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Serie D

In attacco arriva un vero e proprio esperto della categoria, la squadra che vuole togliersi dai guai cerca di svoltare

Un innesto dal timing chirurgico per un team in cerca di cambio di passo: esperienza, presenza in area e gol «pesanti» per i biancorossi

ASTI SERIE D - MIRCO VASSALLO

ASTI SERIE D - Mirco Vassallo, attaccante classe 1993, aveva iniziato la stagione alla Vogherese dopodichè era passato alla Cairese dove ha giocato 8 partite in campionato

Una valigia, un paio di scarpini e un concetto semplice: «prendere campo» dove il campo scotta. È con questa immagine che l’Asti apre il suo gennaio di mercato, ufficializzando l’ingaggio di Mirco Vassallo, classe 1993, centravanti abituato a vivere la partita nei luoghi dove si decide il punteggio: l’area di rigore. L’annuncio, arrivato nel pomeriggio di giovedì 15 gennaio, mette subito il nuovo acquisto a disposizione di Francesco Buglio, chiamato a raddrizzare la rotta biancorossa nel cuore dell’inverno e a ricalibrare un reparto avanzato cui mancava una figura di riferimento. L’operazione era stata anticipata e ora trova il timbro «ufficiale» del club e la conferma della testata che per prima ne aveva rivelato i contorni.

UN PROFILO NOTO ALLE DIFESE DEL GIRONE
L’arrivo di Vassallo ad Asti non è una scommessa esotica ma un investimento mirato su un giocatore «di categoria» nel senso più utile del termine: conoscenza dei campi, letture da attaccante d’area, gioco spalle alla porta e capacità di cucire la manovra per i compagni che arrivano da fuori. Nelle ultime stagioni il centravanti genovese ha attraversato buona parte della mappa della Serie D, vestendo, tra le altre, le maglie di Vado, Ligorna, Sanremese, San Marino, Sangiuliano City, Vogherese e Cairese. Un percorso che gli ha affinato l’alfabeto tattico e che oggi diventa patrimonio immediatamente spendibile in una squadra che ha bisogno di certezze pratiche più che di promesse.

LA CORNICE TECNICA: COSA STA COSTRUENDO BUGLIO
Il contesto in cui si inserisce Vassallo è quello del nuovo ciclo firmato Francesco Buglio, subentrato sulla panchina biancorossa a fine dicembre 2025 e già capace di imprimere un cambio di passo in termini di organizzazione e mentalità. Il debutto ufficiale, contro il Gozzano il 5 gennaio, ha mostrato un Asti più corto, con linee aggressive e un lavoro collettivo senza palla che ha convinto lo stesso tecnico: uno 0-0 che Buglio ha definito «punto di partenza», in attesa di ritocchi funzionali al suo ibrido tra 4-3-3 e 4-2-3-1. Il percorso resta accidentato, il ko di Vado dell’11 gennaio ha lasciato rammarico per un primo tempo sotto standard e una reazione in 10 contro 11 che, nelle parole del tecnico, dovrà diventare la base emotiva su cui insistere, ma l’arrivo di un numero 9 puro è il tipo di leva che, in Serie D, spesso sposta il peso della quotidianità.

PERCHÈ L'ASTI AVEVA BISOGNO DI UN PROFILO COSÌ
Se si isolano gli ultimi 600 minuti dell’Asti tra fine 2025 e inizio 2026, la squadra ha alternato discreti volumi difensivi a difficoltà nel «peso d’urto» nell’ultimo terzo di campo. Il pari con il Gozzano ha mostrato la struttura collettiva in crescita; le sconfitte «strette», come a Vado, hanno invece evidenziato un tema di primo tempo e di gestione dell’area avversaria: poche soluzioni interne quando il cross arriva da posizione non frontale, mancanza di un riferimento in grado di occupare due difensori e guadagnare falli utili. Le parole di Buglio dopo il ko in Liguria sono state chiare: «Primo tempo inaccettabile, ma la reazione in 10 è il nostro punto di partenza». Questo cambio di tono chiede anche un terminale tecnico che trasformi reazioni in punti.

LA SITUAZIONE DI CLASSIFICA IMPONE CONCRETEZZA
Con una classifica corta e la quota salvezza che si muove a piccoli scatti, ogni gol pesa doppio. I numeri aggiornati a metà gennaio 2026 collocano l’Asti in zona calda, con 17 punti in 19 partite e un penultimo posto in classifica che non entusiasma affatto: una situazione che rende cruciale capitalizzare i momenti favorevoli e disinnescare le serie negative. L’innesto di un attaccante con storia e gol nel girone alza la probabilità di segnare «la prima rete», spesso discriminante in Serie D, e di trasformare le fasi di forcing in occasioni pulite (rigori guadagnati, seconde palle, rimesse alte).

LE PAROLE E I SEGNALI DAL CAMPO
Gli indizi già emersi dalle prime uscite del «nuovo corso» indicano un’Asti più intenso e meno reattivo, cioè capace di portare pressione e di tenere la squadra corta. Il salto successivo è tradurre questa crescita in gol che sbloccano i match: Vassallo nasce per questo. Non è un «fuoriclasse» calato dall’alto, ma un attaccante che conosce il mestiere e che accetta la fatica dei novanta minuti affrontando i duelli come una routine. L’Asti quindi non compra un nome, ma una funzione: quella di chi sa trasformare un pallone sporco in un’azione pulita. In Serie D, spesso, è esattamente lì che si fa la differenza.

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