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Prende a pugni un arbitro 20enne nello spogliatoio, squalifica di 5 anni per il capitano della squadra

Un episodio-limite in Prima Categoria, la vicenda è anche lo specchio di un fenomeno che cresce e che le istituzioni vogliono arginare

ACADEMY CROTONE PRIMA CATEGORIA - ARBITRO AGGREDITO

La porta dello spogliatoio che sbatte, la chiave che gira, il rumore sordo di un calcio all’altezza del rene. Poi almeno 7-10  colpi alla testa, al collo, alle spalle. Una scena da film claustrofobico, ma successa davvero al termine di Academy Crotone-Città di Cirò Marina, Prima Categoria calabrese: l’arbitro, 20 anni, sezione di Locri, chiuso dentro e picchiato dal capitano della squadra di casa, già espulso. Un’aggressione avvenuta lontano da telecamere e tribune, nel silenzio di una stanza di pochi metri, interrotta solo dall’irruzione di un avversario che ha spalancato la porta e salvato il giovane direttore di gara. La risposta del giudice sportivo è arrivata come un macigno: squalifica fino al 15 gennaio 2031, preclusione alla permanenza in qualsiasi rango della FIGC, 4 giornate a due compagni, -2 punti di penalità e 500 euro di ammenda per il club. E una prognosi di 10 giorni per l’arbitro.

COSA È ACCADUTO, CRONOLOGIA DI UNA FOLLIA
La partita Academy Crotone–Città di Cirò Marina finisce 1-2. Il clima è teso: tre espulsioni contro i padroni di casa, tra cui il capitano (al 17’ della ripresa) per frasi offensive e minacciose. A gara finita, l’arbitro rientra nello spogliatoio. Secondo il referto riportato nel Comunicado Ufficiale n. 110 del Comitato Regionale Calabria della LND, il capitano dell’Academy si introduce senza autorizzazione, chiude la porta e colpisce il direttore di gara con un calcio alla schiena, quindi con una raffica di pugni a testa, nuca, collo e spalla. L’aggressione si interrompe solo grazie all’intervento di un calciatore del Cirò Marina, che blocca l’autore del pestaggio. All’arrivo dei Carabinieri, l’aggressore si è già dileguato; secondo il referto, avrebbe anche sottratto il proprio tesserino e dall’effetto personale dell’arbitro sono spariti 60 euro. Il giovane viene portato al Pronto Soccorso di Crotone: prognosi 10 giorni per traumi a torace, spalla e zona cervicale.

LE SANZIONI: STANGATA ESEMPLARE
La giustizia sportiva ha risposto con il massimo della severità previsto dai regolamenti: squalifica fino al 15 gennaio 2031 (di fatto una «radiazione» dal perimetro FIGC e LND per 5 anni), 4 giornate a carico di altri due tesserati dell’Academy per minacce e condotte violente, -2 in classifica e 500 euro di ammenda al club, per responsabilità oggettiva. L’Academy Crotone, già ultima con 1 punto dopo 14 giornate, vede così aggravarsi la propria situazione sportiva. Nel racconto spicca un nome, quello del numero 14 del Cirò Marina, l’unico, secondo il referto, ad accorrere in aiuto dell'arbitro, bloccando l’aggressore e ponendo fine all’incubo. Un passaggio che dice molto: nella stanza c’erano altri adulti, ma a muoversi è stato uno solo.

IL CONTESTO: È UN CASO CHE FA RUMORE
L’episodio di Crotone non è un fulmine isolato. Gli atti di violenza contro gli arbitri sono, purtroppo, un fenomeno in crescita, soprattutto nei campionati regionali e giovanili. I dati ufficiali della Associazione Italiana Arbitri parlano chiaro: nelle stagioni 2022-2023 e 2023-2024 sono stati registrati complessivamente 870 episodi di violenza ai danni dei direttori di gara, per 978 giorni di prognosi; nella stagione 2024-2025, al 20 novembre, si contavano già 195 episodi, 15 dei quali gravi. Nel 85-90% dei casi gli autori sono tesserati (calciatori, dirigenti, allenatori). E in Calabria? Solo negli ultimi mesi la cronaca ha documentato più aggressioni, culminate nella durissima risposta della giustizia sportiva in altri territori: basti ricordare l’esclusione dal campionato Under 17 della RSC Riposto e una serie di squalifiche fino al 2030 dopo il pestaggio di un arbitro a Torre Archirafi (Catania). Un precedente recente, utilizzato da molti come termine di paragone per la «linea dura» applicata oggi anche in ambito calabrese.

LE CONTROMISURE: DALLA RIFORMA DEL CODICE PENALE ALL'OSSERVATORIO FIGC
Il Governo ha modificato l’articolo 583-quater del Codice penale, equiparando gli arbitri e le figure tecniche che garantiscono la regolarità delle competizioni a pubblici ufficiali: chi li aggredisce rischia oggi le medesime pene previste per le lesioni ai danni delle forze dell’ordine (fino a 16 anni nei casi più gravi). Una svolta definita «storica» dal presidente AIA Antonio Zappi e salutata con favore dal mondo arbitrale. La FIGC ha istituito un Osservatorio sulla violenza ai danni degli arbitri, coordinato da Paolo Cortis con vice coordinatore Carlo Pacifici, per mappare i casi, uniformare le risposte e proporre interventi preventivi e repressivi. L’AIA ha preso più volte posizione, arrivando anche a gesti simbolici forti, come l’oscuramento del sito ufficiale dopo un’aggressione in Sicilia, e ribadendo che procederà «in tutte le sedi» contro i responsabili, auspicando l’applicazione delle nuove norme penali. Queste misure non cancellano ciò che è accaduto a Crotone, ma indicano una cornice nuova: le aggressioni non sono più soltanto «fatti di campo» lasciati ai regolamenti sportivi, bensì potenziali reati contro pubblici ufficiali. Un cambio di paradigma destinato a pesare sulle scelte, e sulle responsabilità, di chiunque entri in un impianto sportivo.

COSA RESTA OGGI
Resta il volto di un ragazzo di 20 anni costretto a difendersi il viso con le mani. Resta la corsa in ospedale, la prognosi di 10 giorni, il fastidio alla cervicale e un ronzio in testa che non passa in un weekend. Resta un campionato che deve andare avanti ma con una cicatrice in più. E resta, finalmente, una risposta severa e coerente di FIGC, LND e AIA. Non risolve tutto, ma manda un messaggio chiaro: la violenza fuori, lo sport dentro. Il resto è rumore. Il calcio dilettantistico è la spina dorsale del nostro movimento. Proteggere chi lo rende possibile, gli arbitri, è un dovere collettivo. La vicenda di Crotone ci ricorda che la violenza non è mai «una reazione», non è mai «una scusa da sfogo», non è mai «colpa del risultato». È un crimine sportivo, ora anche penale, che isola le società, le penalizza, le squalifica. E soprattutto che ferisce persone, spesso giovanissime. Il gesto del numero 14 del Cirò Marina, l’unico a intervenire, è il fotogramma da salvare: in un metro quadrato, mentre tutto precipitava, qualcuno ha scelto la parte giusta del calcio.

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