Calcio e infortuni
30 Gennaio 2026
I consigli del 'Doc' di Isokinetic Torino: Allenarsi meglio per allenarsi di più: la vera prevenzione nel calcio giovanile
Nel calcio, soprattutto a livello giovanile, la prevenzione viene spesso vista come una perdita di tempo: qualcosa che rallenta il lavoro vero sul campo. I dati scientifici dicono l’opposto: la prevenzione è ciò che rende possibile allenarsi di più e meglio. Le evidenze scientifiche raccontano una storia diversa: la prevenzione è ciò che permette di allenarsi di più, non di meno.
Allenarsi meglio non significa rallentare. Significa costruire percorsi che rispettino i tempi di adattamento del corpo, distribuiscano correttamente i carichi e mantengano i ragazzi disponibili all’allenamento nel tempo. La continuità, più della singola seduta, è uno dei fattori che incidono di più sulla crescita sportiva.
Gli studi su gestione del carico e prevenzione degli infortuni sono chiari: la maggior parte degli infortuni non nasce da un episodio isolato, ma dall’accumulo di fattori prevedibili. Aumenti troppo rapidi dei carichi, recuperi insufficienti, tecnica che peggiora con la fatica e segnali corporei ignorati perché considerati “normali” sono dinamiche note e documentate.
Nel calcio giovanile questo pesa ancora di più. Il corpo è in crescita, le strutture muscolo-tendinee e ossee si stanno adattando e la capacità di recupero non è quella dell’adulto. In questo contesto, la prevenzione non è un optional: è una condizione necessaria per allenarsi con continuità.
Allenare in modo intelligente significa programmare carichi progressivi, curare la qualità del movimento, rispettare i tempi di recupero e integrare lavoro di forza, coordinazione e controllo motorio. Significa anche saper leggere il dolore: non sempre un nemico, ma spesso un segnale che va interpretato prima che diventi un problema.
Il ruolo dell’allenatore è centrale. Ogni scelta metodologica incide non solo sulla prestazione della settimana, ma sulla disponibilità dell’atleta nei mesi e negli anni successivi. Nel settore giovanile, l’allenatore contribuisce direttamente a costruire (o compromettere) la salute sportiva dei ragazzi. Anche l’atleta deve essere educato, passo dopo passo, a conoscere il proprio corpo.
Distinguere tra fatica utile e segnale di sovraccarico non serve per fermarsi, ma per continuare ad allenarsi meglio e più a lungo.
Il concetto espresso dal preparatore atletico di livello internazionale Tim Gabbett riassume bene questo approccio: train smarter and harder. Allenarsi in modo più intelligente permette, nel tempo, di allenarsi anche più intensamente. Un corpo più stabile e meglio adattato tollera carichi maggiori e risponde meglio agli stimoli.
Nel calcio dilettantistico e giovanile, dove le risorse sono spesso limitate ma il potenziale umano è enorme, costruire una cultura della prevenzione significa investire sulla continuità e sulla crescita reale degli atleti.
Allenarsi meglio per allenarsi di più. Allenarsi in modo intelligente per costruire disponibilità, non solo prestazione.
Dr. Marco Gastaldo
Medico Chirurgo specialista in Fisiatria