Serie D
22 Gennaio 2026
SERIE D VILLA VALLE • Riccardo Ravasi ai tempi del Chieri
Un ragazzo sorridente ha appena fatto gol. Osserva emozionato il pallone terminato in fondo alla rete, si profonde in una corsa gioiosa davanti alla tribuna, esultando con l'indice alla maniera dei bomber del periodo. Il suo taglio di capelli ci riporta indietro di più di 10 anni, ai tempi di quella Serie A in cui nel suo Milan giocava l'idolo Alexandre Pato, in un periodo in cui si scatenava puntualmente ogni anno una lotta accanita tra i massimi bomber dell'epoca per contendersi il titolo di capocannoniere. Figlio di un calcio romantico, nostalgico, a suo modo quasi magico per le emozioni che sapeva suscitare nei piccoli tifosi davanti alla TV, Riccardo Ravasi è un giocatore a suo modo speciale: bomber atipico, dalle buone doti sottorete, assistman preciso, sempre generoso, pronto a quella corsa in più per aiutare il compagno, abbassarsi per provare a impostare. In un calcio di implacabili cecchini, fantasiosi funamboli e profeti del tiki-taka, lui ha saputo rimanere fedele a sé stesso, sempre dando il massimo e mettendosi a disposizione di tutte quelle squadre che hanno avuto la fortuna di averlo tra loro, come ora il Villa Valle di Marco Sgrò, che anche grazie ai colpi del suo attaccante può apprestarsi come non mai a sognare in grande.
Amante dello sport, da bambino Riccardo si è diviso tra nuoto, basket e calcio, per poi propendere per quest'ultima opzione: «Ho cominciato nella squadra di Montesolaro, il mio paese, poi sono passato all'Inter, dove sono rimasto un anno e mezzo, prima di approdare al Monza, dove ho avuta di avere Bergomi come tecnico, con cui ebbi un bellissimo rapporto».
Con i biancorossi Ravasi svolge una trafila nel settore giovanile da protagonista, ottenendo poi a 16 anni la convocazione in prima squadra. Coi biancorossi arrivano le prime presenze e le prime reti in Serie C, impreziosite da una soddisfazione particolare e da incontri di primissimo livello: «A 17 anni mi sono laureato con 5 reti capocannoniere della Coppa Italia di Serie C, è stato qualcosa di stupendo. Inoltre, il primo anno a Monza avevamo una squadra fatta di giocatori fortissimi e di grande esperienza, come Polenghi e Gasbarroni: quest'ultimo aveva doti non comuni, se voleva ti vinceva le partite da solo».
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Di qui il passaggio, sempre in Serie C, alla Pro Piacenza e successivamente al Pordenone, dove, tra gli altri, può condividere lo spogliatoio con Mario Santana, talentuoso esterno d'attacco con un passato anche alla Fiorentina e al Napoli: «Altro giocatore da cui ho imparato tantissimo. Tecnicamente era fortissimo, sapevi che se era in giornata poteva prendere il pallone e risolvere come Gasbarroni le gare da solo. Grazie a persone e giocatori come loro sono cresciuto molto».
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Ravasi al Pordenone (FOTO PORDENONE)
Gol e prestazioni di caratura importante: naturale che con il passare del tempo su Ravasi si posino gli occhi di club blasonati e militanti in categoria superiore. Per lui, la calda estate del 2015 ha rappresentato lo schiudersi delle porte di un'avventura indelebile, con il passaggio all'Hellas Verona, con la cui prima squadra Riccardo svolge la preparazione estiva. Con gli scaligeri, che anche allora militavano in Serie A, l'ex Monza non riesce però suo malgrado a trovare spazio per varie ragioni: una stagione travagliata in termini di classifica per il club, subito condannato a naufragare nei bassifondi di classifica, una fastidiosa pubalgia che ne ha limitato il potenziale per diverso tempo e una spietata concorrenza in un attacco, che, tra gli altri, vedeva la presenza di due assoluti alfieri della categoria come Toni e Pazzini: «Quando ti alleni con gente di questo calibro non puoi che imparare, in allenamento c'era un livello altissimo. Purtroppo non sono mai riuscito a giocare: la società, vista la situazione, mi aveva proposto di scendere in Primavera, ma io, che venivo da esperienze in Serie C, preferivo restare nel calcio dei "grandi" e trovare lì la mia continuità».
Riccardo sceglie dunque di tornare in quella Serie C che lo aveva a suo tempo forgiato e fatto maturare, dividendosi tra Pro Patria e Modena, dove le prestazioni, anche per via di alcuni brutti infortuni, stenteranno a decollare. L'anno successivo coincide invece per Ravasi con l'esordio in Serie D: approdato alla Grumellese, il bomber riesce a mettere a referto 7 reti in 32 prestazioni e contribuendo in maniera importante al rendimento della squadra.
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Ravasi in azione col Modena (foto modena)
Giunto l'anno seguente nel comune brianzolo, ai tempi militante in Serie D, Ravasi, falcidato da una serie di infortuni, non riesce a lasciare il segno. Quella in biancoblu è un'esperienza che si conclude mestamente dopo 9 apparizioni complessive. Non ci saranno marcature all'attivo con la prima squadra, ma resta la sua tripletta con la Juniores Nazionale nello 0-5 rifilato alla Pergolettese. I motivi dietro questa inconsueta presenza con l'Under 19? A spiegarcelo con un sorriso è lo stesso Ravasi: «Mi hanno mandato a giocare con i giovani dopo un'espulsione e una squalifica di tre giornate rimediata con la prima squadra. Sono una persona molto competitiva per natura e anche in quella partita ho dato il 110% per dare una mano a portarla a casa».
Se il feeling con Seregno non scatta, tra Ravasi e la Borgosesia nasce invece una delle più belle storie d'amore della carriera dell'attaccante bergamasco, subito protagonista all'esordio con la rete del definitivo 0-2 allo scadere nella vittoria esterna sul Borgaro Torinese: in difficoltà nel girone d'andata, nella seconda parte di stagione la formazione giallonera cambia definitivamente passo e riesce a conquistare un'inizialmente insperata salvezza, anche grazie al notevole contributo offerto da Ravasi, con 8 timbri in 21 apparizioni complessive e una partecipazione tanto costante quanto decisiva al gioco di squadra.
Un impatto certamente determinante, riconducibile non soltanto alle indiscusse doti dell'oggi bomber del Villa Valle, bensì anche a una grande intuizione tattica del tecnico Marco Didu, figura importante per comprendere l'evoluzione della carriera di Ravasi e i cui cammini saranno destinati ad incrociarsi di nuovo in futuro: «Quando sono arrivato a Borgosesia giocavo principalmente come trequartista, poi con il passare del tempo il mister mi ha spostato centravanti. Didu è un tecnico tatticamente preparatissimo, con lui mi sono sempre trovato bene. Mi ricordo che al mio arrivo nel dicembre 2018 la squadra era giovane e in difficoltà, ultima in classifica, con 8 punti in 12 partite: ne facemmo poi 33 nelle 22 successive e conquistammo la salvezza, grazie al contributo di un gruppo stupendo».
Forte delle prestazioni in netto crescendo, la Borgosesia comincia a pensare in grande per l'anno successivo: confermati Didu e buona parte dei protagonisti del girone di ritorno, Ravasi incluso, la società si adopera per puntellare una rosa già buona con altri elementi di spessore. E non è dunque un caso che i piemontesi siano tra le sorprese più liete del 2019-2020, coniugando un buon gioco a risultati che hanno permesso di stare lì ad insediare quella zona ai play-off sfiorata e accarezzata soltanto, complice l'interruzione dei campionati per via della pandemia.
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Ravasi alla Borgosesia
Ravasi, nel frattempo, ha saputo guadagnarsi l'affetto della piazza: il talento, la freddezza sottorete, il contributo determinante nei risultati, ma anche e soprattutto il legame instaurato con l'ambiente lo hanno senz'altro reso uno dei giocatori più rappresentativi del passato recente del club. E il trasporto con cui Riccardo ripercorre quell'esperienza esprimono il sentimento più di mille altre parole: «18 mesi stupendi, ho splendidi ricordi sia dentro che fuori dal campo delle persone che ho avuto la fortuna di conoscere ai tempi: tra questi, vorrei ricordare Daniele Ferrandino, con cui ho avuto la fortuna di giocare anche in altre occasioni: è uno dei miei più cari amici nel mondo del calcio».
Nel frattempo, la sua carriera ha in serbo per lui un'altra avventura, vale a dire il Chieri, dove nel frattempo si era trasferito Marco Didu, che aveva espresso alla nuova società il desiderio di poter ritrovare proprio Riccardo: il bergamasco ricambia la fiducia con 13 reti, contribuendo alla salvezza. Sempre risultando decisivo, sempre dando l'impressione di sapersi caricare la squadra sulle spalle all'occorrenza anche tatticamente, oltre alle reti: non è dunque un caso che, quando due anni dopo Didu passerà sulla panchina della Pro Palazzolo, Ravasi sarà uno dei primi ad unirsi alla formazione bresciana, che saprà conquistare i play-off anche grazie alle sue quattro reti.
In questi due anni che separano le esperienze sotto la guida di Marco Didu, Ravasi ha modo di vestire le prestigiose casacche di Villa Valle e Franciacorta, che a partire dalla stagione 2023-24 assumerà il nome per l'appunto di Pro Palazzolo. Due stagioni nelle quali l'ex Verona ha la possibilità di incontrare una figura chiave per la sua carriera, un allenatore e uomo di valore e valori che ha saputo come pochi capirlo e valorizzarlo: stiamo parlando di Marco Sgrò, tecnico preparato, con idee tattiche che conciliano coraggio ed equilibrio e che è stato capace negli anni di compiere un'escalation in panchina sino ad arrivare alla Serie D.
«Oltre a quello di campo, io e lui siamo legati da un bellissimo rapporto anche fuori. Si tratta di una splendida persona di cui ho grande stima e con cui ci siamo trovati benissimo sin da tutto, sia sotto il profilo umano che calcistico». Con il negli anni collaudato modulo a due punte, che si tratti di 3-5-2 o 4-3-1-2, Sgrò ha saputo negli anni esaltare al meglio le caratteristiche tecnico-tattiche di Ravasi, che, come lui stesso ha raccontato, preferisce agire in un attacco assieme ad un partner offensivo al quale girare intorno e che gli dia la possibilità di svariare e raccordare il gioco. Una premiata ditta, artefice di uno storico secondo posto conquistato nel 2021-22 e del sesto, a soli tre punti di lunghezza di play-off, con il Franciacorta l'anno successivo. Per Ravasi, altre 14 reti in due anni, condite da un discreto numero di assist: segno di un giocatore capace ormai anno dopo anno di sapersi adattare sempre meglio alla categoria, sapendo come risultare determinante nelle situazioni più complicate.
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Ravasi ai tempi della Franciacorta, poi Palazzolo
Riavvolgiamo il nastro e ritorniamo all'estate 2024, quando Ravasi, terminata l'esperienza con la Pro Palazzolo, riceve la chiamata dell'Arconatese. Reduce da una grande stagione conclusasi con un buon sesto posto finale, una classifica comandata per lunghissimi tratti, e una zona playoff mancata solo per la differenza reti sfavorevole a scapito della Varesina, la squadra di Alfonso Sannino si presenta ai blocchi di partenza della stagione 2024-25 con fame, ambizione e voglia di confermarsi.
Una mentalità vincente che la società ha provato ad inculcare a trasmettere ai numerosi nuovi arrivi sin dal primo giorno, come Riccardo ricorda: «Il giorno che ho firmato il contratto mi hanno detto che l'obiettivo della squadra sarebbe stato quello di migliorare il piazzamento della stagione precedente». Eppure, come è noto, i propositi di inizio stagione non troveranno riscontro nei risultati, con l'immediata eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Club Milano e ben sette sconfitte consecutive che relegano sin dagli inizi l'Arconatese al ruolo di fanalino di coda in classifica.
I timidi segnali di ripresa degli altomilanesi, capaci di racimolare 6 punti complessivi nelle successive quattro uscite saranno però solo un fuoco di paglia prima di nuove difficoltà. «Era un gruppo con elementi di qualità, in settimana ci allenavamo bene, poi però arrivava la partita della domenica e commettevamo degli errori banali che ci condannavano alla sconfitta: col passare del tempo, la situazione diventava mentalmente sempre più difficile. Era come se ormai perdere fosse diventata un'abitudine, recuperare una situazione di svantaggio poteva essere difficile».
Per Riccardo è una situazione tanto nuova quanto molto complessa: l'impegno, il carisma e la dedizione profusi per la causa Arconatese non basteranno per risollevare gli oroblù ma attirano se non altro le attenzioni della Folgore Caratese, che già in passato aveva cercato l'ex Verona: «Quando è arrivata la loro chiamata ho scelto di accettare. Sono sempre stato abituato a fare campionati di vertice e una situazione come quella di Arconate per me è stata completamente nuova, io e gli altri "vecchi" non riuscivamo a scuotere un ambiente in difficoltà. La società voleva restassi, ma poi capendo la mia decisione mi ha lasciato andare».
Eppure, anche in una parentesi complicata come questa, Riccardo trova degli aspetti positivi da salvare e ricordare piacevolmente: «Qui ad Arconate ho avuto la fortuna di essere allenato da Giovanni Livieri, è un tecnico veramente fortissimo in fatto di lavoro sul campo e conoscenze tecnico-tattiche». Sotto la guida dello storico condottiero pugliese, Ravasi riesce comunque a mettere a referto 4 reti e un assist in 15 apparizioni complessive, e dimostrandosi uno dei più propositivi nel complicato autunno dell'Arconatese, di cui in più di un'occasione ha guidato l'attacco malgrado qualche iniziale frizione con Livieri.
«Un giorno abbiamo avuto un diverbio, poi dopo poco tempo ci siamo incontrati e abbiamo chiarito da uomini veri: da allora tra noi c'è un ottimo rapporto. Quando a dicembre gli ho detto che avrei accettato di trasferirmi alla Folgore gli è spiaciuto perché anche lui voleva tenermi, ma ha saputo comprendere le ragioni della mia scelta. Alla fine della scorsa stagione mi ha scritto per farmi i complimenti per il cammino dei brianzoli e io, nel ringraziarlo, gli ho risposto augurandomi di essere ancora allenato da lui un giorno. Lo ringrazio molto per tutto quello che mi ha insegnato».
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Riccardo Ravasi in azione in Arconatese-Palazzolo contrastato da Conti (foto A.L. PARAGLIOLA)
Approdato alla Folgore Caratese nel gennaio dell'anno scorso, Ravasi si è subito presentato ai suoi nuovi tifosi con la doppietta che ha fissato il punteggio sul 4-0 nella rotonda vittoria esterna sul Magenta, per poi andare a segno anche nel pokerissimo rifilato ad aprile al Ciliverghe. A Carate, dove Ravasi ritrova l'amico Ferrandino, le reti saranno solo 3, ma la continuità di rendimento e prestazioni sono sotto gli occhi di tutti: Carobbio concede all'ex Verona spazio e minutaggio, conferendogli fiducia e vedendolo come un perno del suo attacco e della manovra offensiva della Folgore, facendo leva sulle qualità e una negli anni sempre maggiore quanto affatto comune intelligenza nel gioco. «Il mister è una persona molto preparata, aveva idee offensive, con lui mi sono divertito. Abbiamo disputato una buona stagione, raggiungendo i play-off e compiendo complessivamente un cammino importante».
Smaltita la delusione della sconfitta con la Pro Palazzolo agli spareggi-promozione, per Ravasi è tempo di buttarsi a capofitto sulla nuova stagione, con un telefono rovente di proposte e chiamate. Riccardo legge e la valuta tutte, ma quando sul display compare il numero del suo vecchio allenatore Marco Sgrò, da ormai tre anni insediatosi con buoni risultati alla guida del Villa Valle, per lui diventa praticamente impossibile dire di no: «Appena lui e il Villa Valle mi hanno cercato mi sono trasferito volentieri da loro. La stagione sta procedendo molto bene, e, oltre che con Sgrò, sono contentissimo del rapporto creatosi con i membri del gruppo squadra».
Anche in terra bergamasca Ravasi non ha esitato a prendersi anche qui le chiavi dell'attacco, con 7 gol e 4 assist, spesso di pregevole fattura, che stanno contribuendo a trascinare i biancorossoverdi nelle posizioni di primissimo piano. E anche qui, Riccardo ha saputo far breccia nel cuore dei tifosi che ogni weekend accorrono a vederlo, che si godono le sue corse nella metà campo avversaria, i suoi imperiosi colpi di testa, quegli assist al bacio che solo chi ha il suo talento e la sua esperienza può vedere. Perché Ravasi è questo: l'emblema di un calcio romantico che sta ahimé sempre più scomparendo, un giocatore a suo modo speciale, che ovunque sia stato è riuscito a trapiantare il suo ideale di calcio, unico e originale, nelle menti di coloro che amano davvero questo sport.
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Ravasi in azione col Villa Valle (foto Villa Valle)