melosi nella passata stagione ha allenato la Primavera del Novara sul finire della stagione e in Piemonte aveva già diretto il Borgomanero ai tempi della Serie D
Una porta che sbatte nello spogliatoio del Beretta-Muttini, il rimbombo nel corridoio e l’odore di linimento che si mescola all’aria umida di gennaio. È qui che, nel tardo pomeriggio di giovedì 15 gennaio, la NovaRomentin affida la propria rotta a Giuliano Melosi: un allenatore che porta sulle spalle migliaia di chilometri di panchine del Nord Italia e una specialità rara nel dilettantismo di vertice: trasformare gruppi scossi in squadre con una fisionomia chiara, dentro una corsa che non aspetta nessuno. La notizia è ufficiale e segna un passaggio netto: serve un timoniere con memoria tattica, polso e capacità di lavorare sotto pressione. Serve Melosi. Serve un'allenatore di grande esperienza. Che succede a Marco Molluso, con cui la società ha voluto concludere il rapporto dopo 12 punti nelle prime 19 giornate di campionato.
CHI È GIULIANO MELOSI, UN COSTRUTTORE DI SQUADRE
Nato a Saronno il 15 maggio 1967, Giuliano Melosi è un ex centrocampista con oltre 600 presenze tra professionismo e Interregionale, passato da maglie pesanti come Pro Sesto, Chievo Verona, Pescara, Salernitana e una parentesi in Serie A nel 1998-19999 con il Vicenza. In panchina, la sua impronta emerge presto: con la Pro Sesto firma una doppia scalata, dalla Promozione 2010-2011 fino all’Eccellenza 2011-2012, mentre nel 2015-2016 guida il Varese alla vittoria dell’Eccellenza Lombardia con settimane d’anticipo. Percorso lungo un decennio, disseminato di piazze «calde» e pragmatiche, dove il risultato è un dogma ma lo è anche il lavoro quotidiano sul campo. Le sue ultime tappe raccontano un tecnico sempre sul pezzo: Darfo Boario, Borgomanero, Inveruno, Grumellese, Brugherio, Pavia, Ponte San Pietro, Folgore Caratese (salvezza ai play-out contro il Varese), fino alla Sestese fra 2023 e 2024. Nel 2025 una parentesi significativa nel vivaio professionistico: Melosi assume la guida della Primavera 4 del Novara, a conferma di un occhio allenato al lavoro con i giovani, patrimonio decisivo anche in Serie D.
PERCHÈ LA NOVAROMENTIN LO HA SCELTO
Nella stagione 2024-2025, con Pablo González in panchina, la squadra ha vissuto un picco: seconda piazza nel girone, 71 punti, play-off di Serie D vinti contro il Vado. All’inizio dell’annata 2025-2026, invece, l’inerzia si è complicata: il club ha scontato anche una penalizzazione di un punto e si è ritrovato invischiato in una classifica corta ma insidiosa del Girone A. La decisione di puntare su Giuliano Melosi va letta dentro questa cornice: serve rapidità nell’incidere su organizzazione, transizioni e solidità, le tre «firme» tattiche con cui il tecnico saronnese ha spesso raddrizzato situazioni complesse. La classifica parla di 12 punti in 19 giornate e una situazione che vede il team distante 6 punti dalla zona play out. In questo senso, l’arrivo di un profilo senior come Melosi non è soltanto una scelta tecnica ma pure un messaggio: priorità alla stabilità del gruppo, alla protezione dell’ambiente e alla competitività domenica dopo domenica.
COSA PORTA MELOSI ALLA NOVAROMENTIN
Struttura e coperture preventive: nei suoi anni migliori, da Varese a Inveruno, Melosi ha curato in modo maniacale l’equilibrio nelle due fasi. L’idea chiave resta una squadra corta, capace di accompagnare la riconquista con aggressività bilanciata. Quando il materiale umano lo consente, preferisce un trequartista «elastico» alle spalle di due punte (il ricordo del suo 4-3-1-2 biancorosso è ancora vivo), ma sa anche «abbassare» un uomo tra le linee per proteggere il corridoio centrale se l’avversario prende campo. Lettura delle partite: storicamente incline a cambiare spartito tra primo e secondo tempo, Melosi lavora sulle coppie laterali e sulla distribuzione delle mezze ali, facendo ruotare responsabilità in costruzione «bassa» e «media» per evitare prevedibilità. È uno degli aspetti che gli consentono di ridare ossigeno a gruppi in difficoltà di risultati. Giovani responsabilizzati, non «protetti»: l’esperienza recente in Primavera con il Novara certifica un approccio che non teme di chiedere responsabilità ai profili Under se giudicati pronti. Il contesto Serie D chiede coraggio, ma anche capacità di coprire i loro errori con meccanismi riconoscibili dai più esperti.
IL CONTESTO COMPETITIVO: UN GIRONE A CHE NON PERDONA
Il Girone A di Serie D 2025-2026 è un saliscendi continuo. Quasi tutte le avversarie hanno ambizioni precise, dalle storiche come Varese e Sanremese alle organizzate Ligorna, Sestri Levante, Asti e Vado. Per la NovaRomentin il calendario propone incroci che valgono doppio, con scontri diretti che possono ridisegnare la classifica in poche settimane. A rendere il percorso più esigente, una partenza complicata e la già citata penalizzazione di -1: recuperare terreno richiede un filotto di gare «sporche», da portare a casa anche con un gol di scarto e un’attenzione feroce alle palle inattive. I dati confermano la necessità di punti immediati per allontanarsi dalle zone calde. E a questo punto occorrerà tentare di fare risultato subito nel prossimo match di domenica 18 contro il Chisola.
L'EREDITÀ E IL PASSO IN AVANTI
I tifosi della NovaRomentin hanno visto il club cambiare pelle più volte negli ultimi anni e, nell’ultima stagione «alta», accarezzare un sogno concreto. Hanno anche dovuto fare i conti con notizie extratecniche che hanno intorbidito l’orizzonte. La nomina di Giuliano Melosi non promette miracoli, né scorciatoie: promette lavoro, metodo e un’idea precisa di squadra. Nei campionati «di margine», vincere è spesso una conseguenza di chi sbaglia meno. La prima vittoria di Melosi, oggi, sarebbe rivedere una NovaRomentin capace di «stare dentro» le partite per 90 minuti, riducendo gli alti e bassi e ritrovando un’identità riconoscibile, anche quando il risultato non arriva. Con il nuovo tecnico, di certo, la panchina torna a essere un luogo in cui ogni dettaglio ha un peso specifico. E nelle stagioni in cui il margine d’errore è sottile, saper pesare i dettagli è già metà del lavoro.