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Lutto

A soli 38 anni ci lascia un bravo ragazzo super appassionato di calcio, leader esemplare e giocatore generoso

Un fulmine a ciel sereno per una comunità intera, nel mondo del pallone lascia tanti ricordi positivi sul suo territorio

PIAZZA SECONDA CATEGORIA - SIMONE BASSO

Simone Basso, classe 1988, aveva militato per anni nel Piazza e in precedenza anche al Tre Valli

Villanova Mondovì domenica 8 si è svegliata in un silenzio diverso, più pesante del solito. Non il silenzio delle mattine lente o delle domeniche d’inverno, ma quello che segue le notizie che nessuno vorrebbe mai sentire. La scomparsa improvvisa di Simone Basso, classe 1988, già calciatore a livello dilettantistico, ha attraversato il paese con la velocità delle cose irreali, lasciando dietro di sé incredulità, dolore e una domanda che oggi rimbalza ovunque: com’è possibile? La tragedia si sarebbe consumata nella giornata di sabato. Simone è stato trovato senza vita all’interno di un’abitazione di Mondovì. Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo sarebbe stato colto da un malore improvviso. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, ma per lui non c’era ormai più nulla da fare. Ogni tentativo di rianimazione si è rivelato purtroppo inutile. 

UN RAGAZZO, UN LAVORATORE
Una notizia che ha colpito come un fulmine una comunità intera. Simone viveva a Villanova Mondovì, in località Bongiovanni, ed era un volto conosciuto, familiare, di quelli che incontri al bar, per strada, sugli spalti di un campo sportivo. Uno di quelli che non fanno rumore, ma che quando mancano lo spazio vuoto si sente eccome. Dal punto di vista lavorativo, il classe 1988 era impiegato presso lo stabilimento Manitowoc di Niella Tanaro. Anche lì la notizia ha lasciato sgomenti colleghi e responsabili: chi lo conosceva parla di una persona affidabile, corretta, sempre disponibile. Un lavoratore serio, ma soprattutto un compagno di turno con cui era facile andare d’accordo, scambiare due parole, affrontare la giornata.

L'AVVENTURA NEL MONDO DEL PALLONE
Ma se c’è un luogo dove Simone Basso ha davvero lasciato un segno profondo, quello è il campo da calcio. Il pallone non era per lui soltanto uno sport o un passatempo. Era una parte integrante della sua identità, un filo rosso che ha attraversato gli anni della giovinezza e dell’età adulta. Chi segue il calcio dilettantistico della zona lo conosceva bene: Simone era uno di quei giocatori che, quando li vedi correre sulla fascia, fai fatica a dimenticare. Non per gesti eclatanti, ma per presenza, continuità, spirito di sacrificio. Cresciuto calcisticamente nel vivaio del Tre Valli, da ragazzo aveva avuto anche l’opportunità di vestire la maglia delle giovanili del Parma Calcio. Un’esperienza importante, formativa, che rappresenta un traguardo significativo per un giovane di provincia. Un sogno che per un periodo è diventato realtà, fatto di allenamenti, trasferte, confronti ad alto livello.

UNA LUNGA ESPERIENZA AL PIAZZA
Non è arrivato al professionismo, ma questo non ha mai intaccato il suo modo di vivere il calcio. Anzi. Simone Basso ha continuato a giocare con la stessa serietà, la stessa voglia, la stessa fame di chi sa che il campo è un luogo da rispettare. Nel calcio locale ha costruito una carriera lunga e coerente, passando per diverse realtà del territorio, ma trovando il suo punto di equilibrio soprattutto nel ASD Piazza. In campo ricopriva il ruolo di laterale di fascia. Corsa continua, generosità, disponibilità al sacrificio. Non era uno che si risparmiava: macinava chilometri, aiutava in fase difensiva, si proponeva in avanti quando c’era da spingere. Piedi buoni quanto bastava per mettere il pallone giusto al momento giusto, senza fronzoli inutili. Gli allenatori lo ricordano come un giocatore affidabile. Uno che faceva esattamente ciò che serviva alla squadra. Uno che soffriva se usciva prima del 90°, perché per lui stare in campo significava esserci fino in fondo.

UN TRIONFO
La stagione che oggi viene citata più spesso è la 2017–2018, quella della promozione in Seconda Categoria del Piazza. Un’annata intensa, vissuta da protagonista, con Simone Basso che indossava la fascia di capitano. Un riconoscimento che racconta molto più di tante parole: la fiducia dello spogliatoio, il rispetto dei compagni, la capacità di essere punto di riferimento nei momenti difficili. Quella promozione, ricordata da molti come una piccola impresa, resta uno dei capitoli più belli della sua storia sportiva. Fuori dal campo, il classe 1988 era lo stesso di dentro: diretto, genuino, poco incline alle maschere. Amava il calcio come si amano le cose vere, quelle che non promettono fama ma regalano appartenenza. Le domeniche allo stadio, gli allenamenti serali, le trasferte, le cene di squadra: tutto faceva parte di un mondo che per lui significava casa.

UNA COMUNITÀ IN LUTTO
Oggi quel mondo è in lutto. Lo sono i compagni di ieri e di oggi, le società in cui ha giocato, gli avversari che lo hanno affrontato e stimato. Lo è Villanova Mondovì, che si stringe attorno alla famiglia in un abbraccio silenzioso e composto, come spesso accade nei paesi quando il dolore è troppo grande per essere gridato. Resta l’incredulità per una vita spezzata troppo presto, resta la fatica di accettare un’assenza che fino a pochi giorni fa sembrava impensabile. Ma restano anche i ricordi: le corse sulla fascia, la fascia di capitano al braccio, i sorrisi negli spogliatoi, quella presenza costante che oggi si trasforma in memoria. E forse è proprio da lì che Villanova Mondovì, con il tempo, dovrà ripartire. Dal ricordo di Simone Basso, di ciò che è stato e di ciò che ha lasciato, dentro e fuori dal campo.

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